La Corte d'Appello di Trieste ha assolto sacerdote e docente per la tragica morte della piccola Penelope Cossaro, 7 anni, schiacciata da un'acquasantiera a Udine nel 2019. La madre esprime profondo dolore e incredulità per la decisione.
Assoluzione in appello per la morte di Penelope Cossaro
La Corte d'Appello di Trieste ha pronunciato una sentenza di assoluzione. Riguarda il sacerdote e docente di religione, Ioan Marginean Cocis. Il processo verteva sulla morte della piccola Penelope Cossaro. La bambina aveva solo 7 anni. Fu schiacciata da un'acquasantiera. L'evento accadde il 21 novembre 2019. La tragedia si verificò durante una lezione di catechismo. Il luogo era la chiesa di Santa Chiara, presso l'educandato Uccellis di Udine.
La sentenza di secondo grado conferma anche l'assoluzione della dirigente scolastica. Si tratta di Anna Maria Zilli. La sua posizione era già stata archiviata in primo grado. Questo nuovo verdetto modifica parzialmente la decisione del Tribunale di Udine. In precedenza, padre Ioan era stato condannato a 2 anni e 4 mesi. La pena era per omicidio colposo.
Lo sfogo della madre: "Nessuno è responsabile"
La madre di Penelope, Laura Libanetti, ha espresso parole di profonda amarezza. Ha definito la decisione della giustizia italiana «vergognosa». Ha dichiarato: «Per la giustizia italiana nessuno è responsabile della morte di mia figlia». Ha poi aggiunto il suo dolore: «L'ho lasciata in una scuola e non è più tornata a casa».
La donna ha manifestato la speranza di un ricorso in Cassazione. Tale possibilità spetta alla Procura. La famiglia di Penelope non si è costituita parte civile nel processo d'appello. Ha scelto invece la strada del processo civile. Questo percorso mira a ottenere un risarcimento per la perdita subita. La prima udienza è prevista a breve.
Il contesto della tragedia
La morte della piccola Penelope Cossaro ha scosso profondamente la comunità di Udine. L'incidente avvenne in un contesto educativo e religioso. L'acquasantiera che causò la tragedia era di dimensioni considerevoli. Il suo cedimento improvviso ha portato alla morte della bambina. Le indagini e i processi successivi hanno cercato di chiarire le responsabilità.
La sentenza di primo grado aveva individuato una colpa nel sacerdote. La corte d'appello ha invece ritenuto che non vi fossero elementi sufficienti per una condanna. Questo ribaltamento parziale del verdetto ha riaperto il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di culto e nelle scuole. La madre continua a lottare per ottenere giustizia e un riconoscimento del dolore.
La procedura legale e le prospettive future
La decisione della Corte d'Appello di Trieste apre ora la possibilità di un ulteriore ricorso. La Procura Generale potrebbe decidere di appellarsi alla Corte di Cassazione. La famiglia, pur non costituendosi parte civile in appello, persegue la via del risarcimento attraverso un processo civile separato. Questo indica la volontà di ottenere un riconoscimento economico del danno subito.
La vicenda solleva interrogativi importanti sulla responsabilità in contesti scolastici e religiosi. La sicurezza delle strutture e la prevenzione degli incidenti diventano temi centrali. La speranza è che la giustizia possa, in qualche modo, dare pace alla famiglia.
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