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La cultura in Umbria genera un valore economico significativo, ma la sua incidenza sull'occupazione e sulla ricchezza regionale rimane inferiore alle medie nazionali. Il rapporto "Io sono Cultura" evidenzia le sfide del settore.

Il valore della cultura in Umbria

La regione Umbria ha registrato un valore aggiunto di 1 miliardo e 105 milioni di euro nel 2025. Questo dato proviene dal sistema produttivo culturale e creativo regionale. Il settore ha inoltre sostenuto un totale di 19.081 occupati. Questi numeri emergono da un'analisi approfondita condotta dal rapporto "Io sono Cultura". La rilevazione sposta l'attenzione dai semplici eventi alla struttura produttiva sottostante. I dati mostrano una filiera che, pur essendo attiva, fatica a raggiungere i livelli di ricchezza e occupazione del resto d'Italia.

La crescita annuale del valore aggiunto si è attestata all'1,4%. L'occupazione ha visto un incremento dello 0,9%. Questi tassi sono inferiori rispetto alle medie nazionali. L'Italia ha registrato rispettivamente un 3,3% e un 1,7%. L'incidenza del sistema culturale sull'economia regionale è del 4,4%. A livello nazionale, questo dato sale al 5,7%. Nell'area centrale del Paese, raggiunge il 6,8%. Per quanto riguarda l'occupazione, l'Umbria si ferma al 4,8%. Il dato nazionale è del 5,7%, mentre quello dell'area centrale è del 6,7%.

Spesa pubblica e struttura produttiva

Una precedente indagine della Camera di Commercio aveva già evidenziato una differenza nella spesa del pubblico. Nel 2025, la spesa dei cittadini umbri per la cultura è diminuita del 2,2%. Ha raggiunto 45,17 milioni di euro. Contemporaneamente, in Italia si è registrato un aumento del 7%. La spesa media per ogni presenza culturale è stata di 12,66 euro. La media nazionale è di 16,99 euro. Il rapporto "Io sono Cultura" aggiunge un ulteriore livello di analisi. Si concentra sulla sottigliezza dell'apparato che trasforma la domanda culturale in imprese strutturate. Vengono esaminati anche la proprietà intellettuale, i servizi digitali e l'occupazione continuativa. L'Umbria si posiziona all'undicesimo posto in Italia per valore aggiunto culturale e creativo. È decima per peso degli occupati. Regioni come Toscana, Marche e Lazio mantengono quote superiori. L'analisi non misura la qualità degli eventi. Valuta invece quanto della vivacità culturale si traduce in aziende solide, competenze sviluppate e prodotti esportabili.

Concentrazione geografica e settori trainanti

La geografia interna della produzione culturale mostra una forte concentrazione. Perugia genera la maggior parte della ricchezza, con 888 milioni di euro. Conta anche il maggior numero di occupati, 14.963. Terni contribuisce con 217 milioni di euro e 4.118 addetti. Oltre l'80% della ricchezza culturale e creativa si concentra nella provincia di Perugia. Lo stesso vale per oltre il 78% del lavoro. Questa mappa economica contrasta con la diffusione capillare degli spettacoli. La diffusione suggerisce un'immagine policentrica della regione. Il cosiddetto "Core Cultura", ovvero le attività che producono direttamente beni e servizi culturali, vale in Umbria 644 milioni di euro. Impiega 11.579 persone.

I restanti 461 milioni di euro e 7.502 addetti provengono dagli "Embedded Creatives". Si tratta di professionisti creativi impiegati fuori dai settori culturali tradizionali. Lavorano nella manifattura, nell'artigianato e nei servizi. L'analisi della composizione del Core umbro spiega parte del divario. L'editoria e la stampa generano il 26,7% del valore aggiunto regionale. A livello nazionale, questo dato è del 17,3%. Le arti performative e visive pesano il 12,5% in Umbria, contro il 10,1% nazionale. Il patrimonio storico e artistico vale il 7,2%, superando il 5,8% del Paese. Queste attività rafforzano l'identità regionale. Tuttavia, spesso operano su base progettuale o stagionale. Il segmento che oggi genera maggiore crescita, quello digitale, vede una presenza ridotta in Umbria. Software e videogiochi rappresentano il 14,4% del valore aggiunto del Core regionale. La media italiana è del 27,8%. Nell'occupazione, il confronto è del 14,6% contro il 22,6% nazionale. A livello nazionale, questo comparto genera 18,6 miliardi di euro e oltre 206 mila posti di lavoro.

Il ritardo digitale e le sfide future

Il ritardo digitale in Umbria limita diverse opportunità. Riguarda la possibilità di estendere la vita economica di un festival. Include la digitalizzazione di archivi. Permette la produzione di formati audiovisivi innovativi. Consente una migliore conoscenza dei pubblici. Facilita la vendita di servizi culturali oltre i confini regionali. La filiera culturale umbra comprende 3.936 imprese del Core Cultura. Questo dato rappresenta il 4,3% del totale delle imprese regionali. La sfida per l'Umbria è dunque quella di rafforzare i settori a più alto potenziale di crescita. È necessario anche migliorare la capacità di trasformare la vivacità culturale in un motore economico più robusto e continuativo. L'obiettivo è allineare l'occupazione e la ricchezza prodotta dal settore culturale alle medie nazionali ed europee.

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