Il Coordinamento Dirigenti Penitenziari critica duramente una bozza di decreto ministeriale. Si teme una deriva securitaria che svuota la figura del Direttore e ignora le reali necessità del sistema carcerario.
Critiche alla bozza di decreto ministeriale
È stata espressa viva preoccupazione. Si parla di una secessione istituzionale. L'obiettivo sarebbe trasformare l'Amministrazione Penitenziaria. Si mira a un modello con forti caratteristiche paramilitari. Questo approccio confonde la sicurezza con il mero securitarismo. Tale tendenza non giova nemmeno alla polizia penitenziaria. Queste critiche provengono dal Coordinamento Nazionale Dirigenti Penitenziari. La nota è stata inviata riguardo una bozza di Decreto Ministeriale. Il decreto riorganizza gli uffici dirigenziali del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Si chiede il ritiro immediato della bozza. Si auspica l'apertura di un confronto costruttivo.
Svuotamento della figura del Direttore
Questa proposta svuota di senso la figura del Direttore. Il Direttore è il Capo dell'Istituto penitenziario. È il primo garante di equilibri e diritti fondamentali. Questo è il duro giudizio di Enrico Sbriglia. Egli è il Coordinatore Nazionale della Dirigenza Penitenziaria Fsi-Usae. Se si pensa di poter gestire le carceri esautorando i responsabili legali, ci si prepari. Ci si prepari a un conflitto istituzionale senza precedenti. Lo annuncia il sindacato Fsi-Usae. La categoria dirigenziale è fortemente ancorata ai valori costituzionali. Essa mette a sistema la complessità delle anime e delle sfaccettature della pena. Queste includono esigenze securitarie e azione di recupero. Si vuole invece introdurre un modello confuso e velleitario. Questo modello calpesta e viola tutti i precetti della nostra Costituzione.
Povertà di mezzi e risorse umane
Il vero dramma del sistema è la povertà di mezzi. Mancano risorse umane adeguate. È scandaloso aver lasciato ferme le posizioni contrattuali. Questo riguarda tutto il personale delle funzioni centrali. Essi non vedono alcun automatismo di carriera previsto. Sbriglia difende la polizia penitenziaria. Non scimmiottava i rambo ed i RoboCop, afferma. Sapeva porsi con autorevolezza ed umanità. Questo avveniva nei riguardi della popolazione detenuta. Porre il Gom (Gruppo Operativo Mobile) alle dipendenze funzionali di una Direzione Generale della Polizia è un errore. Si tratta di un errore tecnico e giuridico imperdonabile. Gestire il regime di cui all'art. 41-bis O.P. non è solo una questione di 'ordine pubblico'. Sottrarre questa materia alla sintesi del Capo del Dipartimento e della Dirigenza di carriera significa esporre lo Stato a una deriva. Si confonde la custodia con la sopraffazione.
Il ruolo dei Dirigenti Penitenziari
I Dirigenti Penitenziari non rimarranno a guardare. L'Articolo 27 della Costituzione non può essere cancellato con un colpo di spugna. Esso rappresenta il cuore del nostro mandato istituzionale. La tutela dei diritti e la funzione rieducativa della pena sono fondamentali. Il decreto proposto rischia di compromettere questi principi. Si chiede un ripensamento profondo delle strategie. L'obiettivo deve essere il miglioramento del sistema penitenziario. Questo deve avvenire nel rispetto dei diritti umani e della Costituzione. La sicurezza interna deve essere garantita. Ma non può essere l'unico obiettivo. La rieducazione e il reinserimento sociale sono pilastri essenziali. Il dialogo tra le parti è fondamentale. Solo così si potranno trovare soluzioni efficaci e condivise. La dignità delle persone detenute e del personale deve essere preservata.