Cronaca

Bimbo schiacciato da porta calcio: famiglia chiede 3 milioni

17 marzo 2026, 10:46 4 min di lettura
Bimbo schiacciato da porta calcio: famiglia chiede 3 milioni Immagine da Wikimedia Commons Torino
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Una famiglia piemontese chiede un risarcimento di 3 milioni di euro dopo che il figlio di 10 anni è stato gravemente ferito da una porta da calcio a Giaveno. Il bambino ha subito un lungo coma e presenta ancora oggi significative difficoltà fisiche e psicologiche.

Tragedia a Giaveno: bambino gravemente ferito

Un terribile incidente ha scosso la comunità di Giaveno, in provincia di Torino, nell'ottobre 2024. Un bambino di soli 10 anni è rimasto schiacciato da una porta da calcio. L'evento ha avuto conseguenze devastanti per il piccolo, che è stato ricoverato in coma per oltre un mese. Nonostante le cure intensive, il bambino continua a manifestare problematiche fisiche significative.

La famiglia, profondamente provata dall'accaduto, ha deciso di intraprendere azioni legali per ottenere un risarcimento adeguato. La richiesta ammonta a 3 milioni di euro. Questa cifra è considerevolmente superiore ai 193mila euro inizialmente proposti dall'assicurazione. I genitori ritengono che tale somma sia insufficiente a coprire i danni subiti dal figlio.

Il quotidiano la Repubblica ha riportato i dettagli della vicenda, evidenziando come il bambino necessiti ancora di un Piano Educativo Individualizzato (PEI). La sua condizione richiede la presenza costante di due insegnanti di sostegno. Inoltre, sono indispensabili proseguire con terapie logopediche, fisioterapiche e psicologiche per cercare di mitigare gli effetti a lungo termine dell'incidente.

Richiesta di risarcimento: danno biologico e perdita di chance

I genitori del piccolo, attraverso il loro legale, l'avvocato Enrico Maria Picco, hanno espresso la loro determinazione. «Il danno biologico andrà definito col tempo», hanno dichiarato a Repubblica, «ma quelli psichici ed esistenziali sono già evidenti». La preoccupazione principale riguarda la «perdita di chance» futura del bambino, ovvero la riduzione delle opportunità di vita e di sviluppo a causa delle lesioni riportate.

Questa «perdita di chance» è considerata dai legali della famiglia come il danno maggiore, e per questo deve essere adeguatamente risarcita. La famiglia intende costituirsi parte civile nel processo penale che verrà avviato. L'obiettivo è perseguire la giustizia per il loro figlio e ottenere un risarcimento che possa garantire il miglior futuro possibile, nonostante le avversità.

La cifra richiesta di 3 milioni di euro tiene conto non solo delle spese mediche già sostenute, pari a oltre 110mila euro, ma anche dei costi futuri per le terapie e per compensare la diminuzione della qualità della vita del bambino. La proposta iniziale dell'assicurazione, di 50mila euro in cambio della rinuncia alla costituzione di parte civile, è stata categoricamente rifiutata.

Inchiesta e responsabilità: il caso contro l'associazione sportiva

Mentre il bambino era ricoverato, prima al Regina Margherita di Torino e poi in una clinica di riabilitazione in provincia di Como, è partita un'indagine giudiziaria. L'inchiesta, coordinata dalla Pubblica Ministero Alessandra Salvati, è per lesioni personali gravi. I sospetti ricadono sull'associazione Tennis Giaveno e sul suo presidente, Fabrizio Belmonte.

Il signor Belmonte, difeso dagli avvocati Stefano Tizzani e Gino Obert, è accusato di aver violato il testo unico sulla sicurezza. Secondo le indagini, le porte da calcetto sarebbero state lasciate incustodite ai lati del campo da tennis, creando una situazione di pericolo non adeguatamente gestita. La loro presenza in un'area non destinata a tale uso avrebbe contribuito all'incidente.

La famiglia del bambino punta a ottenere un risarcimento che superi ampiamente gli esborsi economici già effettuati e le proposte transattive avanzate. La loro battaglia legale mira a ottenere giustizia e un sostegno concreto per il futuro del loro figlio, considerando l'impatto a lungo termine dell'incidente sulla sua vita.

La difesa e la prospettiva futura

L'avvocato Gino Obert, legale di Fabrizio Belmonte, ha fornito una prospettiva diversa sulla proposta economica. «Quei 50mila euro sono un acconto», ha spiegato, «solo a ottobre si potrà definire una cifra complessiva». La ragione di questo temporeggiamento, secondo la difesa, è legata alla necessità di valutare appieno le conseguenze dell'incidente sul bambino. «Si saranno stabilizzate le conseguenze per il bambino», ha aggiunto l'avvocato Obert, «che per fortuna sono meno gravi di quanto tutti temevamo».

Questa dichiarazione suggerisce che, sebbene le condizioni del bambino siano serie, la difesa ritiene che la gravità delle conseguenze a lungo termine possa essere inferiore alle preoccupazioni iniziali. La stabilizzazione delle condizioni mediche e psicologiche del piccolo sarà un elemento cruciale per determinare l'entità finale del risarcimento.

L'iter giudiziario proseguirà, con la famiglia determinata a far valere le proprie ragioni in tribunale. La costituzione di parte civile permetterà loro di partecipare attivamente al processo e di presentare le proprie richieste di risarcimento direttamente al giudice. La vicenda solleva ancora una volta l'importanza della sicurezza negli impianti sportivi e della corretta gestione dei rischi, soprattutto quando sono coinvolti minori.

La comunità di Giaveno e l'intera regione Piemonte seguono con apprensione gli sviluppi di questo caso. La richiesta di 3 milioni di euro sottolinea la gravità delle lesioni subite dal bambino e le aspettative della famiglia riguardo al suo futuro. La giustizia farà il suo corso, ma l'impatto emotivo e fisico sull'intera famiglia rimarrà profondo per molti anni a venire.

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