Una donna di 37 anni è deceduta dopo tre interventi di chirurgia estetica eseguiti in un'unica sessione. La Procura ha richiesto condanne per tre professionisti sanitari coinvolti.
Morte dopo interventi estetici a Torre del Greco
Un tragico evento ha scosso la comunità di Torre del Greco nel 2022. Una giovane donna di 37 anni, madre di un bambino, ha perso la vita dopo essersi sottoposta a una serie di procedure chirurgiche estetiche. L'episodio è avvenuto nella clinica Santa Maria la Bruna.
La donna, identificata come Vanessa Cella, era separata e madre di un ragazzo di 17 anni. Il suo decesso è sopraggiunto il 26 marzo 2022. Era stata sottoposta in sequenza a una rinoplastica, un'addominoplastica e alla sostituzione di protesi mammarie.
L'anestesia generale, necessaria per le operazioni, è stata l'ultima cosa che ha vissuto. La 37enne non si è più risvegliata dal profondo sonno indotto dai farmaci.
Richieste di condanna per i medici coinvolti
Il processo per accertare le responsabilità si sta svolgendo presso il tribunale di Torre Annunziata. La Pubblica Accusa, rappresentata dalla pm Marianna Ricci, ha formulato delle richieste di pena. L'ipotesi di reato è quella di omicidio colposo.
La pm ha sollecitato una condanna a 3 anni e 6 mesi per l'anestesista. Per il chirurgo operante, la richiesta è di 3 anni. Al direttore sanitario della clinica sono stati chiesti 2 anni e 6 mesi.
La dottoressa Ricci ha inoltre domandato al giudice Antonio Fiorentino la trasmissione degli atti. L'obiettivo è avviare ulteriori indagini sulla gestione complessiva della casa di cura.
L'avvocato Enrico Ricciuto, che rappresenta i familiari della vittima, ha espresso una posizione netta. Ha chiesto che l'eventuale sospensione della pena venga concessa solo dopo il completo risarcimento di tutti i congiunti.
Dubbi sulla gestione e sul monitoraggio
Tra i punti critici emersi durante le indagini, vi è la quantità di anestetico somministrato. A questo si sarebbe aggiunto l'uso di curaro, impiegato per ottenere l'immobilizzazione muscolare.
Un aspetto fondamentale riguarda il mancato monitoraggio post operatorio. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale responsabilità grava sull'anestesista, che deve essere presente 24 ore su 24 nelle strutture dove si effettuano interventi. Incombe anche sul chirurgo nel periodo successivo all'operazione.
Nel caso di Vanessa Cella, a soccorrerla è intervenuto solo un medico. Questi abitava nelle vicinanze della clinica ed è stato allertato dal personale infermieristico preoccupato per le condizioni della paziente.
L'avvocato Ricciuto ha sottolineato un dettaglio agghiacciante. «Quando fu prelevata dalla clinica per essere trasportata all'Ospedale del Mare – ha affermato – Vanessa era già senza vita». Questo dato è stato confermato anche dagli operatori del 118.
Le immagini delle telecamere di sorveglianza della clinica, acquisite dagli inquirenti, hanno ulteriormente evidenziato l'assenza sia dell'anestesista che del chirurgo. La loro mancanza nella struttura è risultata chiara dall'analisi dei filmati.
Il processo e le conclusioni della Procura
Il processo ha avuto inizio il 9 settembre 2023. Si è sviluppato attraverso 20 udienze. Durante queste sessioni, sono stati ascoltati ben 15 testimoni e 15 medici legali delle parti.
Vanessa Cella è rimasta sotto anestesia per un periodo compreso tra le 6 e le 7 ore. Questo lasso di tempo include sia la durata degli interventi che la fase di monitoraggio iniziale.
Nel corso della sua discussione finale, la pm Ricci ha evidenziato un aspetto cruciale. «Le prevedibili ed evitabili complicanze che possono accadere in ogni intervento chirurgico – ha dichiarato – non furono affrontate per la sciatteria degli operatori sanitari». Questa affermazione sottolinea la presunta negligenza che avrebbe portato alla tragica conclusione.
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