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Operatori culturali a Torino manifestano per condizioni di lavoro più dignitose e contratti stabili. La protesta mira a ottenere maggiori fondi e il riconoscimento del contratto di settore.

Manifestazione per la dignità dei lavoratori della cultura

Molti lavoratori del settore culturale sono scesi in piazza. La loro protesta è contro la crescente precarietà che affligge il comparto. La manifestazione si è svolta in Piazza Carignano. Hanno partecipato Fp Cgil Piemonte e Nidil Cgil. Presente anche l'associazione 'Mi Riconosci?'. L'obiettivo è ottenere più finanziamenti per la cultura. Si chiede anche dignità per gli addetti. Si promuove l'adozione del contratto Federcultura come standard di settore.

La situazione della precarietà in Piemonte

Sara Comoglio, di Funzione pubblica (Fp) Cgil Piemonte, ha illustrato la situazione. In Piemonte operano circa 1500 addetti alla cultura. Di questi, circa 500 sono impiegati pubblici. Altri 500 hanno il contratto Federcultura. Rimangono circa altri 500 lavoratori precari. Il numero esatto è difficile da definire. Questi lavoratori sono in costante mutamento.

Comoglio ha sottolineato: «La cultura non è petrolio». Non è un giacimento da sfruttare. È «ossigeno». È parte integrante della nostra Costituzione. La precarietà crea sofferenza. I lavoratori affrontano decine di contratti diversi. Esistono contratti pirata e false partite IVA. Ci sono anche contratti con cooperative. Questi accordi non garantiscono stabilità. Non assicurano stipendi adeguati.

Richieste di parità e reinternalizzazione

Spesso gli operatori culturali rimangono inattivi per mesi. La richiesta principale è la parità di lavoro. Si chiede anche parità di contratti. Laddove possibile, si auspica la reinternalizzazione dei servizi. Anche i dipendenti ministeriali affrontano difficoltà. I fondi per il pagamento degli straordinari sono bloccati. Questo crea disagi significativi.

Sono ben 19 mesi che alcune persone hanno lavorato gratuitamente. Questo dato evidenzia la gravità della situazione. La protesta mira a cambiare questa realtà. Si vuole garantire un futuro più certo ai professionisti della cultura.

'Capolavori invisibili' per sensibilizzare

Nella piazza si sono radunate decine di manifestanti. Vicino all'ingresso di Palazzo Carignano, sede del Museo del Risorgimento, era presente uno stand della Cgil. Lo stand esponeva copie di diversi quadri. Comoglio ha spiegato il significato di questa iniziativa. «Abbiamo allestito questa piccola mostra per una visita guidata», ha detto. Sono stati definiti «capolavori invisibili». Questo nome sottolinea la mancanza di personale. Indica la scarsità di investimenti nella cultura. Manca la valorizzazione che la cultura e i suoi lavoratori meriterebbero.

La manifestazione ha acceso i riflettori su un problema cruciale. La tutela dei lavoratori della cultura è fondamentale. La loro opera contribuisce in modo essenziale alla società. Garantire loro dignità e stabilità è un investimento nel futuro del paese.