Condividi

Un padre di 46 anni è processato a Torino per aver maltrattato il figlio di 8 anni. Le accuse includono sessioni di allenamento punitive con l'uso di un bastone. Il processo è ripreso oggi.

Padre accusato di maltrattamenti sul figlio

Un infermiere di 46 anni è finito sotto processo presso il tribunale di Torino. Le accuse nei suoi confronti riguardano gravi episodi di maltrattamenti in famiglia. Il procedimento giudiziario ha ripreso il suo corso in questi giorni.

L'uomo non era soddisfatto delle prestazioni sportive del figlio. Il bambino, all'epoca dei fatti aveva appena 8 anni. Frequentava le giovanili di una squadra calcistica situata in un comune alle porte del capoluogo piemontese.

Una volta rientrati a casa, il padre sottoponeva il piccolo a estenuanti sedute di allenamento. Queste sessioni includevano l'utilizzo di un bastone come strumento punitivo. Il bambino, durante questi esercizi, manifestava il suo disagio. Piangeva e urlava di dolore, mentre il padre lo incitava con frasi come «dai, dai...».

Testimonianze in aula contro l'imputato

I testimoni dell'accusa hanno descritto l'imputato come una figura paterna oppressiva. La sua condotta era giudicata insopportabile nei confronti della compagna e dei figli. Non solo, ma l'uomo era anche descritto come manesco con la madre dei bambini.

L'infermiere nutriva un'ossessione per la forma fisica e per gli abiti firmati. Pretendeva che i familiari si conformassero esclusivamente ai suoi desideri e alle sue volontà. La sua mentalità era rigida e autoritaria.

In tribunale è intervenuto anche lo zio del bambino. Il fratello della madre abitava nello stesso stabile, al piano inferiore. Ha raccontato di sentire i passi del nipote correre e saltare. Non poteva però immaginare la gravità di quanto stesse accadendo.

Lo zio ha aggiunto che, in alcune occasioni, il bambino dormiva presso la loro abitazione. Il padre, puntuale alle 7 del mattino, lo svegliava bruscamente. Lo faceva alzare dal letto per iniziare le sessioni di allenamento.

Il piccolo, al termine di questi esercizi, tornava a casa visibilmente abbattuto. Era mogio e silenzioso. Lo zio ha ricordato un episodio specifico: «Ricordo un giorno che aveva il volto come pietrificato».

L'indagine e la denuncia

L'indagine che ha portato al processo è scaturita da un intervento delle forze dell'ordine. La richiesta di aiuto è avvenuta il 24 febbraio del 2023. Il testimone, lo zio, si è rivolto alle autorità competenti.

Pochi giorni prima di quel contatto, la sorella aveva finalmente trovato il coraggio di confidarsi. Aveva raccontato al fratello la drammatica situazione familiare. Le condizioni erano diventate insostenibili per tutti.

Quella sera, fu la madre stessa a contattare il fratello. Gli chiese di avvisare i carabinieri. Il nipote, infatti, continuava ad andare a calcio controvoglia. Quando il padre smise di obbligarlo, il bambino abbandonò completamente l'attività sportiva.