Politica

Ciriani: "Campagna referendaria iniziata male, governo avanti"

19 marzo 2026, 13:16 4 min di lettura
Ciriani: "Campagna referendaria iniziata male, governo avanti" Immagine da Wikimedia Commons Trieste
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Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, esprime preoccupazione per l'avvio della campagna referendaria, definendola «iniziata molto male». Critica la contrapposizione dell'ANM e le uscite «debordanti» di alcuni esponenti. Conferma la volontà del governo di proseguire fino al termine della legislatura e annuncia la volontà di procedere con una nuova legge elettorale, auspicando una maggiore serenità da parte del centrosinistra.

Ciriani critica l'ANM e le uscite "debordanti"

Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha espresso un giudizio severo sull'avvio della campagna referendaria. Le sue dichiarazioni, rilasciate ai quotidiani del Gruppo Nem, delineano un quadro di forte preoccupazione. «Questa campagna è cominciata molto male», ha affermato con chiarezza.

Il Ministro ha puntato il dito contro l'atteggiamento dell'Associazione Nazionale Magistrati (ANM). La definisce in «durissima contrapposizione» al quesito referendario. L'ANM si sarebbe messa in «totale contrasto con il governo». Questa presa di posizione è vista come un ostacolo al dialogo.

Ciriani ha anche manifestato il suo dissenso verso alcune dichiarazioni specifiche. «Alcune uscite non le ho condivise nel metodo e nel merito», ha dichiarato. Ha risposto così a domande riguardanti il Ministro Nordio e la sua capo di gabinetto. Ha anche commentato le parole di Zaffini, definendole parte di una «numerosa serie di uscite debordanti e sopra le righe».

Il Ministro ha cercato di stemperare i toni, affermando che i magistrati non sono considerati nemici della politica. «Non consideriamo i magistrati nemici della politica», ha spiegato. Ha poi aggiunto che, in caso di vittoria del «Sì», si aprirà un tavolo di confronto. Questo tavolo sarà dedicato a un dialogo «civile sulle regole applicative».

Riforma referendaria e futuro del governo

Nel contesto del referendum, Ciriani ha sottolineato l'importanza di focalizzarsi sul merito della riforma. «Più che la politicizzazione, abbiamo cercato di sottolineare il merito di una riforma attesa da decenni», ha spiegato. L'obiettivo è invitare i cittadini a non farsi ingannare. Non devono trasformare questo voto in un referendum sul governo Meloni.

Il Ministro ha confermato la determinazione del governo a proseguire il suo mandato. «A prescindere dal risultato», ha affermato con fermezza, «il governo intende proseguire fino alla fine della legislatura». Ha poi evidenziato l'importanza della partecipazione democratica. «L'importante è che la gente vada a votare, il valore politico esiste a prescindere».

La sua dichiarazione rafforza la stabilità dell'esecutivo. Nonostante le critiche e le tensioni, la volontà è quella di portare a termine il programma. La campagna referendaria, pur iniziata in modo burrascoso, non scalfisce la determinazione del governo.

Nuova legge elettorale e dialogo politico

Un altro punto cruciale toccato da Ciriani riguarda la nuova legge elettorale. «La faremo comunque», ha annunciato con decisione. Ha espresso la speranza che il centrosinistra possa accettare con maggiore serenità la necessità di una nuova legge. Una legge che garantisca la governabilità dopo le elezioni.

Tuttavia, il Ministro ha evidenziato una difficoltà nel dialogo politico. «Per aprire un tavolo di dialogo, serve però essere almeno in due», ha constatato. Ha espresso il timore che su questo fronte possa ancora comandare Conte piuttosto che la Schlein. Questo scenario è dimostrato dal rifiuto di sedersi a un tavolo comune per discutere del conflitto mediorientale.

La sua analisi sottolinea una frattura nella coalizione di opposizione. La leadership di Conte sembra prevalere sulle strategie del Partito Democratico. Questo rende più complesso il raggiungimento di accordi su temi fondamentali come la legge elettorale.

Caso Biennale: Ciriani dà ragione al Ministro Giuli

Infine, Ciriani si è espresso sulla querelle tra Pietrangelo Buttafuoco e il Ministro della Cultura Alessandro Giuli. La disputa riguardava il padiglione russo alla Biennale. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento ha dato ragione a Giuli.

La sua motivazione è chiara e legata al contesto geopolitico attuale. «In questo momento sarebbe solo uno strumento di propaganda della Russia di Putin», ha affermato. Ha definito il padiglione russo un «cavallo di Troia». Servirebbe a propagandare le tesi del Cremlino in un contesto di coesione occidentale.

«Quindi non è il caso di ospitarlo», ha concluso Ciriani. La sua posizione rafforza la linea del governo sulla gestione dei rapporti culturali internazionali in tempi di crisi. La decisione mira a preservare l'unità e la coesione dell'Occidente di fronte alle provocazioni esterne.

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