A Torino si sono tenute le Giornate della Legalità, focalizzate sul ruolo del linguaggio nella creazione di una sicurezza autentica e nella lotta alla paura. L'evento ha visto la partecipazione di figure di spicco come don Ciotti e Annalena Benini, con un'importante affluenza di studenti.
Il potere del linguaggio per la sicurezza
Il dialogo e la comunicazione efficace emergono come strumenti fondamentali per contrastare la paura. Essi contribuiscono a edificare un senso di sicurezza e a rafforzare il tessuto sociale. Questo concetto è stato al centro del primo incontro delle Giornate della Legalità, intitolato "Le parole non sono pietre". L'evento si è svolto a Torino e proseguirà fino all'11 ottobre.
L'incontro ha visto un confronto diretto tra don Luigi Ciotti e Annalena Benini, direttrice del Salone del Libro. La discussione ha esplorato come le parole possano costruire o distruggere, influenzando la percezione della sicurezza. La scelta del titolo sottolinea la necessità di considerare il peso e l'impatto di ogni singola parola pronunciata.
Studenti protagonisti all'aula magna
L'iniziativa ha visto una significativa partecipazione giovanile. Circa 700 studenti delle scuole hanno affollato l'aula magna del Palazzo di giustizia. La magistrato Lucia Musti ha aperto i lavori, evidenziando un aspetto cruciale della sicurezza. Ha spiegato che la vera sicurezza non si misura unicamente attraverso l'applicazione delle leggi o il numero di forze dell'ordine presenti sul territorio.
La dottoressa Musti ha posto l'accento sulla qualità del linguaggio utilizzato. Questo elemento, spesso sottovalutato, gioca un ruolo determinante nella costruzione di una società più sicura e coesa. La sua introduzione ha preparato il terreno per le riflessioni successive dei relatori.
Don Ciotti: un imperativo morale parlare
Don Ciotti ha sottolineato con forza l'importanza di intervenire verbalmente in determinate circostanze. Ha definito parlare un vero e proprio imperativo morale e civile. Non si può rimanere in silenzio di fronte a ingiustizie o violazioni dei diritti umani. La dignità delle persone non deve mai essere calpestata.
Ha poi esortato la politica a fare la sua parte. Tuttavia, ha anche richiamato la responsabilità individuale. È necessario essere più attenti e consapevoli delle proprie azioni e parole. La legalità, secondo don Ciotti, attecchisce solo in contesti caratterizzati da attenzione e senso di responsabilità diffusi.
Le parole come arma o come cura
La dottoressa Musti ha poi aggiunto una nota di cautela sull'uso delle parole. Ha raccomandato di impiegarle con parsimonia e di ponderarne attentamente le conseguenze. Le parole, se usate in modo improprio, possono trasformarsi in un preludio alla violenza. Possono manifestarsi come forme di offesa, come nel caso del bodyshaming o del cyberbullismo.
Queste azioni verbali possono causare ferite profonde e durature. Le parole lanciate con l'intento di offendere o ferire non generano sicurezza. Al contrario, creano solo distruzione e sofferenza. La magistrato ha evidenziato come il concetto di sicurezza venga spesso strumentalizzato a fini politici o retorici.
Si diffonde l'idea errata che per sentirsi sicuri sia necessario attaccare verbalmente, identificare nemici o persino aggredire fisicamente gli altri. Questa visione, che estende il concetto di legittima difesa, rappresenta una pericolosa illusione. La vera sicurezza, ha ribadito, non nasce da questo approccio.
La società si-cura: un nuovo paradigma
Alessandra Bassi, presidente del tribunale di Torino, ha introdotto il tema centrale dell'edizione 2026 delle Giornate della Legalità: la "società si-cura". Questo termine, con il trattino, simboleggia il passaggio da una mera richiesta di protezione a una condivisione attiva delle responsabilità all'interno della comunità. La sicurezza non deriva esclusivamente dall'applicazione di pene.
La dottoressa Bassi ha concluso affermando che la sicurezza autentica scaturisce dalla capacità di una comunità di prendersi cura delle fragilità dei propri membri. Questo approccio richiede empatia, supporto reciproco e un impegno collettivo nel costruire un ambiente più protetto e inclusivo per tutti.