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La Corte d'Assise di Terni ha respinto la richiesta di perizia psichiatrica per Dmytro Shuryn, accusato dell'omicidio e smembramento di Bala Sagor, noto come Obi. Il processo per il brutale delitto è iniziato senza accertamenti sulla capacità di intendere e volere dell'imputato.

Omicidio di Bala Sagor, processo senza perizia psichiatrica

La Corte d'Assise di Terni ha deciso di non procedere con una perizia psichiatrica per Dmytro Shuryn. L'uomo, un ucraino di 33 anni, è accusato di aver ucciso e fatto a pezzi Bala Sagor, un richiedente asilo bengalese di 21 anni. La difesa aveva richiesto l'accertamento per valutare la ludopatia dell'imputato. Si voleva capire se questa condizione avesse influenzato la sua capacità di intendere e di volere. La richiesta è stata respinta dai giudici.

Il processo per il terribile delitto è iniziato davanti alla Corte d'Assise di Terni. Il presidente del collegio è Tordelli. L'omicidio è avvenuto dopo un diverbio per la restituzione di un prestito di 200 euro. La vittima era conosciuta da tutti come «Obi».

Shuryn reo confesso, processo con parte civile

Dmytro Shuryn si trova detenuto nel carcere di Maiano, a Spoleto, dal 25 settembre scorso. L'accusa è di omicidio volontario. I reati contestati includono anche il vilipendio e l'occultamento di cadavere. Questi ultimi sono aggravati dalla finalità di nascondere la morte di «Obi». L'imputato ha confessato il delitto. La famiglia della vittima si è costituita parte civile nel processo. La rappresentanza legale è affidata all'avvocato Paola Picchioni. Ella tutela i genitori, la nonna e due sorelle di «Obi».

La famiglia di Bala Sagor cerca giustizia per il giovane ucciso e smembrato. La presenza della famiglia in aula sottolinea la gravità del caso. La loro partecipazione mira a ottenere un risarcimento e a far emergere la verità completa sui fatti.

Accettata perizia su intercettazioni, ascoltati investigatori

La Corte d'Assise di Terni ha invece ammesso una perizia. Questa è stata sollecitata dalla Procura di Spoleto. L'obiettivo è la trascrizione di intercettazioni telefoniche e ambientali. In aula erano presenti il procuratore capo Claudio Cicchella e il sostituto procuratore Roberta Del Giudice. Sono state scremate le liste dei testimoni presentate dalle parti. Tra questi, saranno ascoltati la madre di Shuryn, il datore di lavoro di «Obi» e un suo collega. Dopo le questioni preliminari, la Corte ha iniziato l'ascolto degli investigatori. Hanno partecipato anche membri del Ris (Reparto Investigazioni Scientifiche). È stato ascoltato anche il medico legale Sergio Scalise. Egli segue il caso dal 22 settembre, giorno del ritrovamento dei primi resti. I resti di «Obi» e la sua bicicletta elettrica furono trovati tra la linea ferroviaria e l'area verde di via Primo maggio.

I dettagli agghiaccianti dell'omicidio e del occultamento

In aula sono emersi dettagli raccapriccianti. Dopo aver accoltellato mortalmente «Obi» al collo, Shuryn avrebbe tentato di nascondere il corpo. Lo ha infilato in una valigia rossa. Questa era custodita nella sua cantina in via Pietro Conti. Qui è avvenuto il delitto. La valigia aveva attirato l'attenzione degli investigatori. Era l'unica non coperta di polvere tra quelle trovate. Non riuscendo a chiudere il corpo nella valigia, Shuryn ha proceduto allo smembramento. Ha poi disperso i resti in varie zone della città. Ha infine condotto gli inquirenti sul luogo del ritrovamento dopo la sua confessione.

Gli accertamenti nella cantina sono stati lunghi. L'ambiente era stato ripulito. Shuryn avrebbe usato candeggina per eliminare le macchie di sangue. È stato necessario l'uso del luminol e altri reagenti per trovare tracce ematiche. Questi elementi sono stati discussi a lungo davanti alla Corte d'Assise.

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