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La Corte d'Appello di Venezia ha riaperto l'istruttoria per l'omicidio di Ragip Kolgeci, avvenuto a Treviso. Si ipotizza ora una rissa anziché un'aggressione unilaterale, con possibili conseguenze sulle condanne di primo grado.

Nuova istruttoria per omicidio a Treviso

Un importante colpo di scena ha scosso il processo per l'omicidio di Ragip Kolgeci. La Corte d'Assise d'Appello di Venezia ha deciso di rinnovare l'istruttoria dibattimentale. Questa mossa potrebbe stravolgere la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Treviso. Le condanne inflitte ai responsabili della morte del 52enne di origini kosovare potrebbero essere significativamente modificate.

Ragip Kolgeci fu ucciso il 12 ottobre 2022. L'aggressione avvenne davanti al bar "La Musa" in viale IV Novembre a Treviso. La vittima subì un colpo alla testa e una ferita da coltello che le recise un'arteria della gamba. La Corte d'Appello ha accolto le richieste delle difese.

La lettura dei fatti da parte del Tribunale di Treviso era stata quella di un'aggressione unilaterale. La Procura aveva sostenuto questa tesi. Di conseguenza, erano state comminate condanne all'ergastolo. Queste condanne riguardavano Afrim Manxhuka, 54 anni, e suo nipote Valmir Gashi, 35 anni. Entrambi sono accusati di omicidio volontario e tentato omicidio del figlio della vittima, Kastriot.

Rissa e non aggressione: la nuova ipotesi

La Corte d'Appello di Venezia sembra orientata verso una diversa ricostruzione dei fatti. L'ipotesi ora è che non si sia trattato di un'esecuzione subita passivamente. Si profila invece la possibilità che l'evento sia stato una vera e propria rissa. Questa sarebbe avvenuta tra due fazioni contrapposte.

Questa nuova prospettiva cambia radicalmente le carte in tavola. Le testimonianze di circa dieci persone, tutti appartenenti alla famiglia Kolgeci, dovranno essere riascoltate. Nel primo processo erano stati sentiti come testimoni dell'accusa. Ora, la Corte li considera "indagabili per rissa e lesioni".

Ciò implica che la loro condotta durante lo scontro del 12 ottobre è ora sotto esame. La Procura di Treviso potrebbe inviare loro un avviso di garanzia. Questo nuovo scenario processuale mette seriamente a rischio l'impianto accusatorio iniziale.

Se venisse accertato che Ragip Kolgeci è morto nel contesto di una rissa generalizzata, e non a causa di un agguato mirato, l'aggravante specifica dei futili motivi potrebbe venire meno. Questo aprirebbe teoricamente la strada a procedure giudiziarie semplificate, come i riti abbreviati.

Le condanne e i nuovi sviluppi

Nel primo grado, Afrim Manxhuka (difeso dagli avvocati Giorgio Pietramala e Luigi Fadalti) e Valmir Gashi (difeso dall'avvocato Mauro Serpico) erano stati condannati all'ergastolo. Erano accusati di omicidio volontario e tentato omicidio del figlio di Kolgeci, Kastriot.

Per il fratello di Valmir, Leonard Gashi, e per il fratello di Manxhuka, Besim Morina, la sentenza era stata di 15 anni ciascuno. La pena era per concorso morale in omicidio. A Bardyl Gashi (difeso dall'avvocato Paolo Bottoli) erano stati inflitti due anni per il solo possesso di un'arma.

Arthur Gjerrgii (difeso dall'avvocato Giorgio Pietramala) aveva ricevuto otto mesi per lesioni. La Procura, rappresentata dal pubblico ministero Valeria Peruzzoi, aveva chiesto 24 anni.

Erano stati assolti Martin Gjirgii, Labinot Sedju, Fiqiret Mishi e Amir Durguti. Erano cadute le altre accuse di tentato omicidio.

A Leonard Gashi e Besim Morina era stata inoltre imposta la libertà vigilata per 36 mesi. La decisione dei giudici veneziani di riaprire l'istruttoria potrebbe portare a una revisione completa di queste sentenze.

Contesto e movente: una faida d'onore?

Il delitto sarebbe maturato in un contesto complesso. La Procura aveva descritto una mentalità "pre mafiosa" e una cultura della sopraffazione. Il gruppo facente capo ad Afrim Manxhuka era ritenuto dedito a tali comportamenti.

Il movente dell'omicidio sarebbe legato a un fatto accaduto in Kosovo nel 2020. Manxhuka avrebbe protetto l'uomo che costrinse una delle figlie di Kolgeci ad abortire. La figlia aveva una relazione sentimentale con questo individuo.

La notizia dell'interruzione di gravidanza giunse al figlio maschio della vittima, Kastiot. Quest'ultimo, approfittando di un periodo di ferie, tornò nel paese d'origine. Lì affrontò e picchiò l'ex ragazzo della sorella.

Due mesi dopo, l'ex fidanzato della figlia di Kolgeci cercò vendetta. Fece visita a Ragip Kolgeci, che all'epoca lavorava in un bar. Ne seguì un violento litigio. Durante lo scontro, il 52enne sparò un colpo di pistola che fortunatamente andò a vuoto.

L'ex fidanzato della figlia di Kolgeci avrebbe quindi contattato Afrim Manxhuka. Gli promise del denaro se avesse "ridotto su una sedia a rotelle" Kastiot, reo del pestaggio subito.

Nonostante l'intervento di un parente di Kolgeci, che tentò di sedare gli animi, la violenza esplose. La vicenda assunse i contorni di una sorta di "faida" d'onore. Le dinamiche potrebbero ricondursi ad alcuni codici di comportamento ancora in vigore in Kosovo.

Dettagli dell'aggressione e riscontri futuri

Afrim Manxhuka e Valmir Gashi avrebbero colpito Ragip Kolgeci con l'intento di uccidere. Le ferite da coltello riportate dalla vittima sul torace sembrerebbero confermare questa ipotesi. Gli altri partecipanti all'aggressione si sarebbero assunti il rischio della morte della vittima.

Ciò avvenne tenendo a bada, con spranghe e oggetti contundenti, gli altri presenti con i Kolgeci. Questi ultimi non poterono quindi soccorrere Ragip. Manxhuka sferrò la coltellata fatale alla vena femorale.

Valmir Gashi avrebbe colpito Kolgeci alla testa con un attrezzo da meccanico. Questo accadde quando la vittima era già a terra, in fin di vita.

I familiari della vittima, assistiti dall'avvocato Fabio Crea, avevano ricevuto una provvisionale di 400mila euro. I riscontri futuri dipenderanno dalle dichiarazioni dei familiari Kolgeci, che saranno ascoltati con l'assistenza di un legale. Le loro testimonianze dovranno essere "oggettive" per essere considerate prove valide.

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