Cronaca

Morte paziente Ancona, infarto prima intervento: figlia denuncia ospedale

9 marzo 2026, 22:01 5 min di lettura
Morte paziente Ancona, infarto prima intervento: figlia denuncia ospedale Stemma del Comune Tolentino
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Tragedia a Torrette: Infarto Fatale Prima dell'Intervento, Famiglia Chiede Giustizia

Una donna di 77 anni è deceduta nel luglio 2018 presso l'Ospedale regionale di Torrette ad Ancona. La morte è sopraggiunta a seguito di un infarto, verificatosi poco prima di un delicato intervento cardiaco. La figlia della vittima, una 56enne di origine romena, ha sporto denuncia per omicidio colposo, sostenendo che uno sforzo fisico imposto alla madre per spostarsi dal letto a una barella possa aver innescato l'evento fatale. La vicenda è ora al centro di un'indagine giudiziaria che potrebbe portare a nuovi accertamenti.

La paziente, residente a Tolentino e anch'essa di origine romena, era stata ricoverata d'urgenza il 1 luglio 2018. Da tempo accusava un profondo stato di affaticamento, manifestando difficoltà anche per sforzi minimi. Già nel maggio 2018, una coronarografia aveva evidenziato la necessità improrogabile di un intervento chirurgico al cuore, segnalando una condizione cardiaca estremamente fragile che richiedeva la massima cautela e assistenza.

Dopo l'ammissione al pronto soccorso, la donna era stata trasferita prima all'Unità di Terapia Intensiva Coronarica (UTIC) e successivamente nel reparto di Cardiologia. Durante il ricovero, i medici curanti avevano fornito chiare e precise raccomandazioni. Avevano espressamente indicato che la paziente non dovesse compiere alcun tipo di sforzo fisico autonomo, data la sua grave fragilità e l'alto rischio di complicazioni. Questa indicazione era stata comunicata sia alla paziente stessa che alla figlia, sottolineando l'importanza di un'assistenza totale in ogni movimento.

Il 6 luglio 2018 era il giorno fissato per l'operazione al cuore, un momento cruciale per la salute della 77enne. Secondo quanto dettagliatamente ricostruito nella denuncia presentata dalla figlia, un operatore sanitario, identificato come barelliere, si sarebbe recato nella stanza della paziente per accompagnarla in sala operatoria. È proprio in questo frangente che si sarebbe verificato l'episodio contestato, che ha dato origine alla controversia legale.

Il barelliere avrebbe chiesto alla 77enne di alzarsi autonomamente dal letto per trasferirsi sulla barella, posizionata a pochi metri di distanza. La figlia e la paziente avrebbero prontamente fatto presente all'operatore l'impossibilità per la donna di muoversi da sola, ricordando le precise indicazioni mediche ricevute. Tuttavia, il barelliere avrebbe risposto di non poterla aiutare direttamente nel sollevamento, adducendo un problema alla schiena che gli impediva di compiere sforzi fisici di quel tipo.

Nonostante le obiezioni e la chiara fragilità della paziente, la donna sarebbe stata costretta a compiere lo sforzo di alzarsi e spostarsi autonomamente dal letto alla barella. Una volta sulla barella, quasi immediatamente, la 77enne avrebbe iniziato a manifestare gravi difficoltà respiratorie, un segnale allarmante di un imminente collasso cardiaco. L'episodio ha gettato un'ombra di dubbio sull'adeguatezza delle procedure di trasferimento dei pazienti in condizioni critiche e sulla gestione del personale.

Durante il tragitto verso la sala operatoria, la paziente fu colpita da un grave infarto. Nonostante i tentativi di rianimazione e le cure immediate prestate dal personale medico, la sua condizione precipitò rapidamente. La donna non riprese più conoscenza e morì due giorni dopo, l'8 luglio 2018, lasciando la figlia in un profondo stato di shock e dolore, con il peso di interrogativi irrisolti.

La figlia, all'epoca 56enne, ha presentato la denuncia per omicidio colposo solo nel giugno 2023, quasi cinque anni dopo la tragica scomparsa della madre. Ha spiegato di aver avuto bisogno di un lungo periodo per superare il trauma e l'intenso dolore che l'avevano colpita. Questo stato emotivo le aveva impedito di rielaborare con lucidità gli eventi e di intraprendere un'azione legale in precedenza. Tale attesa evidenzia il profondo peso psicologico che tali tragedie possono avere sui familiari.

La Procura di Ancona, dopo aver avviato le indagini preliminari, aveva richiesto l'archiviazione del caso. La motivazione principale addotta era l'impossibilità di rintracciare il barelliere specifico in servizio quel giorno, rendendo estremamente difficile l'identificazione di un responsabile diretto per l'accaduto. La mancanza di prove concrete e di testimonianze dirette sull'identità dell'operatore ha rappresentato un ostacolo significativo per il prosieguo dell'accusa.

L'avvocato della figlia, Luca Polita, ha prontamente presentato opposizione alla richiesta di archiviazione. La difesa sostiene con forza che sia fondamentale fare piena luce sull'accaduto e identificare eventuali responsabilità. L'8 aprile (data futura rispetto alla pubblicazione originale, ndr) il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) Carlo Masini dovrà pronunciarsi sulla richiesta di opposizione, decidendo se accogliere le istanze della famiglia.

Tra le richieste avanzate dall'avvocato Polita, vi è quella di disporre nuovi e approfonditi accertamenti investigativi. In particolare, la difesa ha chiesto all'ospedale di fornire l'elenco completo del personale in turno nel reparto di Cardiologia e nel servizio di trasporto pazienti il 6 luglio 2018. L'obiettivo è identificare tutti gli operatori presenti e, se possibile, il barelliere coinvolto, per ricostruire con precisione la dinamica degli eventi e le responsabilità.

La famiglia della vittima continua a cercare risposte e giustizia per la morte della loro congiunta. La vicenda solleva interrogativi importanti sulle procedure di movimentazione dei pazienti fragili all'interno delle strutture ospedaliere e sulla formazione e l'adeguatezza del personale. La denuncia mira a stabilire se vi siano state negligenze o violazioni dei protocolli che possano aver contribuito al tragico epilogo, garantendo che simili eventi non si ripetano in futuro.

Questo caso mette in luce l'importanza cruciale della sicurezza del paziente e dell'aderenza rigorosa ai protocolli medici, specialmente per coloro che si trovano in condizioni di estrema vulnerabilità. La necessità di un'assistenza adeguata e di personale formato per gestire situazioni delicate è fondamentale per prevenire eventi avversi e garantire la massima tutela ai ricoverati. La decisione del GIP sarà determinante per il prosieguo dell'indagine e per l'eventuale accertamento di responsabilità, offrendo forse un po' di pace alla famiglia in lutto.

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