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Il Comune di Torino ha negato un subappalto a un'azienda coinvolta in un'indagine su un clan camorristico. Il Tar ha giudicato l'atto illegittimo ma ha escluso il risarcimento richiesto dall'impresa.

Stop a subappalto per legami camorristici

L'amministrazione comunale di Torino ha bloccato l'affidamento di un subappalto. La decisione è scaturita dal coinvolgimento dell'azienda in un'indagine della Procura di Roma. L'inchiesta riguardava un clan camorristico. L'episodio risale all'autunno precedente. La vicenda è stata poi esaminata dal Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) del Piemonte.

Il diniego è stato formalizzato il 30 ottobre 2025. Il Comune ha rifiutato la richiesta di una società. Questa voleva subappaltare lavori di rifacimento. Si trattava di impianti elettrici in un condominio. La motivazione del rifiuto era legata al socio di maggioranza. Quest'ultimo aveva patteggiato una pena. La pena riguardava il reato di riciclaggio. Il patteggiamento era avvenuto davanti al tribunale di Roma.

Sentenza Tar: atto illegittimo ma senza risarcimento

La sentenza emessa dal Tar presenta un doppio volto. Da un lato, i giudici hanno criticato il Comune. Hanno ritenuto l'atto illegittimo. La motivazione è che il Comune si è basato solo sul patteggiamento. Non sono stati effettuati ulteriori approfondimenti. Questo passaggio ha reso l'atto non conforme alla legge. Dall'altro lato, il Tar ha respinto la richiesta di risarcimento. L'azienda chiedeva un indennizzo per il mancato subappalto.

L'accusa di associazione di stampo mafioso era stata esclusa. Tuttavia, una nota della Prefettura di Torino ha chiarito la situazione. L'indagine aveva evidenziato una vasta rete di complicità. Questa rete faceva capo a un clan camorristico. La Prefettura ha sottolineato che il ricorrente era considerato controindicato. Era visto come un elemento di rischio per le misure anti-mafia. Si inseriva negli schemi operativi del riciclaggio. Effettuava bonifici verso società vicine al clan.

È vero che l'azienda era stata successivamente ammessa alla "white list". Questo registro elenca le imprese considerate affidabili. Tuttavia, ciò richiedeva l'adozione di misure di "self cleaning". Dovevano essere attuate anche pratiche di "prevenzione collaborativa". Sembra che il ricorrente abbia ceduto le sue quote solo dopo il rifiuto del Comune. La posizione della società non era ancora completamente regolarizzata. Per questo motivo, il Tar ha concluso che non si può rivendicare un risarcimento. La mancata autorizzazione al subappalto non dà diritto a indennizzo.

Lavori affidati a un raggruppamento di imprese

Il Palazzo Civico si è difeso in giudizio. Ha agito insieme al Ministero dell'Interno. I lavori oggetto del subappalto sono stati infine affidati. Sono stati assegnati a un raggruppamento di imprese. Questi lavori risultano ormai terminati. La conclusione delle opere è avvenuta nel mese di marzo.