La cessione della Ternana da parte di Bandecchi a Guida ha lasciato una società con contratti onerosi e scarsa liquidità. La vendita del settore femminile e il pagamento dell'acquisto da parte di Guida hanno ulteriormente indebolito il club, portando a una crisi strutturale insostenibile.
La cessione della Ternana e i contratti onerosi
La cessione della Ternana da Stefano Bandecchi a Paolo Guida avvenne in modo affrettato. La società fu lasciata senza debiti correnti. Tuttavia, persisteva un pesante fardello di contratti molto costosi. Questi accordi erano fuori mercato per una squadra di Serie B. La Ternana non aveva sufficienti risorse finanziarie. Le fonti di introito erano limitate. Molti sponsor si basavano su scambi di merci o servizi. Gli incassi in denaro erano ridotti, forse non oltre i 300 mila euro.
La squadra non generava ricavi liquidi adeguati alla Serie B. Mancavano anche beni patrimoniali da valorizzare. Questo quadro finanziario precario ha caratterizzato la gestione successiva alla cessione. La situazione economica ha reso difficile mantenere la competitività.
Vendita del settore femminile e impatto finanziario
Poco prima della cessione delle quote tra Unicusano e N21 (società di Guida), la Ternana Calcio cedette il ramo d'azienda del settore femminile. L'operazione includeva un terreno per soli 100 euro. È importante notare che il settore femminile non ha mai utilizzato questo terreno. Questa transazione merita ulteriori chiarimenti. Sussistono dubbi anche sull'evoluzione dei progetti legati all'area in questione.
Guida probabilmente non possedeva le risorse necessarie. Non aveva liquidità o patrimonio sufficiente per sostenere la Ternana Calcio. I contributi della Lega per la Serie B erano fondamentali. Il pagamento di 6,5 milioni di euro per l'acquisto della Ternana ha indebolito ulteriormente il club. Di questa somma, 5 milioni furono pagati subito. I restanti 1,5 milioni dovevano essere saldati in seguito.
Questi fondi, anziché confluire nelle casse della Ternana, arricchirono Unicusano. Se le somme fossero state versate direttamente alla società calcistica, questa sarebbe stata più solida. Forse, con qualche acquisto mirato, si sarebbe potuta evitare la retrocessione. Giocare in Serie B garantisce una maggiore sostenibilità economica. La situazione attuale sarebbe probabilmente diversa.
L'inizio della fine: contratti insostenibili
La cessione ha segnato l'inizio di una spirale negativa. I contratti onerosi e fuori mercato non potevano essere risolti unilateralmente. I contratti più significativi, spesso pluriennali, si sono rivelati insostenibili. Non erano commisurati al livello della categoria e all'equilibrio economico della società. La gestione è diventata estremamente complessa. Qualsiasi modifica contrattuale richiedeva il consenso di tutte le parti. Spesso comportava costi aggiuntivi.
Le gestioni successive hanno potuto solo mitigare l'impatto. Hanno agito tramite rinegoziazioni o dilazioni. Non sono riuscite a risolvere il problema strutturale. Le scelte di stipulare accordi economicamente molto impegnativi hanno compromesso la sostenibilità. Questi contratti non erano in linea con quelli di molte altre società di Serie B. La retrocessione in Serie C ha rappresentato il punto di non ritorno. I contratti, già difficili da sostenere in Serie B, sono diventati incompatibili con il nuovo contesto economico.
Il futuro della Ternana: un possibile ritorno di Bandecchi?
Oggi, si ipotizza che solo Bandecchi potrebbe salvare la Ternana. Rimane però un interrogativo. La sua intenzione è realmente quella di salvare la squadra? O mira piuttosto a garantire la costruzione della clinica? Si ricorda che la Ternana Women si era appropriata di un terreno. Questo terreno era destinato alla costruzione della clinica. L'operazione avvenne a fronte di una cifra simbolica. Il terreno, tuttavia, non aveva legami con l'attività della squadra femminile. Lo scenario attuale sarà analizzato nella seconda parte dell'approfondimento.