A Udine si presenta il libro "I cecchini del weekend" che svela l'orrore dei "safari umani" a Sarajevo. Ricchi imprenditori italiani sparavano a civili inermi per divertimento. L'autore Ezio Gavazzeni espone le sue indagini.
La presentazione del libro a Udine
La città di Udine ospiterà la presentazione di un'inchiesta giornalistica di grande impatto. Il libro intitolato “I cecchini del weekend. L'inchiesta sui safari umani a Sarajevo” sarà al centro di un evento pubblico. L'autore, Ezio Gavazzeni, racconterà le sue scoperte su una vicenda agghiacciante. L'incontro si terrà nella sala comunale di Palazzo d'Aronco. L'appuntamento è fissato per le ore 17:30. L'evento è organizzato dall'Associazione nazionale per la tutela dei diritti. Il responsabile provinciale, Massimo Lauzzana, ha curato l'organizzazione. La moderazione dell'incontro sarà affidata a Luana de Francisco.
I "safari umani" nella Sarajevo assediata
La guerra nei Balcani, conclusasi da circa trent'anni, rappresenta una cicatrice profonda nella storia europea recente. Negli ultimi anni sono emerse testimonianze su uno degli episodi più sconvolgenti verificatisi dalla Seconda guerra mondiale. Questa storia è rimasta a lungo celata alle autorità e all'opinione pubblica. Si tratta dei cosiddetti “cecchini del weekend”. Centinaia di uomini facoltosi e di successo, molti dei quali provenienti dall'Italia, si recavano a Sarajevo. La città era sotto assedio da parte delle forze serbe tra il 1992 e il 1996. Il loro scopo era il macabro divertimento di sparare a civili completamente inermi. Questa terribile realtà ha iniziato a farsi conoscere grazie al documentario “Sarajevo Safari”. Il film è stato realizzato nel 2022 dal regista sloveno Miran Zupanič. La sua opera ha acceso i riflettori su questa ignobile pratica.
L'indagine di Ezio Gavazzeni
Lo scrittore italiano Ezio Gavazzeni ha approfondito ulteriormente la vicenda. Ha raccolto le sue ricerche nel libro “I cecchini del weekend”. L'autore, originario di Milano, dove vive e lavora, vanta una carriera significativa nel mondo dell'editoria. La sua attività è iniziata negli anni '80 nelle case editrici milanesi. Ha ricoperto ruoli come correttore di bozze e revisore di testi. Successivamente, si è dedicato alla scrittura. Gavazzeni ha ottenuto numerosi riconoscimenti letterari. Questi premi sono stati assegnati sia per i suoi romanzi, sia per le sue inchieste. Tra queste, spiccano quelle sulle stragi di mafia del '92 e sull'attentato a papa Giovanni Paolo II nel 1981. Il suo ultimo lavoro sui safari umani di Sarajevo ha suscitato l'interesse dei media internazionali. La presentazione a Udine segna un momento importante per la diffusione di questa inchiesta.
Le origini dell'inchiesta
Gavazzeni ha spiegato le motivazioni che lo hanno spinto a indagare. «La notizia mi aveva già colpito nel ’95», ha dichiarato. All'epoca, le Procure di Milano e Torino non avevano ritenuto necessario approfondire la vicenda. La svolta è arrivata nel 2023, dopo aver visto il documentario “Sarajevo Safari”. Gavazzeni ha contattato il regista Miran Zupanič. Quest'ultimo ha risposto prontamente, fornendo il nome di Edin Zubasic. Zubasic, nel 1993, lavorava nei servizi segreti bosniaci. Aveva segnalato ad alcuni agenti del Sismi, i servizi segreti italiani, la presenza di cinque italiani a Sarajevo con l'intento di sparare ai civili. All'inizio del 1994, il Sismi dichiarò di aver interrotto tale attività. Tuttavia, secondo le indagini di Gavazzeni, questa pratica sarebbe proseguita per tutto il 1995. Partendo dalla testimonianza di Zubasic, Gavazzeni ha avviato un'indagine personale. Nel gennaio del 2025, ha presentato un esposto alla Procura di Milano. Successivamente, il 14 ottobre 2025, la Procura milanese ha aperto un procedimento penale. L'autore ha iniziato a deporre presso i carabinieri.
La freddezza dei "cecchini" e il tariffario
L'aspetto che più ha colpito Gavazzeni è stata la tremenda freddezza dimostrata dai partecipanti. Questa insensibilità riguardava sia i “cecchini”, sia coloro che organizzavano questi “safari”. L'autore ha intervistato uno degli organizzatori. Quest'ultimo non ha mostrato alcun segno di umanità, interessato unicamente al guadagno economico. È emerso l'esistenza di un vero e proprio tariffario per i “cecchini del weekend”. Sparare a un bambino aveva un costo elevato, pari a 100 milioni di lire. Le ragazzine carine venivano valutate 70 milioni. Gli anziani, invece, rappresentavano il bersaglio meno ambito, con un prezzo di 20 milioni. Il costo era proporzionale al dolore inflitto. Ad esempio, era possibile colpire un bambino, ma non la madre, per massimizzare la sofferenza. Gavazzeni ha definito questa logica «perversa allucinante».
L'identikit degli italiani coinvolti
Gli italiani hanno avuto un ruolo tristemente predominante in questa vicenda. Si stima che circa 230 cittadini italiani fossero coinvolti, rappresentando quasi la metà dei partecipanti totali. L'identikit di queste persone è piuttosto uniforme. Si trattava prevalentemente di imprenditori di successo, molto facoltosi e socialmente affermati. Erano individui perfettamente integrati nel tessuto sociale. La loro motivazione principale sembrava essere la soddisfazione di una curiosità perversa. Il loro pensiero era: «Posso ammazzare una persona e tornarmene a casa impunito.» Questa dinamica ricorda episodi legati al Terzo Reich. Tuttavia, Gavazzeni distingue nettamente i due casi. Mentre i nazisti agivano per un presunto scopo, seppur delirante, e per sadismo, i “cecchini” agivano unicamente per il puro piacere di farlo. Si tratta di un “male indifferente”, distinto dalla “banalità del male” nazista.
Il mistero del silenzio e la diffusione del documentario
La domanda su come questa storia sia rimasta nascosta per quasi trent'anni è centrale. Gavazzeni sottolinea come, fino alla sua ricerca, la vicenda fosse considerata una leggenda metropolitana. Lui si dichiara l'unico al mondo ad aver presentato un esposto e scritto un libro sull'argomento. Si interroga sul perché le Procure non abbiano indagato nel marzo del '95. La prima spinta significativa è arrivata dal regista Miran Zupanič con il suo documentario. L'inchiesta di Gavazzeni va oltre, ma il documentario ha posto le basi. Un altro aspetto enigmatico riguarda la mancata acquisizione dei diritti del documentario da parte dei Paesi occidentali. Il film è stato ampiamente visto nei paesi arabi, nei Balcani (ad eccezione della Serbia) e persino in Asia. Nessuna emittente televisiva occidentale ha mostrato interesse per l'acquisto dei diritti di trasmissione.