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La Ternana si trova a un bivio critico con quattro giorni a disposizione per decidere il suo futuro. L'assemblea decisiva determinerà se il club eviterà il fallimento immediato o affronterà conseguenze legali.

La scadenza imminente per la Ternana

Il club calcistico della Ternana è sull'orlo di un punto di non ritorno. L'imminente assemblea societaria rappresenta un momento cruciale. La decisione presa in quell'occasione segnerà profondamente il destino dell'intera organizzazione sportiva.

Il tempo a disposizione è limitato e stringente. Non si tratta più di semplici ipotesi o scenari futuri. La realtà impone una scelta definitiva in pochi giorni.

Il tempo stesso è diventato il nodo centrale della questione. La società deve affrontare due percorsi distinti. Uno porta al fallimento, una chiusura rapida e definitiva. L'altro prevede la composizione negoziata della crisi.

Quest'ultima opzione non solo eviterebbe il tracollo immediato. Offrirebbe anche il tempo minimo necessario per elaborare una soluzione sostenibile. Il tempo è oggi un bene prezioso.

Responsabilità e opportunità per la proprietà

La famiglia Rizzo, insieme all'amministratore unico Forti, si trova di fronte a un'enorme responsabilità. Questa incombe non solo sulla società, ma sull'intera città di Terni. Il dottor Forti, per la sua competenza e il suo legame con il territorio, è pienamente consapevole della gravità della situazione.

Esistono elementi concreti che rendono la composizione negoziata l'unica scelta razionale. Il primo riguarda il progetto stadio-clinica. La Regione ha già assegnato posti per la struttura sanitaria all'interno di questo progetto.

Questo elemento non è un'ipotesi futura, ma parte integrante di un piano. Potrebbe acquisire valore reale se il percorso venisse portato avanti con determinazione. Il Comune di Terni ha segnalato la disponibilità a proseguire. Questo indica che il progetto è ancora recuperabile.

Un eventuale ricorso al Consiglio di Stato o un dialogo con la Regione richiederebbero tempi tecnici lunghi. Questi superano ampiamente i quattro giorni a disposizione prima dell'assemblea. Quattro giorni non sono sufficienti per riattivare interlocuzioni istituzionali.

Non bastano per ottenere risposte concrete. Non permettono di valorizzare ciò che oggi è fermo ma non ancora perduto. La composizione negoziata offre tempo protetto e utile. Permette di lavorare su leve istituzionali, amministrative e progettuali.

Le conseguenze del fallimento per la proprietà

Il fallimento della Ternana non sarebbe una via d'uscita indolore nemmeno per chi attualmente guida la società. La famiglia Rizzo ha rilevato il club ricapitalizzandolo. L'operazione non è avvenuta alla cieca. Contratti, costi e debiti erano noti e verificabili.

È difficile pensare che imprenditori esperti non fossero consapevoli della situazione economica. Sebbene il dottor Forti sia l'amministratore unico, le decisioni strategiche sono sempre ricadute sulla proprietà. Questo è evidente dalle comunicazioni pubbliche.

Le responsabilità non possono essere considerate separate o neutre. La posizione si aggrava considerando alcune scelte recenti. A dicembre è stata revocata la domanda di accesso alla composizione negoziata. Questo strumento avrebbe potuto rappresentare una via di salvezza.

A gennaio, la società ha operato sul mercato, sottoscrivendo nuovi contratti. Questo ha aumentato il carico economico di centinaia di migliaia di euro. Queste decisioni sono state attuate sotto la gestione del dottor Forti.

Pensare che il fallimento chiuda ogni questione senza conseguenze sarebbe un errore. Le dinamiche che portano al dissesto verrebbero analizzate in caso di liquidazione giudiziale. Le scelte gestionali e le decisioni recenti sono elementi cruciali.

La composizione negoziata come soluzione concreta

La composizione negoziata non è solo una scelta migliore, ma una soluzione concreta. Il debito attuale della Ternana si aggira attorno ai 14 milioni di euro. Una cifra che appare insostenibile nell'immediato.

Tuttavia, in un contesto negoziale, questa cifra può essere affrontata. Dal fallimento del club, i creditori difficilmente recupererebbero qualcosa. Nessun creditore ha presentato istanza di liquidazione giudiziale.

Questo accade non solo per convenienza economica, ma anche per il legame con la squadra e il territorio. In un contesto di composizione negoziata, una proposta seria, anche del 30% del credito, avrebbe alte probabilità di essere accettata.

Lo scenario cambierebbe radicalmente. Non servirebbero 14 milioni per salvare la Ternana. Potrebbero bastarne 4 o 5. Una cifra significativamente inferiore potrebbe attrarre un nuovo investitore.

L'investitore sarebbe interessato non solo al club, ma anche al progetto stadio-clinica. Questo progetto riacquisterebbe valore grazie al tempo guadagnato. La composizione negoziata non è un rinvio, ma una leva strategica.

È lo strumento che può trasformare una crisi irreversibile in una trattativa possibile. Può tenere insieme la Ternana, il progetto e la città. La decisione finale spetta alla famiglia Rizzo e al dottor Forti.

Possono scegliere la strada più breve o quella più giusta. Possono chiudere tutto in quattro giorni o aprire una possibilità concreta per salvare il club. Il fallimento chiude ogni porta. La composizione negoziata offre una possibilità.

Oggi, più che mai, è proprio questa possibilità che Terni attende con speranza.