La mostra "Geometrie di luci e ombre" a Torino celebra il fotografo Fan Ho, offrendo uno sguardo inedito sulla vita di Hong Kong tra gli anni Cinquanta e Sessanta attraverso oltre cento scatti.
L'arte di Fan Ho in mostra a Torino
Palazzo Falletti di Barolo ospita la prima grande esposizione italiana dedicata a Fan Ho. L'evento, visitabile fino al 10 gennaio, presenta oltre cento fotografie del maestro cinese. La mostra è prodotta da Ares in collaborazione con Blue Lotus Gallery di Hong Kong. Le curatrici Elisa Maupas e Sarah Van Ingelgom hanno selezionato le opere. L'esposizione ha già attirato più di 13.000 visitatori. Sono stati venduti anche oltre mille cataloghi editi da Dario Cimorelli Editore.
Le immagini di Fan Ho esplorano la vita pulsante dei mercati e delle strade di Hong Kong. L'artista ricercava l'equilibrio formale della figura umana nell'ambiente. Le geometrie di luce e ombra sono un elemento distintivo. L'attesa del momento giusto per raccontare una storia è fondamentale. Il ritocco in camera oscura esaltava i dettagli, a volte forzandoli. Questa miscela di attesa e manipolazione rende affascinanti i suoi scatti.
Uno sguardo sulla Hong Kong degli anni '50 e '60
Fan Ho (1931-2016) è considerato uno dei più importanti street photographer asiatici. È celebrato come il cantore di Hong Kong tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Nato a Shanghai, si trasferì nella metropoli immortalata dai suoi scatti all'età di 18 anni. Viene definito il 'Cartier-Bresson dell'Oriente'. Questo per la sua ricerca dell'attimo perfetto nella costruzione dell'immagine. La maggior parte della sua produzione è stata realizzata prima dei 28 anni.
Pluripremiato in patria e all'estero, Fan Ho si dedicò anche al cinema. Ha lavorato come attore e poi come regista. Si ritirò dalla vita pubblica a 65 anni. Le sue fotografie raccontano una comunità in trasformazione. Sono plasmate dai gesti quotidiani, dal lavoro e dalla capacità di resistere. Le sue immagini continuano a parlare a generazioni diverse. Mostrano come l'osservazione documentaria possa trasformarsi in poesia. La strada diventa uno spazio di emozione, memoria e immaginazione.
La tecnica e la visione dell'artista
Ogni foto di Fan Ho offre una piccola finestra. Permette di vedere e provare ciò che il fotografo ha visto e provato. L'autore era interessato alla resa artistica. Questa doveva essere sempre coniugata al rispetto dei soggetti. Anche chi immortala doveva essere rispettato. Facchini, venditori ambulanti e bambini che giocano sono figure ricorrenti. Il suo racconto cattura lo spirito più vero della città. Si concentra sulla fatica e la volontà di andare avanti degli abitanti. Evita di documentare gli anni tumultuosi di una città in transizione.
Fan Ho sfruttava gli effetti di controluce e i chiaroscuri. Questo accentuava l'atmosfera fumosa delle strade. Faceva emergere sagome bianche misteriose o silhouette scure dalla penombra. Allo scatto 'di prima mano' seguiva un lavoro in camera oscura. Utilizzava fotoritocchi e il ritaglio del negativo. Questo dava risalto all'immagine e eliminava elementi superflui. L'obiettivo era accentuare i toni desiderati.
L'influenza di Cartier-Bresson e il metodo di lavoro
Ispirandosi a Cartier-Bresson, Fan Ho cercava di cogliere gli istanti fugaci di armonia visiva. Questi si creano nella strada e nella vita di tutti i giorni. Il suo modo di lavorare era però molto pensato. «Sceglie prima il luogo in cui realizzare lo scatto», spiega Elisa Maupas. «Studia il movimento delle ombre e delle luci nei vari momenti della giornata. Poi si apposta e aspetta che il personaggio cammini all'interno dell'inquadratura e succeda qualcosa».
In camera oscura, il fotografo lavorava sulla luce. Questo elemento è fondante del suo linguaggio. La luce veniva modellata per creare ritmo narrativo nella composizione. Permetteva di aggiungere dramma e il mood cinematografico caratteristico della sua fotografia. La mostra a Torino offre un'occasione unica per esplorare l'universo visivo di un artista che ha saputo catturare l'anima di una metropoli in un periodo di profonda trasformazione. La sua opera continua a ispirare e a commuovere, dimostrando la potenza universale della fotografia.