Il fratello di Liliana Resinovich critica le prime fasi delle indagini sulla morte della sorella, esprimendo forte sospetto verso il marito. Le speranze sono rivolte a una rapida conclusione del caso.
Critiche alle indagini iniziali
Le prime fasi dell'inchiesta sulla scomparsa di Liliana Resinovich sono state segnate da criticità. Il fratello Sergio ha evidenziato come il contesto pandemico abbia complicato le operazioni. La carenza di personale e altri ostacoli hanno influito negativamente. Alcune dinamiche cruciali non sono state analizzate con la dovuta attenzione. Secondo Sergio, le indagini iniziali non sono state condotte correttamente. Egli è fermamente convinto del coinvolgimento del marito, Sebastiano Visintin. Sergio ritiene che Visintin sappia tutto quanto accaduto. Anche se non fosse stato l'esecutore materiale, saprebbe chi è stato. Potrebbe anche aver pianificato l'evento con qualcuno. Il fratello è certo che Visintin sia coinvolto al cento per cento.
Assenza del marito al secondo funerale
Il marito di Liliana, Sebastiano Visintin, unico indagato per l'omicidio, non ha partecipato al secondo funerale. Sergio Resinovich ha espresso soddisfazione per questa assenza. Ha dichiarato che Visintin ha sempre invocato la verità, ma senza mai agire concretamente. Sergio ha personalmente richiesto alla Procura di poter riportare la salma della sorella a Trieste. La richiesta è stata accolta con il rilascio del nulla osta. Ora Liliana è finalmente a casa. Essendo indagato per l'omicidio della moglie, Visintin non può disporre delle spoglie.
Desiderio di giustizia rapida
Sergio Resinovich ha espresso il desiderio che i tempi della giustizia siano brevi. Spera in una risoluzione celere del caso. Auspica che vengano trovate prove concrete per avviare un processo. Vorrebbe che tutto si concludesse in tempi rapidi. Al momento, Sergio si sente stanco e anche arrabbiato. La rabbia deriva dal fatto che l'intera vicenda è iniziata in modo problematico. La stanchezza è dovuta ai cinque anni di attesa senza certezze. Ha concluso affermando che la conclusione non sarà rapida. Tutto questo, nonostante si sarebbe potuto risolvere prima.
Le dichiarazioni del fratello
Il fratello di Liliana Resinovich ha parlato con i giornalisti dopo la cerimonia funebre. Il secondo rito si è tenuto al cimitero di Sant'Anna a Trieste. Sergio ha sottolineato le difficoltà iniziali delle indagini. Ha menzionato il periodo critico della pandemia Covid. La mancanza di personale e altri impedimenti hanno reso tutto più complicato. Alcune dinamiche non sono state valutate adeguatamente. Le indagini, a suo parere, non sono state condotte in modo corretto fin dall'inizio. È sicuro del coinvolgimento totale del marito, Sebastiano Visintin. Anche se non materialmente, Visintin saprebbe chi è stato o potrebbe aver pianificato l'azione. Sergio è certo che Visintin sia coinvolto al 100%.
La posizione del marito indagato
L'assenza di Sebastiano Visintin al secondo funerale di Liliana è stata notata. Visintin è l'unico indagato per l'omicidio della 63enne. Sergio ha dichiarato di essere contento della sua assenza. Ha criticato il marito per aver sempre chiesto la verità senza mai fare nulla per ottenerla. Sergio ha rivelato di aver richiesto personalmente alla Procura il nulla osta per riportare la sorella a Trieste. La richiesta è stata esaudita, permettendo a Liliana di tornare a casa. Ha ribadito che, essendo indagato, Visintin non ha titolo per disporre delle spoglie della moglie.
Speranze per il futuro del caso
Sergio Resinovich ha espresso la sua speranza in tempi rapidi per la giustizia. Desidera che si arrivi presto a un processo probatorio. Vuole che la vicenda si concluda in fretta. Attualmente, si sente esausto e irritato. L'irritazione nasce dal fatto che l'intera vicenda è iniziata in modo disastroso. La stanchezza deriva dal percorso di cinque anni senza una conclusione definitiva. Ha concluso con una nota amara, prevedendo che la risoluzione non sarà rapida. Questo, nonostante la possibilità che il caso potesse essere già chiuso.