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La Procura di Treviso ha richiesto l'archiviazione per cinque indagati riguardo alla morte di Alex Marangon. La vittima sarebbe deceduta a causa dell'assunzione volontaria di sostanze stupefacenti. La famiglia si oppone alla richiesta.

Indagine sulla morte di Alex Marangon a Vidor

La Procura della Repubblica di Treviso ha concluso le indagini sulla tragica scomparsa di Alex Marangon. L'evento risale alla notte tra il 29 e il 30 giugno di due anni fa. Il giovane è precipitato in un dirupo profondo circa dieci metri. La caduta è avvenuta vicino al fiume Piave.

Secondo le prime ricostruzioni, Alex Marangon avrebbe superato un parapetto. Questo gesto sarebbe avvenuto mentre si trovava in uno stato di alterazione psichica. La Procura ipotizza che tale stato fosse dovuto all'assunzione di sostanze stupefacenti. L'assunzione sarebbe stata volontaria e consapevole.

Non ci sarebbero responsabilità da parte di terzi. Questa è la conclusione preliminare degli inquirenti. La Procura ha pertanto richiesto l'archiviazione delle accuse. Le accuse erano per morte conseguente ad altro reato.

Cinque indagati verso l'archiviazione

La richiesta di archiviazione riguarda cinque persone. Tra queste figurano gli organizzatori dell'evento a cui partecipava la vittima. L'evento si è svolto a Vidor, in provincia di Treviso. I nomi degli organizzatori sono Andrea Zuin e Tatiana Marchetto.

Anche la proprietaria del luogo dell'evento è indagata. Il suo nome è Alexandra Da Sacco. Sono inoltre indagati due esperti di riti sciamanici. I loro nomi sono Jhonni Benavides e Sebastian Castillo.

La Procura ha anche chiesto di archiviare l'ipotesi di omicidio volontario. Questa ipotesi era a carico di persone ignote. La decisione finale spetterà al giudice.

Alex Marangon: assunzione volontaria di sostanze

Il giovane Alex Marangon, residente a Marcon, nel Veneziano, aveva 25 anni. Il suo corpo fu ritrovato due giorni dopo la caduta. Il ritrovamento avvenne nelle acque del Piave. La zona del ritrovamento era vicina alla base dello strapiombo.

Le indagini hanno escluso azioni altrui come causa del decesso. Le prove raccolte sui dispositivi informatici della vittima sono significative. Marangon era a conoscenza degli effetti delle sostanze che intendeva assumere. Aveva pianificato di sperimentare una combinazione di droghe.

Tra le sostanze identificate figurano l'ayahuasca e la cocaina. La consapevolezza degli effetti era quindi un fattore chiave. La Procura ritiene che questo abbia portato allo stato di alterazione. Questo stato avrebbe poi causato la caduta fatale.

La famiglia si oppone alla richiesta di archiviazione

La famiglia di Alex Marangon ha manifestato la propria intenzione di opporsi alla richiesta di archiviazione. Hanno annunciato che presenteranno opposizione formale. La famiglia non condivide le conclusioni della Procura. Ritengono che vi siano ancora aspetti da chiarire.

La battaglia legale potrebbe quindi proseguire. La decisione del giudice sull'archiviazione sarà cruciale. La famiglia cerca giustizia per la morte del giovane. L'opposizione potrebbe portare a nuove indagini o a un processo.

La vicenda solleva interrogativi sulla sicurezza degli eventi. Solleva anche questioni legate all'uso di sostanze stupefacenti. La consapevolezza dei rischi non sempre previene le conseguenze tragiche.

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