La vicenda di Matteuccia da Todi, guaritrice del XV secolo bruciata viva a Todi, rappresenta uno dei primi processi per stregoneria in Italia. La sua storia, tra accuse di incantesimi e legami politici, emerge dai verbali del Tribunale dei Malefici.
Matteuccia da Todi: la guaritrice del XV secolo
La figura di Matteuccia da Todi riemerge dalle pagine oscure della storia umbra. Viene ricordata come protagonista di uno dei primi grandi processi per stregoneria in Italia e in Europa. La sua condanna al rogo avvenne il 20 marzo 1428. Aveva circa quarant'anni.
Il suo nome di battesimo era Matteuccia di Francesco. La donna fu bruciata viva nella piazza del Montarone. Le sue vicende sono documentate nei verbali del “Tribunale dei Malefici”. Questi documenti sono oggi conservati presso l'Archivio storico comunale di Todi.
Una Domina Herbarum tra accuse e sospetti
Matteuccia era conosciuta come una Domina Herbarum. Questo titolo indicava una guaritrice esperta nell'uso delle erbe. Preparava unguenti e infusi per curare corpo e anima. Recitava formule esoteriche durante i trattamenti. Tali pratiche, considerate innocue oggi, erano viste come macabre e stravaganti all'epoca.
La sua fama di guaritrice si estendeva oltre i confini di Todi. Aveva una clientela ampia e diversificata. Raggiunse una notorietà tale da dover fornire un unguento curativo a uno stipendiario di Braccio da Montone. Questo legame avrebbe avuto un ruolo cruciale nella sua condanna.
Il legame con Braccio da Montone e la condanna
Diversi studiosi ipotizzano che il suo legame con Braccio Fortebraccio possa aver causato la sua condanna. Potrebbe essere stata una ripicca politica. Braccio da Montone all'epoca esercitava un forte potere nell'Italia centrale. La sua influenza contrastava quella di Papa Martino V.
Matteuccia di Francesco fu condannata da un tribunale laico. Era guidato da Lorenzo de Surdis, capitaneum della città. Le accuse la definivano «donna di pessima condizione, vita e fama, pubblica incantatrice, fattucchiera, maliarda e strega». La donna fu etichettata come incantatrix per il suo ricorso a incantesimi.
Le accuse: incantesimi e pratiche occulte
Le accuse mosse contro Matteuccia erano numerose. Si parlava di trenta capi d'imputazione. Le formule magiche, secondo le accuse, erano accompagnate da gesti rituali. Questi includevano l'uso di un «osso pagano». Si trattava di resti di bambini non battezzati, ossa da sepolture antiche o di condannati a morte.
Tra le accuse più gravi figurano: aver spinto un uomo al servizio di Braccio a recuperare un cadavere. Si diceva fosse capace di trasformarsi in gatta. Le fu attribuito anche il volo su un capro fino al noce di Benevento. Questo luogo era considerato un punto d'incontro per le streghe con il demonio.
Una delle formule a lei attribuite recita: «Unguento, unguento / madame a la noce de Benivento, / supra aqua et supra ad vento / et supra ad omne maltempo».
Il processo, la confessione e la memoria
Al termine del processo, Matteuccia non presentò una difesa strutturata. Risultò rea confessa. Questo esito è probabilmente legato all'uso diffuso della tortura all'epoca. Anche Bernardino da Siena si schierò contro di lei.
La visita di Bernardino da Siena a Todi nel 1428 è ricordata. Si dice che il tiglio monumentale davanti al Convento di Montesanto sia stato piantato in quell'occasione. Ancora oggi, la memoria di Matteuccia viene onorata con convegni e rievocazioni.
L'Istituto agrario di Todi ha dedicato a lei l'Orto della strega. Questo spazio è stato aperto al pubblico, mantenendo viva la sua storia. La vicenda di Matteuccia da Todi rimane un monito sulla persecuzione e sull'intolleranza.