Un'indagine ha svelato un sistema di caporalato nei vigneti del Trentino. Un uomo è accusato di sfruttamento, violenza e minacce verso operai stranieri.
Sfruttamento e violenza nei vigneti
Un cittadino italiano di origine pakistana, Muhammad Suleman, di 50 anni, è al centro di un'inchiesta. Le accuse includono intermediazione illecita aggravata e sfruttamento del lavoro. Viene anche indagato per tentata estorsione e lesioni personali aggravate.
Le indagini sono partite nel 2025. Due giovani operai pakistani hanno denunciato aggressioni. Questi lavoratori erano impiegati in aziende vitivinicole del Trentino. Le aggressioni sarebbero state perpetrate da connazionali.
Uno degli operai è finito in ospedale. È stato picchiato da un gruppo di sei connazionali. Questi ultimi erano stati incaricati dal 50enne arrestato. Gli inquirenti lo ritengono il mandante di tali azioni.
Durante il pestaggio, un altro operaio è stato minacciato. Un coltello gli è stato puntato al petto. Gli è stato intimato di non parlare con le autorità. Altrimenti, avrebbe subito gravi ritorsioni.
L'altro giovane operaio pakistano ha subito minacce. Ha ricevuto richieste insistenti di denaro. È stato anche aggredito con spray urticante. Un paio di forbici da potatura sono state usate come arma impropria.
L'incubo degli operai stranieri
L'incubo dei due giovani pakistani è terminato grazie ai carabinieri. Hanno operato il Nucleo operativo e Radiomobile di Borgo Valsugana. La polizia giudiziaria della Procura di Trento ha collaborato.
Le forze dell'ordine hanno documentato la condotta dell'indagato. Questa si è protratta dal maggio del 2025 fino ad oggi. Non ci sono state interruzioni in questo periodo.
Secondo le indagini, il 50enne lavorava da anni in un'azienda agricola. Si dedicava all'intermediazione illecita. Sfruttava il lavoro dei suoi connazionali. Spesso ricorreva a minacce e violenze.
Queste azioni venivano esercitate direttamente. In alternativa, delegava connazionali di fiducia. Il reclutamento della manodopera era finalizzato a lavori agricoli. Le aziende si trovavano nella Provincia di Trento.
I lavori si svolgevano principalmente in vigneti e frutteti. I lavoratori erano in condizioni di sfruttamento. Erano assoggettati a un forte controllo. L'indagato approfittava del loro stato di bisogno.
Molti operai stranieri non parlavano bene l'italiano. Avevano necessità di sostenere le famiglie nel paese d'origine. Questo li rendeva più vulnerabili.
Condizioni di lavoro disumane
Le indagini hanno rivelato condizioni di lavoro estreme. Gli operai erano costretti a lavorare fino a 11 ore al giorno. Il riposo settimanale non era garantito. Le pause pranzo erano di soli 30 minuti.
Queste pause avvenivano sul posto di lavoro. Le misure di sicurezza erano scarse o del tutto assenti. L'indagato pagava una paga oraria di 8 euro ai lavoratori reclutati.
Tratteneva per sé una percentuale significativa. Questa percentuale era calcolata sugli emolumenti orari. Veniva pagata dai titolari delle imprese agricole.
Chi beneficiava della sua intermediazione illecita doveva pagare. Pagavano sia la mediazione che i servizi extra. Il trasporto, ad esempio, avveniva sulla sua auto.
Il 50enne obbligava gli operai a lavorare anche nei fine settimana. Sabato e domenica erano giorni lavorativi. Questo avveniva anche contro la loro volontà. In caso di rifiuto, le minacce erano immediate.
Le minacce potevano riguardare anche i parenti. Questi vivevano nel paese d'origine dei lavoratori.
Altri casi e indagini in corso
Durante le indagini, è emerso un altro episodio. Un operaio reclutato dall'indagato ha subito un infortunio. È caduto dall'alto mentre lavorava.
L'indagato gli ha corrisposto circa mille euro. Questa somma era destinata a cure mediche. Le cure dovevano avvenire fuori dai canali ufficiali.
L'operaio, costretto a letto per dolori alla schiena, è stato indotto a non denunciare. La paura era quella di far emergere le irregolarità. Le condotte illecite sarebbero state così scoperte.
Le indagini sono ancora in corso. Si cerca di identificare altre parti offese. Queste sono emerse durante le investigazioni.
Si stanno verificando anche le posizioni delle aziende agricole. Queste aziende hanno impiegato i lavoratori reclutati dall'indagato. L'inchiesta mira a fare piena luce sul sistema.
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