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La viticoltura affronta sfide climatiche epocali. Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, evidenzia come ricerca scientifica e innovazione tecnologica siano cruciali per adattare la produzione vinicola e preservare la qualità, smentendo allarmismi su spostamenti geografici drastici.

Nuove strategie per la viticoltura moderna

Le vecchie metodologie non sono più sufficienti per la produzione vinicola. È fondamentale conoscere ogni singolo appezzamento di terreno. L'intervento scientifico mirato diventa essenziale. La gestione della chioma delle viti e del suolo è prioritaria. La scelta dei portainnesti giusti è determinante. L'uso oculato dell'acqua è cruciale. I sistemi di allevamento devono essere ottimizzati. L'esposizione dei grappoli va considerata attentamente. Individuare il momento esatto della vendemmia è vitale. La qualità odierna nasce dalla conoscenza profonda. La scienza guida questo processo.

Queste sono le parole di Riccardo Cotarella. Egli ricopre la carica di presidente di Assoenologi. Le sue dichiarazioni sono giunte in occasione di Eco Sanfra. Si tratta di un festival umbro dedicato alla sostenibilità. Cotarella è intervenuto all'incontro intitolato 'Dalla Terra alla Tavola-Il valore del cibo'. L'evento si è svolto il 26 settembre.

Clima estremo e impatto sul settore vinicolo

Il mondo del vino sta vivendo una trasformazione radicale. L'estremizzazione climatica sta guidando questa svolta epocale. I produttori sono spinti a superare le ricette standardizzate. Le variazioni climatiche influenzano direttamente la maturazione delle uve. Temperature più elevate accelerano l'accumulo di zuccheri. Questo processo riduce rapidamente l'acidità naturale. Il risultato può essere un vino con una gradazione alcolica potenziale maggiore. Tuttavia, non si deve pensare che questo sia un processo automatico. L'eccessivo calore può mettere in sofferenza la vite. La fisiologia della pianta può alterarsi. La maturazione dell'uva può perdere il suo equilibrio naturale.

È in questo scenario che entrano in gioco figure professionali specifiche. L'enologo assume un ruolo centrale. La ricerca scientifica offre soluzioni innovative. La tecnologia fornisce strumenti avanzati. Il compito degli esperti è chiaro. Bisogna evitare che il clima detti legge sulla produzione. L'obiettivo è guidare il processo, non subirlo passivamente. L'obiettivo è preservare l'identità e la qualità del vino.

Nessun allarmismo su spostamenti geografici

Riguardo al possibile impatto sulla geografia delle zone di produzione, Cotarella ridimensiona gli allarmismi. Non si parla di uno spostamento inesorabile delle aree vitivinicole. Non è opportuno stilare una classifica delle regioni più a rischio. Anche all'interno della stessa regione, le condizioni possono variare enormemente. Esistono vigneti a livello del mare. Altri si trovano a 600, 800 metri o oltre i mille metri di altitudine. Le esposizioni solari sono completamente diverse. I suoli presentano caratteristiche differenti. Le condizioni climatiche cambiano in pochi chilometri. Anche nel Mezzogiorno italiano, esistono aree con altitudini significative. La ventilazione naturale è presente. Le escursioni termiche sono notevoli. Il territorio offre condizioni eccezionali per la viticoltura.

La resilienza del settore passa anche attraverso l'adozione di nuove tecnologie. Le Tea, Tecnologie di Evoluzione Assistita, si inseriscono in questo percorso. Cotarella sottolinea la necessità di procedere con estrema serietà scientifica. Sono indispensabili sperimentazioni accurate. Le valutazioni devono essere condotte nel tempo. Servono regole chiare e condivise. Tuttavia, non si deve avere paura della ricerca. L'innovazione è uno strumento fondamentale per il futuro del vino.

Domande frequenti

Come sta cambiando la produzione del vino a causa del clima?

La produzione vinicola sta cambiando a causa dell'estremizzazione climatica. Le temperature più elevate influenzano la maturazione delle uve, aumentando gli zuccheri e riducendo l'acidità. Questo richiede un approccio scientifico e tecnologico per gestire ogni vigneto individualmente, ottimizzando fattori come la gestione del suolo, dell'acqua e la scelta dei portainnesti, per evitare che il clima detti le caratteristiche del vino.

È vero che il vino si sposterà in zone più fredde ad alta quota?

Secondo Riccardo Cotarella di Assoenologi, non c'è motivo di allarmarsi per un imminente spostamento massiccio delle zone di produzione vinicola verso altitudini maggiori. Le condizioni climatiche e ambientali variano notevolmente anche su brevi distanze e all'interno della stessa regione, e molte aree con caratteristiche favorevoli esistono anche in zone tradizionalmente calde o a bassa quota, inclusi i territori del Mezzogiorno.