La Cassazione ha annullato gli arresti nell'inchiesta genovese su presunti finanziamenti ad Hamas. I ricorsi della Procura sono stati dichiarati inammissibili, con un rinvio al Riesame per una nuova valutazione.
Annullati gli arresti per presunti fondi ad Hamas
La Corte di Cassazione ha emesso un verdetto cruciale nell'inchiesta genovese. Riguarda i presunti finanziamenti destinati ad Hamas. I ricorsi presentati dalla Procura di Genova sono stati dichiarati inammissibili. Questo significa che le decisioni del Tribunale del Riesame sono state parzialmente ribaltate.
Parallelamente, la Suprema Corte ha disposto l'annullamento degli arresti. Le ordinanze del Riesame che confermavano gli arresti sono state rinviate. La decisione riguarda principalmente Mohammad Hannoun. È il principale indagato e presidente dell'Associazione Palestinesi in Italia. Attualmente si trova in carcere a Terni. Coinvolti anche Ra ed Dawoud, Yaser Elasaly e Ryad Albunstanji.
Contesto dell'inchiesta e prove contestate
L'operazione, denominata Domino, era scattata a fine dicembre 2025. Aveva portato all'arresto di nove persone. Tra queste, Mohammad Hannoun, 63 anni. È un architetto palestinese con cittadinanza giordana. Risiede in Italia da oltre quarant'anni. La sua associazione è al centro delle indagini.
Gli inquirenti lo ritenevano il vertice di una presunta cellula italiana di Hamas. L'accusa sostiene che l'organizzazione abbia raccolto milioni di euro. Questi fondi sarebbero stati destinati sia ad aiuti umanitari sia al sostegno dell'organizzazione terroristica.
Il quadro accusatorio si basava su intercettazioni e analisi finanziarie. Fondamentale era anche la documentazione fornita dall'intelligence israeliana. Il Tribunale del Riesame di Genova aveva confermato in gran parte le misure cautelari. Tuttavia, aveva escluso l'utilizzabilità delle prove provenienti da Israele. La motivazione era la loro acquisizione da fonte anonima. Mancavano inoltre le garanzie processuali italiane.
Posizione della Procura Generale di Cassazione
Nei giorni precedenti all'udienza, i procuratori generali avevano espresso un parere netto. Avevano bocciato l'utilizzo dei documenti israeliani. Li avevano definiti inutilizzabili secondo l'articolo 191 del codice di procedura penale. Pur condividendo l'impianto dell'inchiesta, avevano evidenziato il limite delle garanzie processuali italiane. Questo limite vale anche nella cooperazione internazionale.
La Cassazione ha accolto questa linea. Ha dichiarato inammissibili i ricorsi del pubblico ministero. Ha rinviato la questione al Tribunale del Riesame. Dovrà essere rivalutata la posizione degli indagati ancora detenuti. La valutazione dovrà tenere conto dell'esclusione delle prove contestate.
Prossimi passi per il Tribunale del Riesame
La palla passa ora al Tribunale del Riesame di Genova. Sarà compito suo ridefinire la posizione degli indagati ancora in stato di detenzione. La decisione dovrà essere presa alla luce delle indicazioni fornite dalla Cassazione. L'esito potrebbe portare a una scarcerazione o a nuove misure cautelari.
La vicenda giudiziaria continua a evolversi. Le contestazioni sulle prove internazionali rimangono centrali. La Cassazione ha posto un paletto importante. Ribadisce la necessità di rispettare le garanzie processuali italiane. Anche quando si tratta di cooperazione con autorità straniere. L'inchiesta Domino subisce così una battuta d'arresto significativa per l'accusa.
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