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Piano di messa in sicurezza ex Miteni

Un progetto da circa 85 milioni di euro è stato presentato per la messa in sicurezza permanente del sito dell'ex Miteni a Trissino. La proposta, avanzata da Ici3, proprietaria dell'area, prevede la realizzazione di una doppia recinzione interrata per contenere la dispersione dei Pfas.

La prima barriera perimetrale completerà le opere già esistenti, chiudendo il giro lungo il lato che confina con la zona industriale. La seconda recinzione isolerà invece l'area interna dove avveniva la produzione di sostanze perfluoroalchiliche. Parallelamente, continuerà a operare la barriera idraulica per l'emungimento, il trattamento e il rilascio delle acque di falda contaminate.

Costi e critiche sul piano

Il piano include anche i costi per la demolizione e lo smaltimento dei manufatti residui, oltre a porzioni di terreni e pavimentazioni. Il documento è ora all'esame degli enti competenti, che si riuniranno il 27 marzo per discutere approfondimenti e osservazioni.

L'europarlamentare Cristina Guarda ha espresso perplessità, definendo la proposta una «messa in sicurezza operativa» e non una vera bonifica. «Non elimina la contaminazione, ma la ferma temporaneamente», ha sottolineato, evidenziando come l'obiettivo debba essere la rimozione totale delle sostanze inquinanti.

Ambientalisti chiedono bonifica integrale

Anche le associazioni ambientaliste, come le Mamme no Pfas, condividono le preoccupazioni. Durante un recente incontro con il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, hanno ribadito il timore di investire risorse pubbliche in soluzioni non risolutive.

Le Mamme no Pfas chiedono una bonifica integrale, paragonabile a quella effettuata per il disastro di Seveso. Sottolineano come le aziende responsabili abbiano le capacità economiche per affrontare tali costi e come la contaminazione da Pfas continui a minacciare la falda acquifera, definita «l'eredità che lasceremo ai nostri ragazzi».

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