Il Comune di Trieste ha revocato la concessione di spazi pubblici per la presentazione di un libro su Avanguardia Nazionale, a seguito di proteste. La decisione ha generato dibattito sulla libertà di espressione e l'uso degli spazi comunali.
Revocata concessione spazi comunali a Trieste
Il Museo del Risorgimento di Trieste non ospiterà più la presentazione di un libro. L'evento era inizialmente previsto per il 4 luglio. La decisione è stata comunicata dal Comune dopo le proteste.
La presentazione riguardava il volume "Confesso che ho vissuto. Storie di Avanguardia Nazionale". La concessione degli spazi era stata denunciata pubblicamente. La denuncia è partita dal capogruppo di Adesso Trieste, Riccardo Laterza. Egli ha agito insieme all'Anpi.
La critica si concentrava sul fatto che uno degli autori del libro fosse un ex membro di Avanguardia Nazionale. Questa organizzazione fu dichiarata illegale nel 1976. Il motivo fu la ricostituzione del Partito Fascista.
Critiche sull'uso degli spazi pubblici
Riccardo Laterza ha definito la decisione un "primo importante risultato". Ha sottolineato che la revoca è arrivata dopo la denuncia pubblica. Ha parlato di "ennesimo sfregio" evitato. Uno spazio museale comunale dovrebbe valorizzare la storiografia e lo spirito critico. Non dovrebbe invece esaltare il fascismo o la violenza politica.
Laterza ha evidenziato la necessità di aggiornare i regolamenti comunali. Questi devono riguardare la concessione degli spazi di proprietà del Comune. Gli spazi pubblici, ha concluso, devono essere protetti. Devono essere preservati da chi promuove odio, discriminazione e violenza.
Libertà di espressione al centro del dibattito
Diverso il parere del consigliere comunale Ugo Rossi. Egli è capogruppo di Futuro Nazionale a Trieste. Rossi ha espresso "massima solidarietà agli organizzatori dell'evento". Ha criticato l'alleanza tra il "centrodestra sbiadito e moderato" e la "sinistra progressista".
Secondo Rossi, la decisione di negare gli spazi ha "calpestato la libertà d'espressione". Questa libertà è garantita dall'articolo 21 della Costituzione. La questione solleva interrogativi sull'equilibrio tra la tutela della memoria storica e la libertà di manifestare idee.