L'Umbria dimostra punti di forza significativi nel Benessere Equo e Sostenibile (Bes), superando la media nazionale in 30 indicatori su 60. Tuttavia, persistono criticità legate all'attrattività, ai salari e alla mobilità dei laureati, che frenano il pieno potenziale della regione.
Punti di forza nell'istruzione e occupazione
L'Umbria si distingue positivamente in diversi settori chiave secondo il rapporto Bes dei territori 2025 dell'Istat. La regione presenta risultati favorevoli in tutti i nove indicatori relativi all'istruzione e alla formazione. Nel 2024, il 75,9% dei residenti umbri tra i 25 e i 64 anni possedeva almeno un diploma. Questo dato supera il 72,2% registrato a livello del Centro Italia e il 66,7% della media nazionale.
Ancora più marcato è il divario per quanto riguarda i laureati. Tra i 25 e i 39 anni, il 35,3% dei residenti in Umbria aveva conseguito una laurea, a fronte del 34,2% del Centro e del 30,9% nazionale. Il tasso di accesso all'università, relativo al 2022, si attestava al 59,8%, significativamente superiore al 51,7% nazionale. Inoltre, la percentuale di giovani inattivi (né occupati né studenti) era inferiore alla media: 10,1% in Umbria contro il 15,2% nazionale nel 2024.
Anche la partecipazione al mercato del lavoro mostra un quadro incoraggiante. Nel 2024, il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni in Umbria era del 73,4%, superando il 71,9% del Centro e il 67,1% dell'Italia. Questi dati evidenziano una solida base formativa e una buona capacità di inserimento lavorativo nella regione.
Criticità salariali e attrattività dei laureati
Nonostante i successi formativi e occupazionali, il confronto sui redditi da lavoro rivela un quadro meno positivo. Nel 2023, la retribuzione media annua dei dipendenti in Umbria si attestava a 20.993 euro. Questa cifra risulta inferiore di 1.994 euro rispetto alla media del Centro Italia e di 2.637 euro rispetto alla media nazionale, con uno scarto dell'11,2% rispetto al dato italiano. Questo divario, sebbene influenzato da fattori come settori, contratti e giornate retribuite, indica una minore capacità complessiva di remunerazione nella regione.
Il reddito disponibile equivalente mediano, che considera le risorse economiche individuali rapportate alla situazione familiare, offre una prospettiva leggermente diversa. Nel 2022, questo indicatore era di 19.700 euro in Umbria, contro i 19.500 del Centro e i 18.600 nazionali. Sebbene questo dato non contraddica quello sulle retribuzioni medie, che si basa su popolazioni e periodi differenti, sottolinea come il potere d'acquisto individuale possa essere più elevato rispetto alla retribuzione lorda.
Una criticità particolarmente rilevante riguarda l'attrattività della regione per i laureati. Nel 2023, il saldo migratorio dei laureati italiani tra i 25 e i 39 anni in Umbria era negativo per -14,7 per mille. Questo dato, che include trasferimenti di residenza verso altre regioni italiane e verso l'estero, è significativamente peggiore rispetto al +0,3 per mille registrato in Toscana. Tra il 2019 e il 2025, l'Umbria ha complessivamente perso circa 2.700 laureati italiani nella fascia d'età 25-34 anni. La domanda di laureati nel mercato del lavoro umbro nel 2025 era pari all'8,1%, inferiore alla media nazionale dell'11,6%, evidenziando un differenziale nella richiesta di profili altamente qualificati.
Innovazione, sicurezza e servizi pubblici
Sul fronte dell'innovazione, l'Umbria mostra un ritardo rispetto alla media nazionale. Nel 2021, le domande di brevetto per milione di abitanti erano 54,5, contro le 90,1 in Italia, segnando un deficit del 39,5%. Anche il peso degli addetti alle imprese culturali è inferiore, con l'1,4% del totale rispetto all'1,6% nazionale. Questo dato riflette una minore capacità di trasformare conoscenza e creatività in attività produttiva.
La regione presenta anche criticità in termini di sicurezza sul lavoro e infrastrutture. Il tasso di infortuni mortali e con invalidità permanente era di 17,8 casi per diecimila occupati, contro gli 11 in Italia. Le perdite nelle reti idriche raggiungono il 49,7%, superando il 42,4% nazionale. L'offerta di trasporto pubblico nei capoluoghi è limitata, con 1.856 posti-chilometro per abitante contro i 4.623 in Italia. Anche i posti letto ospedalieri ad alta assistenza sono inferiori, con 2,2 ogni diecimila abitanti rispetto ai 3,2 nazionali.
Questi indicatori, sebbene riferiti ad anni differenti e non uniformemente aggiornati al 2026, delineano un quadro di sfide significative per i servizi pubblici e la qualità della vita. La regione si posiziona in modo diverso rispetto a realtà come le Marche, che presentano 31 indicatori migliori dell'Italia, e la Toscana, con 30 indicatori superiori. L'Umbria, pur avendo 30 indicatori positivi, ne conta 14 negativi, tre in più rispetto alla Toscana e alle Marche, evidenziando un divario più marcato nelle criticità.
Risorse territoriali e prospettive future
Nonostante le sfide, l'Umbria vanta anche punti di forza che ne aumentano l'attrattività territoriale. La regione si distingue per la diffusione degli agriturismi, la presenza di aree verdi urbane e un elevato numero di istituzioni non profit, con 82 ogni diecimila abitanti contro le 61 nazionali. Questi elementi rappresentano risorse preziose che si affiancano alle condizioni produttive e occupazionali.
Il rapporto Bes dei territori, curato dall'Istat, fornisce una fotografia dettagliata del benessere regionale. La Camera di commercio dell'Umbria sottolinea l'importanza di funzioni camerali come l'informazione economica, l'orientamento e il sostegno all'innovazione per affrontare le criticità emerse. La capacità di attrarre e trattenere talenti, migliorare le retribuzioni e potenziare l'innovazione rimangono priorità strategiche per garantire uno sviluppo equilibrato e sostenibile della regione.
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