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Un numero crescente di petroliere staziona nel golfo di Trieste. Questo fenomeno è legato a rallentamenti tecnici sulla linea Siot e a una strategia di accumulo di greggio per garantire l'approvvigionamento dell'Europa centrale.

Rallentamenti sulla linea Siot

La Società Italiana per l'Oleodotto Transalpino (Siot) ha confermato un aumento delle petroliere nel golfo. Già dalla scorsa settimana si nota una crescita delle unità navali in attesa. Il presidente di Siot, Alessandro Gorla, ha spiegato che diversi fattori concorrono a questa situazione. A partire da marzo, si sono verificati rallentamenti tecnici sulla linea dell'oleodotto.

Questi problemi sono dovuti a molteplici occorrenze tecniche. Gorla ha assicurato che la situazione tornerà alla normalità nel corso di aprile. Ciò avverrà una volta completati gli interventi di manutenzione periodica. I lavori interesseranno alcuni serbatoi di sfioro lungo la linea operativa.

Incertezza geopolitica e approvvigionamento

Alessandro Gorla ha inoltre chiarito la provenienza del greggio. Siot non sta gestendo carichi significativi dai paesi interessati da blocchi nello stretto di Hormuz. Nel 2025, solo il 12% del greggio proveniva da quell'area. Quest'anno, la percentuale si è ulteriormente ridotta.

La presenza di numerose navi è comunque legata all'attuale scenario di incertezza globale. Questa situazione spinge a mantenere la massima quantità di greggio disponibile. L'obiettivo è garantire un continuo approvvigionamento per i paesi dell'Europa centrale. L'Oleodotto Transalpino rifornisce infatti Austria, la Germania meridionale (Baviera e Baden-Württemberg) e la Repubblica Ceca.

I serbatoi di stoccaggio di Siot sono attualmente a piena capacità. La presenza delle navi in rada è quindi anche una conseguenza della necessità di scaricare il prodotto. Questo avviene in funzione dei volumi che vengono consegnati sulla linea.