A Torino, un giudice ha prosciolto sette persone accusate di associazione per delinquere legate al movimento No Vax. Le loro azioni sono state definite 'anacronistiche' ma non pericolose per l'ordine pubblico.
Giudice: 'Guerrieri' No Vax anacronistici ma non pericolosi
Un giudice del tribunale di Torino ha emesso una sentenza significativa. Riguarda il caso di sette imputati legati al movimento No Vax. L'accusa era di associazione per delinquere. Il giudice Andrea Bonato ha motivato la sua decisione. Ha prosciolto gli imputati contro il parere della procura.
La sentenza è stata depositata lo scorso giugno. Le motivazioni sottolineano un aspetto cruciale. I cosiddetti "Guerrieri" No Vax portano avanti "un'ideologia antiscientifica, antistorica e anacronistica". Tuttavia, il giudice ha stabilito che le loro attività, se non sfociano in reati specifici, non rappresentano un pericolo. Non costituiscono quel pericolo per l'ordine pubblico. Questo è l'elemento che il delitto di associazione per delinquere mira a contrastare.
Il movimento in questione è noto anche come "Vi_Vi". Ha firmato numerose scritte contro i vaccini. Queste sono apparse tra il 2021 e il 2022. I luoghi presi di mira erano vari. Includevano svincoli autostradali e marciapiedi. Anche scuole, ospedali e presidi sanitari sono stati oggetto di imbrattamenti. Sedi universitarie e sindacali hanno subito atti simili. Non sono stati risparmiati musei e banche. In un caso, è stato imbrattato l'edificio che ospita il quotidiano La Stampa.
Indagini e contestazioni della procura
La procura di Torino aveva avviato un'indagine. Questa si basava sui rilievi della Digos. Le autorità ritenevano di aver individuato una struttura organizzata. Questa operava attraverso la piattaforma Telegram. Veniva descritta come una "base operativa segreta". Si ipotizzavano ramificazioni "a livello nazionale". L'obiettivo era il reclutamento e la formazione di militanti.
Il fascicolo era stato aperto con l'ipotesi di reato di associazione per delinquere. L'obiettivo specifico era il danneggiamento e l'imbrattamento. La procura sosteneva l'esistenza di un'organizzazione strutturata. Questa avrebbe pianificato e coordinato le azioni. Le scritte e i danneggiamenti erano visti come manifestazioni di questa associazione.
Le indagini avevano portato all'identificazione di sette persone. Queste erano considerate parte integrante di questa presunta organizzazione. La procura aveva richiesto il rinvio a giudizio per tutti. L'accusa si concentrava sulla partecipazione a un'associazione volta ad attività illecite. L'imbrattamento e il danneggiamento erano i reati presupposti.
La decisione del giudice: atti individuali e non associativi
Il giudice Andrea Bonato, tuttavia, è giunto a conclusioni diverse. Ha analizzato attentamente i singoli episodi contestati. Secondo la sua valutazione, i singoli atti vandalici sembrano essere il risultato di "iniziative individuali o concorsuali". Non sono emersi elementi concreti che riconducano tali azioni a un'unica, coordinata associazione per delinquere.
In altre parole, il giudice ha ritenuto che gli imbrattamenti e i danneggiamenti fossero azioni compiute da singoli individui. O al massimo da piccoli gruppi non necessariamente legati a una struttura organizzata più ampia. Di conseguenza, questi atti non potevano essere "ascrivibili al gruppo di appartenenza" nel senso richiesto dalla legge per configurare il reato di associazione per delinquere.
La sentenza sottolinea la distinzione tra l'adesione a un'ideologia, per quanto criticabile, e la partecipazione attiva a un'associazione criminale. L'ideologia No Vax, pur essendo definita "anacronistica" e "antiscientifica", non è di per sé un reato. Il problema sorge quando questa ideologia si traduce in azioni concrete che violano la legge.
Nel caso specifico, il giudice ha ritenuto che le prove raccolte non fossero sufficienti. Non dimostravano l'esistenza di un vincolo associativo stabile e finalizzato alla commissione di reati. La mera adesione a un movimento o la condivisione di determinate idee non è sufficiente. È necessaria la prova di un'organizzazione e di una volontà comune di delinquere.
Contesto e precedenti a Torino
La città di Torino è stata teatro di diverse manifestazioni e azioni legate al movimento No Vax. Nel periodo pandemico, in particolare, si sono registrati numerosi episodi di protesta. Questi hanno spesso coinvolto imbrattamenti di edifici pubblici e privati. Le autorità hanno cercato di contrastare queste azioni. Hanno puntato sull'identificazione dei responsabili e sulla repressione dei reati.
Tuttavia, la qualificazione giuridica di tali azioni è spesso complessa. Distinguere tra manifestazioni di dissenso, atti vandalici isolati e vera e propria associazione per delinquere richiede un'attenta valutazione delle prove. La sentenza del gup Bonato si inserisce in questo quadro. Rappresenta un precedente importante nella gestione di casi simili.
Il concetto di "pericolo per l'ordine pubblico" è centrale. La legge sull'associazione per delinquere richiede un rischio concreto e attuale per la collettività. Nel caso dei "Guerrieri" No Vax, il giudice ha ritenuto che questo rischio non fosse configurabile. Le azioni, pur essendo illegali e potenzialmente fastidiose, non minacciavano in modo tangibile la sicurezza o la stabilità sociale.
La decisione solleva interrogativi sulla linea di demarcazione tra libertà di espressione, protesta e attività criminale. In particolare, quando si tratta di movimenti che contestano l'autorità scientifica o governativa. La sentenza torinese sembra propendere per un'interpretazione restrittiva del reato di associazione per delinquere. Richiede prove solide di un'organizzazione criminale effettiva.
Questo proscioglimento non assolve gli imputati da eventuali responsabilità per i singoli atti di imbrattamento o danneggiamento. Se questi atti sono stati commessi, i responsabili potrebbero essere perseguiti individualmente. La sentenza riguarda specificamente l'accusa di associazione per delinquere. L'archiviazione di questa accusa apre la strada a possibili ulteriori indagini sui singoli episodi.
La vicenda dei "Guerrieri" No Vax a Torino evidenzia la complessità del dibattito pubblico. E le sfide che le autorità giudiziarie affrontano nel bilanciare la repressione dei reati con la tutela delle libertà individuali. La definizione di "anacronistici" data dal giudice suggerisce una visione critica del movimento. Ma la decisione finale si basa su criteri giuridici precisi.