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Il Liceo del Made in Italy in Trentino ha registrato un numero estremamente basso di iscrizioni per l'anno scolastico 2026/2027, con soli nove studenti. Questo dato ha scatenato una forte reazione politica da parte dei consiglieri provinciali, che definiscono il progetto un fallimento e chiedono una revisione dell'offerta formativa.

Liceo Made in Italy, bilancio disastroso in Trentino

Il bilancio delle iscrizioni per il Liceo del Made in Italy in Trentino, relativo all'anno scolastico 2026/2027, si è rivelato estremamente deludente. I dati ufficiali, aggiornati al 27 febbraio 2026, parlano di appena nove studenti ammessi a questo specifico percorso di studi nell'intera provincia. Questo numero rappresenta un ulteriore calo rispetto all'anno precedente, quando le iscrizioni erano già state esigue, attestandosi a undici. La diminuzione registrata è del 18,18%.

Considerando il totale di 14.718 nuovi iscritti nella provincia, il Liceo del Made in Italy cattura una percentuale irrisoria, pari allo 0,06% delle scelte complessive. Questa statistica lo posiziona in coda alla classifica dei percorsi scolastici offerti, evidenziando una scarsa attrattiva tra gli studenti e le loro famiglie.

I consiglieri provinciali Francesca Parolari, Lucia Maestri, Michele Malfer e Paola Demagri hanno espresso forte disappunto per questi risultati. Hanno definito il progetto un «fallimento annunciato», sottolineando come le famiglie trentine abbiano «bocciato il progetto senza appello».

Questo andamento negativo contrasta nettamente con la performance di altri indirizzi scolastici. Licei come lo Scientifico e quello di Scienze Umane, infatti, hanno registrato una crescita delle iscrizioni, consolidando ulteriormente il divario con il nuovo e meno popolare percorso del Made in Italy.

Critiche all'offerta formativa e gestione del liceo

Le opposizioni criticano apertamente la gestione del Liceo del Made in Italy, definendolo un «indirizzo fantasma». Per garantire la sua attivazione negli istituti coinvolti, si è ricorso alla creazione di classi articolate con un numero estremamente ridotto di studenti. Questa strategia è vista come un tentativo di mascherare una realtà problematica.

I consiglieri provinciali hanno attaccato la Giunta, parlando di un «naufragio educativo mascherato da ideologia». Hanno esortato l'amministrazione a «smettere di negare la realtà» e a non sprecare risorse pubbliche per un percorso formativo che considerano inesistente nella pratica. La situazione viene descritta come un «accanimento terapeutico» volto a nascondere l'assenza di una classe autonoma e funzionante.

La criticità di questi numeri diventa ancora più evidente se si considera il contesto generale del sistema scolastico trentino. Si registra un generale calo demografico e una diminuzione delle iscrizioni nella scuola primaria, rendendo ancora più preoccupante il flop di un nuovo indirizzo.

La sostenibilità economica e didattica di mantenere in vita un liceo con così pochi studenti è messa in discussione. Le risorse impiegate per un percorso con un così basso tasso di successo potrebbero essere, secondo i critici, meglio investite in altri settori dell'istruzione.

Dubbi sui costi e richiesta di un cambio di rotta

Alla luce di questi dati allarmanti, i quattro consiglieri provinciali hanno presentato un'interrogazione formale alla Giunta provinciale. L'obiettivo è ottenere chiarimenti dettagliati su diversi aspetti cruciali. Tra questi, l'effettiva attrattività del Liceo del Made in Italy per gli studenti trentini, i costi sostenuti dall'amministrazione per mantenere attivo questo indirizzo e la possibilità concreta di ridistribuire le risorse economiche verso percorsi formativi più richiesti e consolidati.

L'interrogazione mira a fare luce sulla sostenibilità complessiva del sistema scolastico provinciale. Da un lato, si osservano indirizzi in crescita e apprezzati dalle famiglie; dall'altro, un percorso che rimane marginale e con numeri insufficienti per giustificarne l'esistenza in termini di efficacia didattica e impatto sul territorio.

La conclusione dei consiglieri è perentoria: la scuola trentina necessita di investimenti mirati e concreti su percorsi formativi solidi e comprovati. Non c'è spazio, secondo loro, per iniziative «ideologiche» che generano solo confusione e spreco di risorse pubbliche, senza apportare un reale beneficio al sistema educativo locale.

La provincia di Trento, con i suoi 14.718 nuovi iscritti totali, si trova di fronte a una scelta strategica: sostenere percorsi formativi che dimostrano di rispondere alle esigenze del mercato del lavoro e alle aspettative degli studenti, oppure continuare a investire in progetti che, almeno per ora, sembrano non aver trovato terreno fertile nel tessuto sociale ed educativo locale. La questione dell'offerta formativa e della sua adeguatezza alle reali necessità del territorio rimane centrale nel dibattito politico e sociale trentino.

Il Liceo del Made in Italy, nato con l'intento di valorizzare le eccellenze produttive italiane, sembra non aver convinto gli studenti e le famiglie trentine. La sua scarsa popolarità potrebbe portare a una sua futura chiusura o a una radicale revisione del suo piano didattico e della sua proposta formativa, al fine di renderlo più appetibile e in linea con le richieste del mercato del lavoro e le aspirazioni degli studenti.

La discussione sull'efficacia dei nuovi indirizzi scolastici e sulla loro capacità di integrarsi nel panorama formativo esistente è un tema ricorrente. La provincia di Trento, come altre realtà territoriali, è chiamata a bilanciare l'innovazione con la solidità dei percorsi tradizionali, garantendo un'offerta formativa completa e rispondente alle esigenze di tutti gli studenti.

Le cifre parlano chiaro: nove iscritti su quasi quindicimila. Un dato che impone una riflessione profonda sulle strategie educative e sugli investimenti nel settore scolastico. La priorità deve essere data alla qualità dell'insegnamento e alla capacità dei percorsi di formare cittadini competenti e preparati per il futuro.

La richiesta di trasparenza sui costi e di una possibile riallocazione delle risorse sottolinea la volontà di un approccio più pragmatico e orientato ai risultati. La politica scolastica deve basarsi su dati concreti e sulla capacità di adattarsi alle mutevoli esigenze della società e del mondo del lavoro, evitando scelte dettate più dall'ideologia che da una reale analisi delle necessità formative.