Una maestra elementare è sotto processo a Torino per presunti maltrattamenti su alunni. La procura ha chiesto una condanna a tre anni e sei mesi, citando episodi di umiliazioni e punizioni. Le testimonianze degli ex studenti hanno rivelato un clima di paura e angoscia.
Presunti maltrattamenti in classe a Torino
Un procedimento giudiziario è in corso a Torino. La pubblica accusa ha formulato una richiesta di condanna nei confronti di un'insegnante di scuola primaria. La pena invocata ammonta a tre anni e sei mesi di reclusione.
Le imputazioni riguardano una serie di comportamenti tenuti dall'insegnante tra il 2017 e il 2020. Questi fatti si sarebbero verificati in un istituto scolastico situato nella provincia torinese. Le accuse includono strattonamenti, umiliazioni di fronte ai compagni e commenti inappropriati sulla morte.
Sono state contestate anche punizioni collettive e sfuriate ad alto volume. Il tribunale sta esaminando episodi che hanno segnato profondamente alcuni ex alunni. Questi, ormai adolescenti, hanno testimoniato in aula.
Testimonianze di ex alunni in tribunale
Le dichiarazioni degli ex studenti hanno evidenziato il forte impatto emotivo di tali esperienze. Molti hanno riferito di aver pianto frequentemente e di aver provato timore nell'andare a scuola. La paura era una costante durante le lezioni.
Una giovane testimone ha espresso la sua determinazione a diventare insegnante. Il suo obiettivo è garantire che nessun altro alunno debba subire esperienze simili. Ha dichiarato: «Voglio diventare insegnante e far sì che non ci siano più maestre come quella che ho avuto io».
Dieci ex alunni si sono costituiti parte civile nel processo. Sono assistiti dagli avvocati Wladimiro Lanzetti e Maria Elena Parlatano. La difesa dell'insegnante è affidata all'avvocato Stefano Caniglia.
Episodi specifici contestati all'insegnante
Tra gli episodi rievocati in aula, uno riguarda un alunno rimproverato severamente per aver contato sulle dita. L'insegnante avrebbe avuto un atteggiamento aggressivo, con urla e rossore agli occhi per la rabbia.
Un altro caso citato coinvolge un bambino che aveva sviluppato un'avversione al consumo di carne. La motivazione era legata a un commento dell'insegnante, che avrebbe affermato che la carne provenisse da un cadavere.
Sono state riportate anche le frequenti allusioni dell'insegnante al tema della morte. Frasi come «ogni giorno che passa ci avvicina di più alla morte» avrebbero generato ansia negli studenti.
La Dad come sollievo e la denuncia della madre
L'avvento della pandemia di Covid-19 e l'introduzione della didattica a distanza (Dad) sono stati visti da alcuni alunni come una liberazione. Una ragazza ha affermato: «L'arrivo del Covid mi tranquillizzò perché con la Dad potevo stare lontano da lei».
Le indagini sono partite a seguito della denuncia presentata da una madre. Questo atto ha portato i Carabinieri ad avviare gli accertamenti sui fatti contestati.
Favoritismi e accuse di indifferenza
Secondo la pubblica ministero, l'insegnante avrebbe mostrato un atteggiamento di favoritismo verso alcuni alunni, definiti i «cocchi della maestra». Altri studenti sarebbero stati invece oggetto di accanimento.
Una ex alunna ha dichiarato: «Non so proprio dire perché ce l'avesse con me. Quando alzavo la mano mi ignorava. Ma se c'era da sgridare qualcuno ero la prima».
La pm ha criticato la versione dei fatti fornita dall'imputata, definendola «complottismo di bassa lega». Ha inoltre espresso perplessità riguardo all'indifferenza dell'insegnante su questioni che dovrebbero essere centrali per chi sceglie di dedicarsi all'educazione dei bambini.