Condividi
AD: article-top (horizontal)

Roberto Vecchioni ha presentato il suo nuovo libro di poesie al Salone del Libro. Il cantautore ha esplorato il valore della poesia come espressione più intima di sé e ha condiviso riflessioni sulla vita, l'amore e la speranza nella vittoria del bene.

La poesia: un viaggio interiore senza scopo apparente

La poesia non ha utilità pratica immediata. Questa sua mancanza di scopo le conferisce un valore unico. Non cerca approvazione esterna o successo commerciale. Custodisce invece qualcosa di profondo, personale e talvolta enigmatico. È più complessa della canzone, più riservata. La poesia emerge inaspettatamente, con un inizio sorprendente. Diventa poi un percorso continuo di auto-scoperta.

Roberto Vecchioni si è recato al Salone del Libro per discutere del suo ultimo lavoro poetico. Il libro si intitola «Scrivere il cielo. Poesie al contrario». Racconta un percorso lirico che abbraccia la vecchiaia e l'incanto della giovinezza. L'opera è pubblicata da Einaudi.

Amore, disperazione e la visione del mondo

I temi ricorrenti nella scrittura di Vecchioni rimangono l'amore e la disperazione. L'amore è descritto come un sentimento sia affascinante che potenzialmente distruttivo. La poesia, invece, necessita di espressioni innovative. Deve adottare forme concise, quasi epigrammatiche, capaci di stupire il lettore.

Vecchioni ha rivelato che le ultime poesie del volume sono in realtà le prime che ha scritto. Risalgono alla sua adolescenza, tra i dodici e i tredici anni. In quel periodo, osservava il mondo con la purezza di un «fanciullino». Era ancora protetto dall'affetto della famiglia e degli amici. Con il passare del tempo, ha scoperto una realtà più caotica. L'ha definita un'«accozzaglia» dove ognuno cerca di imporre la propria ragione. Sembra che nulla funzioni più come dovrebbe.

La speranza nella vittoria del bene

Nonostante questo crescente disincanto, il poeta mantiene una ferma convinzione. Il bene, in un modo o nell'altro, prevarrà sul male. Questa vittoria non avverrà in una dimensione ultraterrena. Si realizzerà concretamente nella vita di tutti i giorni. Questa è la sua speranza incrollabile.

Durante l'incontro, sono emersi anche i nomi di grandi poeti del Novecento. Tra questi, Fernando Pessoa e Wisława Szymborska. Vecchioni li apprezza per la loro capacità di sorprendere il lettore. Evitano di offrire spiegazioni troppo dirette e complete.

Il dolore e il ricordo del figlio

Uno dei momenti più commoventi è stato il ricordo del figlio, scomparso tre anni prima. Il giovane soffriva da tempo di disturbo bipolare. Vecchioni ha spiegato come il dolore non venga mai esplicitato nelle sue poesie. Ha letto un verso: «Tre aironi sono volati, il quarto non c'è». Con questa immagine, ha lasciato intendere il peso dell'assenza. L'emozione è stata palpabile.

Carriera musicale e la vera essenza della poesia

Il cantautore ha anche riflettuto sulla sua carriera musicale. Per molto tempo, la sua musica è stata considerata eccessivamente intellettuale. Non sempre è stata compresa dal grande pubblico. Ha confessato di aver provato invidia per artisti più diretti e popolari. Ha citato Renato Zero o Bennato. Tuttavia, dagli anni Ottanta in poi, ha assistito a un inaspettato e imponente successo popolare. Questo riconoscimento lo ha persino spaventato.

Rimane però una distinzione fondamentale per lui. Le canzoni vengono scritte pensando agli altri. La poesia, invece, serve a comprendere se stessi. Forse è proprio per questo motivo, ha concluso Vecchioni, che le poesie rappresentano la parte più autentica della sua esistenza.

AD: article-bottom (horizontal)