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Le edicole udinesi subiscono un drastico calo, con la metà dei punti vendita chiusi negli ultimi vent'anni. La crisi del settore, aggravata dalla digitalizzazione, mette a rischio la sopravvivenza di questi storici presidi culturali e sociali.

Declino Inesorabile: Le Edicole Scompaiono da Udine

Le edicole, un tempo pilastri della vita quotidiana, stanno scomparendo a Udine. Questi chioschi, nati a fine Ottocento, non erano semplici rivendite di giornali. Rappresentavano veri e propri centri di aggregazione sociale e culturale. Offrivano un'ampia gamma di prodotti, dai biglietti dei trasporti pubblici agli articoli di cancelleria. Erano un punto di riferimento per l'informazione cartacea e un luogo di incontro informale.

Tuttavia, da decenni, queste attività commerciali affrontano una crisi profonda. In tutta Italia, il numero di edicole è crollato drasticamente. Si è passati da circa 35.000 punti vendita a poco più di 20.000. Il fatturato annuale è sceso da oltre 4 miliardi di euro a poco più di 1 miliardo. Questo declino è multifattoriale.

La causa principale è l'abbandono progressivo del formato cartaceo. Sempre più persone preferiscono informarsi online, rendendo meno essenziale la presenza fisica delle edicole. La digitalizzazione ha rappresentato un colpo quasi mortale per questo settore tradizionale. La necessità di un punto vendita “fisico” per l'informazione è venuta meno.

Udine: Un Fenomeno Che Preoccupa, -50% di Punti Vendita

Il trend negativo non risparmia Udine. Il numero di chioschi in città è in costante diminuzione. Gianfranco Della Negra, ex addetto ai lavori e delegato del Sinagi (sindacato nazionale giornalai d’Italia), conferma questa tendenza preoccupante. «In tutta la regione c'era circa un'edicola ogni mille abitanti», spiega Della Negra. «A Udine, ne avevamo una ottantina circa.»

«Negli ultimi vent'anni, tuttavia, il numero si è praticamente dimezzato», prosegue Della Negra. Molti piccoli centri della provincia sono rimasti completamente senza un punto vendita. I gestori dichiarano di non riuscire più a coprire le spese operative. La sostenibilità economica è diventata un miraggio per molti.

La gestione di un'edicola presenta sfide uniche. «L'edicolante è una figura ibrida», sottolinea Della Negra. Non ha piena libertà di scelta sui prodotti da ordinare. Sono i distributori a decidere le forniture. Gli edicolanti sono obbligati a tenere in esposizione anche merce invenduta. La restituzione del materiale non venduto avviene tramite un sistema di reso.

I problemi sono molteplici. Il sistema di distribuzione è percepito come iniquo. Si chiede che i quotidiani locali ricevano la stessa visibilità di quelli nazionali. La concorrenza sleale da parte di grandi colossi dell'informazione è un altro fattore critico. Questi ultimi offrono sconti elevati, fino al 70-80%, su alcune pubblicazioni. Si chiede che le edicole ricevano per prime queste offerte.

Lotta per la Sopravvivenza: Richieste di Sostegno e Nuove Strategie

Gianfranco Della Negra, insieme al suo sindacato, si sta battendo per ottenere un sostegno concreto per le edicole che ancora resistono. «I giornalai sono figure importanti», afferma Della Negra. «Le edicole non sono solo piccoli supermercati dell'informazione, ma anche punti di socializzazione, come le vecchie osterie.»

Il delegato del Sinagi critica la mancanza di attenzione politica verso il settore. «Se fossimo stati come l'Ilva o la Fiat, tutti i partiti si sarebbero mossi», dichiara. «Ma della sparizione a Udine di metà delle edicole nessuno si è interessato.» Tuttavia, riconosce un timido interesse politico bipartisan negli ultimi anni. «Bisogna fare di più», insiste.

Il contratto collettivo nazionale del lavoro è fermo al 2009. Prevede percentuali di guadagno del 20% sui quotidiani, 25% sui mensili e 30% sulle figurine. Ma i distributori spesso aggirano le regole. Ad esempio, inserendo nelle bustine delle figurine un foglietto etichettato come “periodico mensile”. Questo permette di ridurre le percentuali dovute agli edicolanti.

Gianluca Cesarano, titolare di un'edicola storica in viale Trieste, conferma il momento difficile. «C'è un declino fisiologico da tempo, ma già da 50 anni è così», afferma. «Internet ha dato solo il colpo di grazia.» Un tempo le vendite erano molto più elevate, sia in termini quantitativi che di varietà. Molte riviste storiche sono scomparse. Si parla di una riduzione del 95% delle pubblicazioni disponibili.

Per sopravvivere, Cesarano punta sulla qualità del servizio. «Bisogna cercare di avere più pubblicazioni possibili», spiega. «Molti clienti ci dicono che le trovano solo da noi.» Si impegna a reperire numeri arretrati di riviste rare. È un lavoro faticoso ma necessario. La flessibilità e la liquidità sono fondamentali. La merce può rimanere invenduta per mesi.

Il Passato Glorioso e il Futuro Incerto: Storie di Edicolanti

Gianluca Cesarano ricorda i tempi d'oro della sua attività. I quotidiani erano i “best seller”, con il Messaggero Veneto in testa. Anche Repubblica e il Corriere della Sera vendevano molto. Un altro prodotto di grande successo erano le riviste pornografiche. Successivamente, videocassette e DVD dello stesso genere. L'avvento di Internet ha reso questi prodotti quasi obsoleti.

La domanda è calata drasticamente dagli anni Duemila. Oggi se ne vende circa il 10% rispetto a vent'anni fa. Cesarano ipotizza che all'estero, con una pornografia di maggiore qualità, il settore possa resistere. In Italia, invece, il mercato è cambiato radicalmente.

Di recente, un altro storico edicolante udinese ha deciso di chiudere la sua attività. Si tratta di Claudio Passon, che per 50 anni ha gestito l'edicola in piazzale Chiavris. L'abbiamo incontrato mentre sistemava il suo chiosco quasi vuoto. «Sono in pensione già da otto anni», ha dichiarato Passon. «Lascio perché è difficile andare avanti da solo. Non ho nessuno che mi sostituisca.»

La mancanza di un sostituto rende impossibile prendersi ferie o assentarsi per visite mediche. «Così ho deciso di dire basta», ha concluso. Alla domanda se il difficile momento del settore abbia inciso sulla sua scelta, Passon ha risposto affermativamente. La sua decisione segna la fine di un'era per piazzale Chiavris. Il suo chiosco, per mezzo secolo, ha aperto ogni mattina, simbolo di un'epoca che sta tramontando.