La vicenda giudiziaria "Bigliettopoli" si conclude con l'assoluzione definitiva di Giulio Muttoni. La Corte d'Appello di Torino ha dichiarato inammissibile il ricorso della procura, confermando la decisione di primo grado. Muttoni esprime amarezza per le conseguenze professionali subite.
Fine del processo "Bigliettopoli" a Torino
Il percorso giudiziario noto come "Bigliettopoli" ha raggiunto la sua conclusione. La Corte d'Appello di Torino ha confermato l'assoluzione di Giulio Muttoni. L'uomo, all'epoca dei fatti, era il patron della società organizzatrice di eventi Set Up Live.
La procura aveva presentato un ricorso contro la sentenza di primo grado. Tuttavia, i giudici di secondo grado hanno dichiarato tale ricorso inammissibile. Questa decisione ha reso definitiva l'assoluzione di Muttoni, già pronunciata il 26 marzo dell'anno precedente.
Le conseguenze professionali e personali
Giulio Muttoni ha espresso un sentimento di profonda amarezza per le ripercussioni della vicenda sulla sua vita professionale. Ha dichiarato di aver dovuto abbandonare la sua attività. Ha dovuto chiudere tre aziende. Le sue principali collaborazioni internazionali sono cessate improvvisamente.
«Le multinazionali con cui lavoravo mi hanno abbandonato dalla mattina alla sera, con una telefonata», ha raccontato a Repubblica. La decisione della Corte d'Appello è arrivata dopo la rinuncia all'appello da parte della procura generale. Quest'ultima ha ritenuto non sussistenti i presupposti per proseguire l'azione penale.
L'impatto delle intercettazioni
Muttoni ha descritto l'impatto devastante delle intercettazioni sulla sua vita. È stato intercettato per ben 38.000 volte. «Le intercettazioni sono come la lebbra», ha affermato. Ha spiegato come il suo volume di chiamate sia drasticamente diminuito.
«Sono passato da 500 chiamate al giorno a cinque», ha specificato. Ha aggiunto di aver dovuto «sfoltire l'agenda». Molte persone che inizialmente gli erano state vicine sono scomparse durante il periodo più difficile.
La ricerca di giustizia
Nonostante la pensione, Giulio Muttoni intende perseguire la giustizia. Ha compiuto 66 anni al momento del primo avviso di garanzia nel 2019. Ora si trova in pensione e considera «sciocco» provare a rientrare nel mondo degli affari.
«Chiederò giustizia verso chi mi ha cancellato e trattato come un mostro», ha concluso. Ha sottolineato come questo sia avvenuto nonostante un rapporto quotidiano basato su amicizia e confidenze. Ha evidenziato come le sue attenzioni fossero rivolte anche ai problemi personali altrui.