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Il sindaco di Treviso, Mario Conte, propone di proteggere i giovani dall'uso eccessivo dei social network, ma suggerisce di correggere i comportamenti degli adulti online. L'intervento si inserisce nel dibattito sulla sicurezza giovanile e l'impatto del digitale.

Dibattito sull'uso dei social network

Il dibattito sull'utilizzo dei social network continua a tenere banco. La proposta di limitare l'accesso ai minori di 14 anni, avanzata dal presidente del Veneto Alberto Stefani, ha acceso la discussione. Questa iniziativa segue recenti episodi di violenza che hanno coinvolto baby gang nella regione.

A Treviso, il sindaco Mario Conte ha espresso la sua opinione sulla questione. Le sue parole sembrano allinearsi con il pensiero del Governatore Stefani. Il primo cittadino ha sottolineato l'importanza di un approccio cauto verso il mondo virtuale per i più giovani.

La posizione del sindaco Conte

«Più tardi i giovani si avvicinano al mondo virtuale, meglio è», ha dichiarato il sindaco Conte. Ha enfatizzato la necessità di privilegiare le interazioni reali. Queste includono amicizie che nascono in contesti fisici come campi da calcio, piste di atletica o semplicemente in compagnia di amici, ma senza la costante presenza del telefono.

Lo stesso sindaco ha ammesso una sua personale difficoltà. «Io stesso», ha aggiunto Conte, «troppe volte perdo tempo con lo smartphone in mano e mi dimentico delle emozioni vere». Questo suo sfogo evidenzia una problematica diffusa che riguarda anche figure pubbliche.

Una proposta di correzione per gli adulti

Mario Conte ha proposto una sfumatura rispetto al divieto totale per i minori. «I giovani vanno protetti, senza dubbio», ha affermato. Tuttavia, ha spostato l'attenzione sugli adulti, suggerendo che siano loro a necessitare di una «correzione».

Il sindaco ha osservato comportamenti scorretti online da parte di persone adulte. Questi includono atteggiamenti maleducati, irrispettosi e insulti che, in molti casi, potrebbero configurarsi come veri e propri reati. La sua proposta è un invito generale a una riflessione.

«Facciamo tutti un passo indietro», ha concluso Conte. Ha auspicato un ritorno a interazioni più autentiche e un minor ricorso al mondo digitale. «Molto più reali e molto meno digitali», ha ribadito il primo cittadino di Treviso.

Psicologo di base territoriale: un'altra proposta

Parallelamente, la consigliera regionale Sonia Brescacin (Gruppo misto) ha comunicato un importante sviluppo. Il Cal, Consiglio delle Autonomie Locali, si è espresso favorevolmente sull'istituzione della figura dello Psicologo di base territoriale. Questa figura è prevista nel suo progetto di legge n. 23.

Brescacin ha ricordato che il Veneto è stata l'unica regione a sperimentare lo Psicologo di base. La sperimentazione è avvenuta tra il 2014 e il 2019 in due Ulss, la 4 Alto Vicentino e la 7 di Pieve di Soligo, in provincia di Treviso. L'obiettivo era supportare i medici di base nella gestione di pazienti con difficoltà psicologiche.

La consigliera crede fermamente nella sua proposta. Il disagio psicologico, infatti, interessa trasversalmente la popolazione. La politica deve intervenire su questo aspetto. Non si tratta solo di risposte medicalizzanti o interventi sociali.

Esiste un'ampia area di bisogni psicologici che non sfociano in psicopatologia. Questi necessitano comunque di un intervento professionale qualificato in ambito sanitario. L'approvazione del Cal è vista come una spinta verso l'istituzione definitiva di questa figura.

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