Stefano Bandecchi, primo cittadino di Terni e presidente della Provincia, si dichiara vittima di una campagna mediatica diffamatoria. L'indagine giudiziaria in corso, legata a lavori pubblici e acquisto di quote calcistiche, viene definita una "gogna mediatica" che mina la presunzione di innocenza.
Bandecchi: "Procura ha scatenato gogna mediatica"
Stefano Bandecchi, figura di spicco a Terni, ha denunciato una presunta "campagna" volta a screditarlo. La sua accusa è diretta verso una "macchina del fango".
Il presidente della Provincia e sindaco di Terni è al centro di un'indagine. Si ipotizza un accordo illecito. Questo riguarderebbe l'affidamento di lavori pubblici. L'oggetto è la sistemazione di una strada nell'area di Orvieto.
Coinvolto anche l'acquisto di quote di una società calcistica dilettantistica. Bandecchi ha espresso il suo disappunto in una nota ufficiale. Ha parlato di "modalità di azione della Procura della Repubblica".
Queste modalità, a suo dire, hanno generato una "nuova gogna pubblica e mediatica". Ha aggiunto che questo si rivolge contro di lui e le istituzioni che rappresenta. Un processo mediatico è già in corso. Bandecchi lo definisce "impropriamente celebrato sui media".
Ha criticato la "totale mancanza di rispetto per la presunzione di innocenza". Ha anche lamentato la violazione della "dignità delle persone e delle pubbliche amministrazioni coinvolte".
Sindaco e Presidente: "Massima trasparenza per la comunità"
Come primo cittadino di Terni e presidente della Provincia, Bandecchi ha ribadito il suo operato. Ha sottolineato la sua "massima trasparenza".
Ha affermato di aver sempre agito nell'"esclusivo interesse della comunità locale e dei cittadini". I suoi uffici sono sempre stati aperti. Lo sono stati sia ai cittadini che alle autorità giudiziarie.
Questo impegno è volto a rispettare il "principio di leale collaborazione tra le pubbliche istituzioni". Bandecchi considera questo principio "l'anima della democrazia".
Bandecchi: "Campagna mediatica pretestuosa"
Bandecchi si è detto "molto sorpreso". Ha constatato come l'ipotesi investigativa sembri seguire una "campagna mediatica del tutto pretestuosa".
Questa campagna sarebbe promossa da giornalisti. Bandecchi li accusa di essere in "evidente conflitto" con lui. L'obiettivo sarebbe screditarlo tramite la "macchina del fango".
Ha fatto riferimento al comunicato stampa del Procuratore della Repubblica di Terni. In esso si menziona la presunzione di innocenza. Bandecchi ritiene che questa "condivisibile enunciazione di principio stride però con i fatti".
Ha ammonito chi esercita un "potere così pervasivo come quello in capo alla magistratura penale". Dovrebbero considerare le "conseguenze delle proprie iniziative".
Queste conseguenze possono essere "indelebili". Possono lasciare "marchi infamanti". Sono "devastanti sul piano della reputazione politica, imprenditoriale e personale".
Bandecchi ha concluso affermando il suo "dovere di chiedere rispetto". Lo chiede per sé e per le istituzioni che rappresenta. Ha ricordato di averlo già detto "in tempi non sospetti".
Ferranti: "Impresa Biagioli collabora da vent'anni"
Il vice presidente della Provincia di Terni, Francesco Maria Ferranti, è intervenuto sull'indagine. Ha chiarito la posizione dell'impresa Biagioli.
L'impresa Biagioli opera con l'Ente "in numerose occasioni". La collaborazione dura "da circa vent'anni".
In questo caso specifico, l'impresa è stata destinataria di un appalto. La Provincia ha anticipato risorse per conto della Regione. Si è lavorato "acrecentemente". C'è stato un "significativo sforzo" da parte degli uffici tecnici e dei cantonieri.
L'obiettivo era rimettere in funzione la strada provinciale Bagnorese. La strada è chiusa da fine gennaio. Una frana importante ha causato la chiusura.
Ciò ha provocato "ingenti disagi". Questi riguardano diversi comuni del territorio. Colpiscono cittadini e numerose imprese per le loro attività economiche.
Ferranti ha spiegato che erano pronti a riaprire la strada. Si sarebbe fatto con una carreggiata. Questo avrebbe dato una "risposta concreta alla comunità".
Ciò teneva conto degli impegni presi con cittadini e sindaci. Anche il Comitato civico della Bagnorese era stato coinvolto.
Dispiace a Ferranti e a tutto l'ente non poter dare questa risposta. L'impegno profuso è stato importante. Ora si trovano di fronte a "ulteriori ritardi".
Questi ritardi sono "dannosi per gli interessi del nostro territorio". Il dirigente che avrebbe dovuto firmare l'ordinanza di riapertura non può farlo. Questo a seguito dei "fatti sopraggiunti".
Ferranti ha comunque annunciato che anche in questa circostanza, con gli uffici, si procederà.
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