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Confindustria Friuli Venezia Giulia chiede una riforma dell'artigianato che garantisca parità di condizioni competitive. L'obiettivo è evitare vantaggi non legati all'efficienza per aziende simili operanti nello stesso mercato.

Riforma artigianato: crescita e concorrenza

L'obiettivo di permettere alle imprese artigiane di espandersi e innovare è ampiamente condiviso. Tuttavia, sorgono criticità quando aziende di dimensioni paragonabili, attive nelle medesime filiere produttive e in competizione sui medesimi mercati, si trovano ad affrontare normative e costi notevolmente diversi.

Confindustria Friuli Venezia Giulia pone l'accento sulla futura riforma dell'artigianato, prevista dalla legge n. 34 del 2026. Questa normativa conferisce al Governo la delega per ridefinire le attuali disposizioni in materia.

Tra i principi guida della revisione figurano l'incremento dimensionale delle aziende, l'adeguamento alle mutevoli condizioni di mercato e la ridefinizione dei requisiti che definiscono un'impresa artigiana.

Limiti dimensionali e impatto economico

Saranno i decreti attuativi a definire i precisi limiti e le condizioni per l'applicazione delle nuove norme. Nel corso del dibattito sulla riforma, è emersa la possibilità di estendere il limite occupazionale fino a 49 dipendenti per diverse categorie di imprese artigiane.

Tale modifica potrebbe avvicinare significativamente il perimetro dell'artigianato a quello dell'industria. Questo scenario appare particolarmente rilevante nei settori della manifattura, della meccanica, della subfornitura, dell'installazione e dei servizi tecnici.

Secondo le stime elaborate da Confindustria, questa evoluzione potrebbe interessare un numero considerevole di realtà produttive. Si parla di circa 45.000-60.000 imprese manifatturiere con un organico tra 18 e 49 addetti. Complessivamente, potrebbero essere coinvolti tra 1,3 e 1,8 milioni di lavoratori.

Il potenziale divario nel costo del lavoro tra un contratto di tipo industriale e uno artigiano è quantificato in una forbice compresa tra il 12% e il 18%. Questo dato evidenzia l'importanza di un'attenta valutazione delle implicazioni economiche della riforma.

Equilibrio competitivo e sistema produttivo

«Non esiste alcuna contrapposizione tra il mondo dell'industria e quello dell'artigianato», ha dichiarato Pierluigi Zamò, presidente di Confindustria FVG. «Il sistema produttivo della regione prospera grazie alla sinergia tra imprese con diverse dimensioni e specializzazioni».

Tuttavia, Zamò ha sottolineato un punto cruciale: «Quando aziende con strutture produttive e organizzative comparabili operano nello stesso mercato, è fondamentale evitare che una differente classificazione giuridica crei un vantaggio competitivo non basato sull'efficienza o sulla capacità di innovare».

Per Confindustria FVG, la questione centrale riguarda l'equilibrio delle condizioni operative tra le imprese. Fattori come il costo del lavoro, i contratti collettivi applicati, i sistemi di welfare aziendale e altri oneri possono influenzare in modo determinante la competizione tra aziende che svolgono attività simili.

Favorire la crescita senza squilibri

«La crescita delle imprese deve essere incentivata», ha concluso Zamò. «Ma questo deve avvenire senza generare squilibri tra aziende che competono nelle medesime filiere produttive».

La riforma, secondo Confindustria, dovrà quindi accompagnare lo sviluppo del settore artigiano. L'obiettivo è salvaguardare condizioni di concorrenza che siano coerenti, trasparenti ed eque per tutti gli attori del mercato regionale.

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