L'inchiesta 'Colemi' chiude le indagini preliminari contro una frangia della Sacra Corona Unita a Mesagne. Trentadue persone sono accusate di associazione mafiosa, traffico di droga, estorsioni e usura. L'udienza preliminare è fissata per il 12 maggio 2026.
Chiusura indagini sull'inchiesta 'Colemi'
Le indagini preliminari relative all'operazione denominata 'Colemi' sono giunte al termine. Questo procedimento mira a smantellare una presunta frangia della Sacra Corona Unita operante nel territorio di Mesagne. L'esito delle indagini vede 32 persone sul banco degli imputati, pronte a rispondere di gravi accuse.
Le accuse spaziano dall'associazione di tipo mafioso al traffico di sostanze stupefacenti. Non mancano episodi di estorsione, usura e altri reati connessi. La chiusura delle indagini segue di poco un'altra operazione contro un'altra cellula della Scu, quella legata a Tuturano. Questo dimostra un'azione coordinata delle forze dell'ordine contro le organizzazioni criminali pugliesi.
La richiesta di rinvio a giudizio è stata firmata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Lecce. La dottoressa Carmen Ruggiero ha coordinato le indagini che hanno portato alla luce le attività illecite del gruppo. L'udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 12 maggio 2026.
Si terrà presso l'aula bunker di Borgo San Nicola, a Lecce. La giudice per l'udienza preliminare sarà Anna Paola Capano. L'obiettivo è valutare se ci siano sufficienti elementi per disporre il rinvio a giudizio di tutti gli indagati.
Le accuse: droga, estorsioni e usura
I capi d'imputazione contestati a vario titolo sono ben 34. Oltre all'associazione mafiosa, il sodalizio è accusato di aver gestito un fiorente traffico di droga. Le sostanze coinvolte includono cocaina, hashish e marijuana, distribuite sul territorio.
Sono state documentate quattro presunte estorsioni. Una di queste sarebbe stata consumata, mentre altre tre sarebbero rimaste allo stadio tentato. Questi episodi evidenziano la capacità del gruppo di imporre la propria volontà attraverso la minaccia e la violenza.
Tra i reati contestati figurano anche truffa e violenza privata. Alcuni imputati dovranno rispondere di lesioni personali, dimostrando la brutalità dei metodi utilizzati. L'usura rappresenta un altro pilastro delle attività illecite del clan, con ingenti somme di denaro prestate a tassi esorbitanti.
Sono state rinvenute e sequestrate quattro armi da fuoco, la cui detenzione illegale è contestata. Il concorso esterno in associazione mafiosa è un'accusa grave che mira a colpire chi, pur non essendo membro effettivo, ha agevolato le attività del clan. Infine, ben 19 episodi riguardano la detenzione e lo spaccio di stupefacenti.
Il 'consenso sociale' e le figure chiave
Un aspetto preoccupante emerso dall'inchiesta è il cosiddetto 'consenso sociale' che il clan avrebbe goduto in alcune fasce della popolazione. Questo fenomeno, tipico delle organizzazioni mafiose, si traduce in omertà e, in alcuni casi, in una vera e propria richiesta di intervento da parte del clan.
Imprenditori e cittadini, secondo quanto ricostruito, si sarebbero rivolti ai membri del presunto sodalizio per risolvere controversie private e recuperare crediti. Questo dimostra la pervasività dell'influenza criminale sul tessuto economico e sociale di Mesagne.
Le figure di spicco identificate sono il presunto boss Daniele Vicientino, 53 anni, residente a Mesagne, e il suo presunto luogotenente, Tobia Parisi, 45 anni, anch'egli di Mesagne. La loro leadership avrebbe coordinato le attività illecite del gruppo.
Le indagini hanno anche messo in luce alcune 'abitudini' tipiche delle mafie, difficili da sradicare. Tra queste, l'uso di formule rituali per comunicare, la 'raccolta' di denaro per sostenere i detenuti ('il pensiero per i carcerati') e metodi brutali per imporre la propria autorità. Il clan agirebbe come una 'forza parassita', drenando risorse dal tessuto sano della comunità.
Il Comune si costituirà parte civile
Di fronte alla gravità delle accuse e all'impatto sul territorio, il Comune di Mesagne ha annunciato la propria intenzione di costituirsi parte civile nel procedimento. La decisione è stata comunicata dalla commissaria prefettizia Maria Antonietta Olivieri.
L'obiettivo è duplice: tutelare l'immagine e il prestigio istituzionale dell'ente e, al contempo, rappresentare gli interessi della collettività mesagnese. La costituzione di parte civile permetterà al Comune di richiedere un risarcimento danni qualora gli imputati venissero condannati.
Questo gesto sottolinea la volontà delle istituzioni locali di contrastare attivamente la criminalità organizzata e di riaffermare la legalità sul territorio. La lotta alla mafia richiede un impegno congiunto tra forze dell'ordine, magistratura e società civile.
Gli imputati e il collegio difensivo
Sono 32 gli imputati che rischiano di finire a processo. Tra questi figurano nomi già noti alle cronache locali e volti nuovi emersi dalle indagini. Oltre a Daniele Vicientino e Tobia Parisi, compaiono Francesco Sisto (53 anni), Americo Pasimeni (56 anni), Alessio Curto (26 anni), Antonio Emanuele Tarantino (42 anni), Matteo Primiceri (31 anni), Stefano Iacolare (39 anni), Antonio Bruno (36 anni), Giuliano Notaro (36 anni), Antonio Romano (28 anni), Anna Lisa Gravina (38 anni), Francesco Girardo (33 anni), Marco Ruggio (45 anni), Vincenzo Accolli (43 anni) e Luigi Bellino (65 anni).
Continuano la lista Saverio Campana (49 anni), Marco Fortunato Caretti (40 anni), Antonio Carluccio (56 anni), Oronzo Cerasino (71 anni), Fabio Chimienti (43 anni), Mattia Curto (23 anni), Marco Destino (47 anni), Tiziano Devicienti (49 anni), Nicola Giove (48 anni), Vincenzo Greco (51 anni), Cosimo Livera (72 anni), Erica Maggi (46 anni), Giuseppe Molfetta (45 anni), Salvatore Perrone (60 anni), Stefano Ruggiero (40 anni) e Mauro Vitale (33 anni). Molti di loro sono residenti a Mesagne, ma alcuni provengono da comuni limitrofi come Brindisi, Torre Santa Susanna, San Pietro Vernotico, Squinzano e Trepuzzi.
A difendere gli imputati sarà un nutrito collegio difensivo composto da numerosi avvocati. Tra questi figurano Giancarlo Camassa, Raffaele Missere, Cosimo Lodeserto, Marcello Falcone, Carmelo Molfetta, Ladislao Massari, Giuseppe Guastella, Danilo Di Serio, Silvio Molfetta, Gianfrancesco Castrignanò, Albino Quarta, Davide Attilio De Giuseppe, Massimo Murra, Gianfredi Perrrucci, Fabiana Mitrugno, Antonio Gianni Junior Rosato, Mario Sisto, Orazio Vesco, Giuseppe Presicce, Mauro Resta, Domenico Palombella, Roberta Gallone, Roberto Palmisano, Salvatore Rollo, Serena Lucia Missere, Giuseppe Miccoli, Alberto Egidio Gatto, Rocco Luigi Corvaglia, Luigi Leonardo Covella e Francesco Cavallo. La complessità del caso richiederà un'attenta analisi delle prove da parte della difesa.