L'Umbria mostra un quadro positivo in 30 dei 60 indicatori del Benessere Equo e Sostenibile (Bes) analizzati dall'Istat. Tuttavia, emergono criticità significative, soprattutto nella mobilità dei laureati e nella remunerazione media del lavoro.
Umbria: punti di forza nel benessere territoriale
L'Umbria si posiziona favorevolmente in numerosi aspetti del benessere territoriale, secondo i dati del Bes 2025 elaborati dall'Istat. La regione registra ben 30 indicatori territoriali superiori alla media nazionale. Questo dato la pone in linea con altre regioni come le Marche (31 indicatori positivi) e la Toscana (30 indicatori positivi).
Tuttavia, l'Umbria presenta anche 14 indicatori inferiori alla media e 16 in cui non si registrano differenze statisticamente rilevanti. Le criticità umbre risultano essere tre in più rispetto a quelle delle Marche e della Toscana, evidenziando un divario più marcato rispetto alle regioni del Nord Italia con performance più elevate.
La Camera di commercio dell'Umbria sottolinea l'importanza di queste misurazioni per comprendere le condizioni di vita e le opportunità di investimento, occupazione e impresa. Le funzioni camerali, come l'informazione economica e il sostegno all'innovazione, sono chiamate a giocare un ruolo cruciale nel migliorare il contesto regionale.
Istruzione e occupazione: dati incoraggianti ma con riserve
Nel settore dell'istruzione e della formazione, l'Umbria mostra risultati eccellenti. Nel 2024, il 75,9% dei residenti tra 25 e 64 anni possedeva almeno un diploma, superando il dato del Centro Italia (72,2%) e quello nazionale (66,7%).
Anche la percentuale di laureati nella fascia d'età 25-39 anni è superiore alla media, attestandosi al 35,3% contro il 34,2% del Centro e il 30,9% nazionale. Il tasso di passaggio all'università, riferito al 2022, raggiungeva il 59,8%, significativamente più alto del 51,7% nazionale.
Inoltre, il fenomeno dei giovani che non lavorano né studiano (Neet) è meno diffuso in Umbria, con il 10,1% nel 2024, rispetto al 15,2% registrato in Italia nello stesso anno. Questi dati suggeriscono un sistema formativo efficace e una maggiore propensione dei giovani all'impiego.
Anche la partecipazione al lavoro è un punto di forza. Nel 2024, il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni in Umbria era del 73,4%, superiore alla media del Centro (71,9%) e a quella nazionale (67,1%). Questi risultati indicano una buona capacità della regione di inserire i propri residenti nel mercato del lavoro.
Redditi e innovazione: le criticità emergenti
Nonostante i buoni risultati in termini di occupazione e istruzione, il quadro economico presenta delle ombre. La retribuzione media annua dei dipendenti in Umbria, nel 2023, si fermava a 20.993 euro. Questo dato è inferiore di 1.994 euro rispetto alla media del Centro Italia e di 2.637 euro rispetto a quella nazionale, con uno scarto dell'11,2%.
Questo divario retributivo, pur non considerando la paga a parità di mansione e ore lavorate, indica una minore capacità complessiva di remunerazione in Umbria. Le Marche registrano retribuzioni medie simili (20.956 euro), mentre la Toscana si posiziona più in alto con 22.388 euro.
Il reddito disponibile equivalente mediano nel 2022 era di 19.700 euro in Umbria, leggermente superiore alla media del Centro (19.500 euro) e nazionale (18.600 euro). Questo indicatore, che tiene conto della situazione familiare, non contraddice il dato sulle retribuzioni medie dei dipendenti, ma evidenzia una diversa distribuzione delle risorse economiche.
Sul fronte dell'innovazione, l'Umbria mostra un ritardo significativo. Le domande di brevetto nel 2021 erano 54,5 per milione di abitanti, contro le 65,5 del Centro e le 90,1 dell'Italia. Si tratta di un deficit del 39,5% rispetto al dato nazionale.
Anche il peso degli addetti alle imprese culturali è inferiore alla media: 1,4% del totale in Umbria, contro il 2,1% del Centro e l'1,6% nazionale. Questo dato riflette una minore capacità di trasformare la conoscenza e la creatività in attività produttiva.
Fuga di laureati: un problema di attrattività
Uno dei dati più preoccupanti riguarda la mobilità dei laureati. Nel 2023, il saldo migratorio dei laureati italiani tra 25 e 39 anni in Umbria era di -14,7 per mille. Questo significa che più laureati lasciano la regione di quanti ne arrivino, considerando sia i trasferimenti verso altre regioni italiane che verso l'estero.
Il confronto con la Toscana è netto: la regione vicina registra un saldo positivo di +0,3 per mille. Anche le Marche presentano un saldo migliore (-13,7 per mille). Tra il 2019 e il 2025, l'Umbria ha perso complessivamente circa 2.700 laureati italiani nella fascia 25-34 anni.
Il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro conferma questa tendenza, evidenziando una domanda di laureati nel mercato del lavoro umbro inferiore alla media nazionale. Nel 2025, solo l'8,1% delle circa 70mila entrate programmate in Umbria richiedeva una laurea, contro l'11,6% nazionale.
Anche all'interno della regione, la mobilità dei giovani laureati presenta differenze: il saldo era di -23,5 per mille a Terni e -12 per mille a Perugia. Questo fenomeno indica una scarsa attrattività della regione per i propri laureati, con potenziali ripercussioni negative sullo sviluppo economico e sociale.
Altre criticità e punti di forza
L'Umbria presenta altre criticità rilevanti. Il tasso di infortuni mortali e con inabilità permanente sul lavoro era di 17,8 casi per diecimila occupati, contro 11 in Italia. Le perdite delle reti idriche raggiungono il 49,7%, ben oltre il 42,4% nazionale.
L'offerta di trasporto pubblico nei capoluoghi è limitata: 1.856 posti-chilometro per abitante contro 4.623 in Italia. Anche i posti letto ospedalieri ad alta assistenza sono inferiori alla media nazionale (2,2 ogni diecimila abitanti contro 3,2).
Tra i punti di forza, invece, si segnalano la diffusione degli agriturismi, la presenza di verde urbano e un numero elevato di istituzioni non profit (82 ogni diecimila abitanti, contro 61 in Italia). Queste risorse contribuiscono all'attrattività territoriale, affiancandosi alle condizioni produttive e occupazionali.
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