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Una banda di ladri professionisti provenienti dall'Est Europa è stata arrestata in provincia di Venezia. Specializzati in furti in abitazione, operavano nel Veneto da diverse settimane. Recuperata refurtiva e strumenti per lo scasso.

Arrestati tre predoni stranieri in Veneto

Le forze dell'ordine hanno fermato tre individui sospettati di aver messo a segno numerosi furti in abitazione. L'operazione, condotta dalla Squadra Mobile di Padova, ha portato all'arresto di due cittadini serbi, rispettivamente di 26 e 37 anni, e un uomo romeno di 23 anni. I fermi sono avvenuti il 26 marzo in provincia di Venezia.

I tre sono accusati di furto e tentato furto in concorso. Gli investigatori ritengono che possano far parte di un gruppo criminale più ampio. Questo gruppo avrebbe agito indisturbato nelle province di Padova, Treviso e Venezia nelle settimane precedenti.

La Squadra Mobile, guidata dal vicequestore Immacolata Benvenuto, mantiene alta l'attenzione. L'obiettivo è smantellare eventuali altre cellule criminali collegate. L'indagine mira a comprendere l'intera estensione della rete predatoria.

Base operativa e nascondigli scoperti

Il blitz è scattato nel primo pomeriggio di giovedì. Gli agenti hanno fatto irruzione in un appartamento preso in affitto a Noale, nel veneziano. Questo luogo fungeva da base operativa per i tre malviventi. All'interno, gli investigatori hanno rinvenuto preziosi.

Tra i beni recuperati figurano gioielli rubati poche ore prima a Villorba, in provincia di Treviso. Presente anche un orologio Rolex, provento di un furto precedente. La refurtiva è stata successivamente riconosciuta dalla vittima del colpo a Villorba.

A pochi chilometri di distanza dal covo, in un canale a Salzano, è stato individuato un ulteriore nascondiglio. Qui, nascosti in alcuni sacchi, gli agenti hanno trovato gli strumenti del mestiere. Si trattava di attrezzi utilizzati per forzare le finestre delle abitazioni. Trovati anche ricetrasmittenti e abiti.

In un casolare abbandonato a Zero Branco, sempre in provincia di Treviso, sono state rinvenute altre prove. Sono comparse una coppia di targhe rubate. Queste venivano utilizzate dai tre per cambiare l'identità del loro veicolo. Trovato anche un lampeggiante blu, identico a quelli in dotazione alle forze dell'ordine.

Indagini e conferme sui colpi

Dopo ulteriori accertamenti e il riconoscimento della refurtiva, i tre sono stati formalmente arrestati. Le accuse includono il tentativo di furto in abitazione a Orsago e il furto consumato a Villorba. Entrambi i fatti sono avvenuti nella provincia di Treviso.

L'autorità giudiziaria è stata informata dell'operazione. I tre predoni sono stati associati alla casa circondariale di VeneziaSanta Maria Maggiore”. Sono a disposizione della Procura della Repubblica di Venezia.

Le indagini della Squadra Mobile di Padova non si fermano. Si sta procedendo a una revisione investigativa dei numerosi episodi di furti in abitazione. Questi episodi si sono verificati nelle settimane scorse in tutte le province del Veneto. Molti di questi potrebbero essere riconducibili alla medesima banda.

Reazioni istituzionali e ringraziamenti

L'operazione ha ricevuto il plauso delle istituzioni. Il sottosegretario di Stato alla Giustizia, Andrea Ostellari, ha espresso il suo ringraziamento. Ha lodato la Questura di Padova e la Squadra Mobile per lo smantellamento della banda. «Un risultato importante», ha dichiarato, «che conferma l’efficacia dell’azione investigativa e la capacità di coordinamento».

Ostellari ha sottolineato come il contrasto ai reati predatori sia una priorità per il Governo. «Il Governo continua a intervenire convintamente con norme e investimenti sulle forze dell’ordine», ha aggiunto. Ha auspicato che le indagini proseguano per fare piena luce sulle responsabilità.

Anche il presidente del Veneto, Alberto Stefani, ha espresso il suo ringraziamento. A nome della Regione, ha elogiato gli uomini della Squadra Mobile di Padova per la «brillante operazione». Ha definito l'arresto dei presunti responsabili e il recupero della refurtiva un «segnale concreto di presenza dello Stato».

«Ladri avvisati: il Veneto non è terra di impunità», ha concluso Stefani. «Chi delinque, prima o poi, viene individuato e fermato». Ha ringraziato nuovamente le Forze dell'Ordine per la loro professionalità e capacità investigativa.

Contesto dei furti nel Nordest

L'operazione si inserisce in un contesto di crescente preoccupazione per i furti in abitazione nel Nordest Italia. Negli ultimi mesi, diverse province hanno segnalato un aumento di questi reati. Le modalità operative spesso riconducibili a bande organizzate, talvolta provenienti dall'estero, hanno destato allarme.

Le forze dell'ordine hanno intensificato i controlli e le attività investigative. L'obiettivo è contrastare questo fenomeno che incide profondamente sulla percezione di sicurezza dei cittadini. La collaborazione tra diverse Squadre Mobili e procure è fondamentale per mappare e colpire queste reti criminali.

La provincia di Venezia, come altre aree turistiche e densamente popolate del Veneto, è stata teatro di diversi episodi. La presenza di abitazioni isolate o facilmente accessibili può rappresentare un obiettivo privilegiato per i malviventi.

Le indagini in corso mirano anche a recuperare la refurtiva non ancora individuata. La restituzione dei beni rubati alle legittime vittime è un aspetto cruciale per ristabilire un senso di giustizia. La collaborazione dei cittadini, attraverso segnalazioni tempestive, si rivela spesso determinante.

Strumenti e tecniche dei ladri

Gli strumenti rinvenuti a Salzano forniscono un quadro dettagliato delle tecniche impiegate dalla banda. Le leve, i grimaldelli e altri attrezzi specifici sono essenziali per superare le serrature e le inferriate. La loro efficacia dipende dalla rapidità con cui vengono utilizzati.

L'uso di ricetrasmittenti suggerisce un coordinamento tra i membri del gruppo durante le azioni. Questo permette di comunicare in tempo reale, segnalare eventuali pericoli o la presenza di persone all'interno dell'abitazione. La rapidità di esecuzione è fondamentale per evitare di essere scoperti.

Le targhe rubate e il lampeggiante blu sono stratagemmi volti a depistare le forze dell'ordine. L'utilizzo di targhe non riconducibili al veicolo permette di eludere i controlli stradali. Il lampeggiante blu, sebbene illegale, può essere usato per simulare un'auto di servizio, creando confusione o intimidendo eventuali testimoni.

Queste tecniche dimostrano una pianificazione accurata e una certa professionalità da parte dei malviventi. La loro capacità di adattarsi e di utilizzare mezzi sofisticati rende il contrasto un compito complesso per le forze dell'ordine.

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