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A Torino è stato siglato un accordo per migliorare la riscossione delle pene pecuniarie. L'intesa coinvolge Procura, Tribunale e Guardia di Finanza, puntando a un recupero più efficiente delle sanzioni economiche.

Rafforzata la riscossione delle sanzioni pecuniarie

È stato sottoscritto un importante protocollo d'intesa a Torino. L'obiettivo è potenziare il recupero delle pene pecuniarie. L'accordo è stato firmato presso il Circolo Unificato Emanuele Filiberto di Savoia. Hanno partecipato la Procura generale presso la Corte d'Appello di Torino. Presenti anche il Tribunale di Sorveglianza e il Comando regionale Piemonte-Valle d'Aosta della Guardia di finanza. Hanno aderito anche il Servizio centrale investigazione criminalità organizzata delle Fiamme gialle.

Alla cerimonia erano presenti figure istituzionali di rilievo. Tra questi, la procuratrice generale di Torino, Lucia Musti. C'era anche il presidente del Tribunale di sorveglianza, Marco Viglino. Presente il comandante Regionale Piemonte - Valle d'Aosta della Guardia di Finanza, Giovanni Abitabile. Non è mancato Antonio Quintavalle Cecere, generale e comandante del Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata.

Condivisione dati per maggiore efficienza

Questa intesa segue un memorandum operativo già sottoscritto nel luglio 2022. L'accordo mira a ottimizzare le procedure di esecuzione delle sanzioni pecuniarie. Ciò avverrà attraverso una maggiore condivisione delle informazioni. Verranno inoltre impiegati strumenti informatici avanzati. L'intento è rendere più efficace il recupero delle somme dovute allo Stato.

La procuratrice generale Lucia Musti ha sottolineato l'importanza del protocollo. Ha affermato che l'accordo serve a riscuotere le pene pecuniarie nella fase cruciale dell'esecuzione delle sentenze. L'obiettivo è garantire un recupero efficiente delle sanzioni economiche. Ha evidenziato come l'aggressione patrimoniale sia la pena più efficace. Il protocollo nasce dall'esigenza di evitare che le pene pecuniarie restino inapplicate. Questo accade a causa di strategie evasive dei condannati. Tali strategie vanificano lo scopo della pena, che è la sua effettività. La dottoressa Musti ha aggiunto che non si devono fare distinzioni tra i tipi di condannati. Sia il truffatore degli anziani che il mafioso devono essere perseguiti allo stesso modo.

La Guardia di Finanza per l'aggressione patrimoniale

La dottoressa Musti ha poi aggiunto che, quando si applicano pene detentive alternative, è fondamentale verificare la possibilità di recuperare crediti. Queste somme sono spesso nascoste dai cittadini. È qui che interviene la professionalità della Guardia di Finanza. Essa svolge accertamenti mirati per individuare tali patrimoni occulti. Questo permette di aggredire economicamente i condannati.

Il generale Giovanni Avitabile ha evidenziato il valore economico delle pene pecuniarie non riscosse. Ha dichiarato che si tratta di soldi sottratti ai cittadini. Queste somme potrebbero essere impiegate per garantire migliori servizi pubblici. Se recuperate, aumenterebbero le risorse a disposizione dello Stato. Ciò consentirebbe di offrire servizi più adeguati alla collettività. La pena pecuniaria rappresenta una forma alternativa di condanna. Il generale Avitabile ha sottolineato che la diminuzione della concentrazione nelle carceri è un obiettivo positivo. La detenzione deve garantire condizioni umane e il rispetto dei diritti delle persone.

Il generale Avitabile ha citato una relazione di Equitalia del 2024. Questa relazione riguardava l'ammontare delle pene pecuniarie riscosse tra il 2018 e il 2022. A fronte di una cifra superiore ai 5 miliardi di euro, le riscossioni si sono attestate intorno al 3%. Questo dato evidenzia la necessità di migliorare i meccanismi di recupero.

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