L'Umbria mostra un quadro del benessere territoriale con 30 indicatori superiori alla media nazionale. Nonostante i punti di forza, emergono criticità significative legate all'attrattività e ai salari.
Punti di forza e criticità del benessere umbro
L'Umbria si posiziona al di sopra della media italiana in ben 30 indicatori su 60, secondo il rapporto Bes dei territori 2025 dell'Istat. La regione presenta 14 indicatori inferiori alla media e 16 in linea. Questo quadro generale evidenzia un potenziale notevole, ma anche aree che necessitano di attenzione per migliorare l'attrattività complessiva.
Confrontando l'Umbria con regioni vicine come le Marche e la Toscana, si nota una sostanziale parità nel numero di indicatori favorevoli. Le Marche vantano 31 indicatori migliori della media nazionale, mentre la Toscana ne conta 30. La differenza principale risiede nelle criticità: l'Umbria ne registra 14, contro le 11 delle Marche e le 11 della Toscana. Questo suggerisce che, pur avendo un buon numero di punti di forza, le sfide da affrontare sono leggermente più numerose.
Il divario si allarga ulteriormente se si considerano le regioni del Nord Italia, che presentano generalmente risultati più favorevoli. La domanda fondamentale che emerge è dove le condizioni di vita e lavorative favoriscano realmente gli investimenti, l'occupazione e l'attività imprenditoriale, e dove invece rappresentino un ostacolo. Le funzioni camerali, come quelle legate all'informazione economica, all'orientamento e al sostegno all'innovazione, sono chiamate in causa per affrontare queste sfide.
Il conteggio 30-14-16 proviene dal Bes dei territori 2025, elaborato dall'Istat. Queste cifre offrono una fotografia dettagliata del benessere territoriale, come comunicato dall'ufficio stampa della Camera di commercio dell'Umbria. L'analisi territoriale rivela che tutti e nove gli indicatori relativi all'istruzione e alla formazione sono favorevoli all'Umbria.
Istruzione e occupazione: un quadro positivo ma con sfumature
Nel 2024, il 75,9% dei residenti umbri tra i 25 e i 64 anni possedeva almeno un diploma. Questo dato supera il 72,2% registrato nel Centro Italia e il 66,7% a livello nazionale. Per quanto riguarda i laureati nella fascia d'età 25-39 anni, la percentuale in Umbria era del 35,3%, superiore al 34,2% del Centro e al 30,9% nazionale. Questi numeri indicano un livello di istruzione mediamente elevato nella regione.
Il tasso di passaggio all'università, riferito al 2022, raggiungeva il 59,8% in Umbria, significativamente più alto del 51,7% nazionale. Anche il fenomeno dei giovani che non studiano e non lavorano (NEET) è meno marcato: solo il 10,1% in Umbria, contro il 15,2% in Italia nel 2024. Questi dati confermano un vantaggio in termini di capitale umano e opportunità formative.
Anche la partecipazione al mondo del lavoro mostra risultati incoraggianti. Nel 2024, il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni in Umbria era del 73,4%, superando il 71,9% del Centro e il 67,1% nazionale. Questo indica una buona capacità della regione di integrare la popolazione nel mercato del lavoro.
Tuttavia, il confronto sui redditi da lavoro presenta un quadro meno roseo. La retribuzione media annua dei dipendenti in Umbria, nel 2023, si attestava a 20.993 euro. Questa cifra è inferiore di 1.994 euro rispetto alla media del Centro e di 2.637 euro rispetto alla media nazionale, con uno scarto del 11,2% rispetto all'Italia. Questo dato, pur non considerando la retribuzione a parità di mansione e ore, segnala una capacità di remunerazione complessiva più debole.
Le Marche registravano retribuzioni medie di 20.956 euro, mentre la Toscana raggiungeva i 22.388 euro. L'Umbria si allinea quindi alle Marche ma rimane significativamente indietro rispetto alla Toscana. Un altro indicatore, il reddito disponibile equivalente mediano nel 2022, era di 19.700 euro in Umbria, contro i 19.500 del Centro e i 18.600 dell'Italia. Questo indicatore, che tiene conto della situazione familiare, non contraddice il dato sulle retribuzioni medie dei dipendenti, ma offre una prospettiva diversa sul potere d'acquisto.
Attrattività e innovazione: le sfide dell'Umbria
Sul fronte dell'innovazione, l'Umbria mostra un ritardo rispetto alla media nazionale. Le domande di brevetto per milione di abitanti nel 2021 erano 54,5 in Umbria, contro 65,5 nel Centro e 90,1 in Italia. Si tratta di un calo del 39,5% rispetto al dato nazionale. Anche il peso degli addetti alle imprese culturali è inferiore: 1,4% del totale in Umbria, contro 2,1% nel Centro e 1,6% in Italia.
Questo dato evidenzia una minore capacità di trasformare la conoscenza e la creatività in attività produttiva. Il nuovo Bes 2026 sottolinea inoltre che il finanziamento della Ricerca e Sviluppo in Umbria è prevalentemente legato alle università e alle istituzioni pubbliche. Questo assetto rende cruciale misurare il trasferimento dei risultati della ricerca verso le aziende per stimolare l'innovazione.
La mobilità dei laureati rappresenta un'altra area di criticità che distingue nettamente l'Umbria dalla Toscana. Nel 2023, il saldo migratorio dei laureati italiani tra i 25 e i 39 anni era positivo per la Toscana (+0,3 per mille), mentre era negativo per le Marche (-13,7 per mille) e per l'Umbria (-14,7 per mille). Questo saldo comprende sia le migrazioni interne che quelle internazionali, rapportate ai laureati residenti nella stessa fascia d'età.
Nel periodo 2019-2025, l'Umbria ha visto una perdita complessiva di circa 2.700 laureati italiani tra i 25 e i 34 anni, considerando i trasferimenti verso altre regioni e l'estero. Questo dato è distinto dal tasso migratorio del 2023.
Il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro aggiunge un elemento sulla domanda di lavoro. Nel 2025, su circa 70mila entrate programmate in Umbria, solo l'8,1% richiedeva una laurea. Questo dato è inferiore rispetto alle Marche (8,7%), alla Toscana (9%), al Centro (12,2%) e all'Italia (11,6%). Sebbene molti profili richiedano competenze tecniche elevate, esiste un differenziale misurabile nella domanda di laureati.
Anche all'interno della stessa regione, la mobilità dei giovani laureati presenta differenze significative tra le province: il saldo migratorio era di -23,5 per mille a Terni e -12 per mille a Perugia. Questo indica una maggiore tendenza all'emigrazione dei laureati dalla provincia di Terni.
Altri indicatori e prospettive future
Il tasso di infortuni mortali e con inabilità permanente in Umbria era di 17,8 casi per diecimila occupati, contro 11 in Italia. Si tratta di una criticità rilevante per la sicurezza sul lavoro e per le imprese che investono in prevenzione.
Le perdite delle reti idriche raggiungono il 49,7%, superando il 42,4% nazionale. L'offerta di trasporto pubblico nei capoluoghi umbri è di 1.856 posti-chilometro per abitante, a fronte dei 4.623 in Italia. Inoltre, i posti letto ospedalieri ad alta assistenza sono 2,2 ogni diecimila abitanti, rispetto ai 3,2 nazionali. È importante notare che queste misure si riferiscono ad anni differenti e non rappresentano una situazione uniformemente aggiornata al 2026.
Tra i punti di forza che contribuiscono all'attrattività territoriale, l'Umbria vanta la diffusione degli agriturismi, la presenza di verde urbano e 82 istituzioni non profit ogni diecimila abitanti, contro le 61 in Italia. Queste risorse ambientali e sociali si affiancano alle condizioni produttive e occupazionali nel definire il profilo di benessere della regione.
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