Giulio Biino lascia la presidenza del Circolo dei Lettori dopo otto anni. La sua proposta di coinvolgere il Ministero della Cultura nella gestione del Salone del Libro rimane aperta. Biino sottolinea i successi ottenuti e lascia un'eredità basata sull'ascolto e sulla costruzione di una comunità culturale.
Proposta Ministero Cultura per Salone del Libro
Giulio Biino, al termine del suo mandato ottennale alla presidenza della Fondazione Circolo dei Lettori, ha ribadito la sua convinzione riguardo all'opportunità di un maggiore coinvolgimento del Ministero della Cultura nella gestione del Salone del Libro.
«Io l'idea l'ho messa sul piatto», ha dichiarato Biino. «Continuo a pensare che sia una buona idea. Poi si tratta di capire come strutturarla».
La proposta aveva inizialmente ottenuto un'accoglienza positiva dalla Regione. Tuttavia, da parte del Comune e di attori privati, si erano manifestate delle «contrarietà», sebbene non una vera e propria «ostilità».
Di fronte a divergenze di vedute, Biino ha preferito non insistere, affermando: «E' un'idea, teniamola lì. Ci sarà un momento in cui potrebbe maturare».
Salone del Libro: il ruolo di Torino e la governance
Una maggiore presenza statale potrebbe alterare gli equilibri attuali. Tuttavia, Biino ha tenuto a sottolineare che ciò non metterebbe in discussione il ruolo centrale di Torino nell'organizzazione dell'evento.
«Io trovo che Torino ormai, sotto il profilo del Salone del Libro, sia una realtà», ha affermato. Sulla permanenza della manifestazione in città, Biino rivendica un contributo significativo durante la sua presidenza.
«Penso di aver dato un contributo essenziale al fatto che il Salone sia rimasto qui», ha evidenziato. Ha inoltre ricordato il suo ruolo nel traghettare il marchio dal settore pubblico a quello privato.
«Lo abbiamo dato ai privati e abbiamo cominciato a governarlo insieme», ha spiegato. Il risultato, secondo Biino, è che «il Salone è sempre cresciuto».
Il Ministero potrebbe apportare «risorse, progettualità, internazionalizzazione, visibilità». Questo perché, secondo Biino, «le manifestazioni non possono prescindere dal pubblico».
Sono però necessarie definizioni chiare di ruoli e garanzie. «Non è più compito mio. Io ho buttato l'idea», ha concluso.
Bilancio di otto anni: orgoglio per il Circolo dei Lettori
Il bilancio degli otto anni di presidenza si concentra in particolare sul Circolo dei Lettori. Biino esprime orgoglio per l'inizio del suo mandato.
«La cosa di cui vado fiero è l'inizio», ha detto. Entrare da presidente in un luogo frequentato da anni da spettatore era un sogno che «mi faceva brillare gli occhi».
La sfida più ardua è stata mantenere un equilibrio tra Circolo e Salone. «La mia preoccupazione era non soltanto non mettere a posto il Salone, ma fare andare a ramengo anche il Circolo».
Aver scongiurato questo rischio è «la cosa di cui vado più fiero in assoluto».
Resilienza e futuro del Circolo dei Lettori
Nonostante le difficoltà imposte dal Covid e dai cambiamenti degli ultimi anni, il Circolo ha continuato a proporre idee e a mantenere attiva la propria attività.
In otto anni si sono succeduti due governi regionali, tre assessori alla Cultura, tre direttori del Circolo e due direttori del Salone.
«È cambiato il mondo», ha osservato Biino, «ma il Circolo è sempre cresciuto così come il Salone».
La prossima sfida sarà raggiungere un pubblico sempre più vasto, inclusi i giovani. Per Biino, la chiave risiede nella diversificazione dell'offerta, dai gruppi di lettura ai festival, fino alla produzione digitale.
«La quantità di idee che sforna il Circolo deve essere davvero trasversale», ha sottolineato.
Riguardo al ruolo del Circolo nel dibattito pubblico, Biino è categorico: «Il Circolo deve produrre cultura».
Non è necessario che prenda posizione sui grandi temi. «Che cosa pensa il presidente o che cosa pensa il direttore non credo sia importante. Non è quello il nostro ruolo».
L'eredità di Biino: ascolto e metodo
Al suo successore, Biino lascia principalmente un consiglio: ascoltare.
«Per me il ruolo che dovrà avere è di essere moderato e di avere un bell'approccio con tutti coloro che in qualche modo si affacciano qui», ha spiegato.
Perché, ha aggiunto, «qui trovi ascolto». Questa è forse l'eredità che considera più preziosa: non una singola iniziativa, ma un metodo.
«Io credo e spero di aver portato a tutti un esempio di come si possono tenere i rapporti», ha concluso. Questo vale con le istituzioni, gli stakeholder e il pubblico, nel tentativo di costruire una comunità culturale.