Farmacisti privati in Umbria e in tutta Italia scioperano il 13 aprile. Le organizzazioni sindacali denunciano salari fermi da anni, aumento delle responsabilità professionali e condizioni di lavoro peggiorate. Una manifestazione nazionale è prevista a Roma.
Farmacisti umbri chiedono supporto regionale
Le organizzazioni sindacali di categoria hanno presentato una richiesta formale. Hanno chiesto alla Regione Umbria, alla sua presidente e alla Giunta regionale di intervenire. L'obiettivo è farsi portavoce presso il Governo nazionale. La vertenza riguarda i farmacisti del settore privato. Si punta a migliorare la qualità del lavoro. Si vuole anche garantire servizi migliori ai cittadini. Il futuro della sanità territoriale è al centro della discussione. La professionalità dei farmacisti è fondamentale per il funzionamento delle farmacie moderne. Questa professionalità merita riconoscimento e valorizzazione.
Le sigle sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno espresso queste istanze. Lo hanno fatto durante un'audizione presso la Seconda commissione permanente del consiglio regionale. Hanno annunciato uno sciopero generale. I lavoratori delle farmacie private si asterranno dal lavoro per un'intera giornata. La data fissata è il 13 aprile. In concomitanza è prevista una manifestazione nazionale a Roma.
Situazione critica per oltre 77mila lavoratori
I sindacati hanno voluto portare all'attenzione delle istituzioni umbre una situazione di forte criticità. Questa situazione coinvolge oltre 77mila lavoratori delle farmacie private in tutta Italia. In Umbria, i lavoratori interessati sono circa un migliaio. Il Contratto collettivo nazionale di lavoro del settore è scaduto il 31 agosto 2024. Il suo rinnovo è ancora in sospeso. Le trattative con Federfarma sono bloccate. I sindacati lamentano la mancanza di accordo su aspetti considerati essenziali. Questi includono il salario, il riconoscimento della professionalità e la conciliazione tra vita lavorativa e privata.
Durante l'audizione in Seconda commissione permanente, sono intervenuti diversi rappresentanti sindacali. Hanno partecipato Massimiliano Cofani (Filcams Cgil Perugia), Rosita Petrucci (Filcams Cgil Terni), Nicola Cassieri (Uiltucs Uil Umbria) e Rachele Rotoni (Fisascat Cisl Umbria). Hanno sottolineato come negli ultimi mesi sia emersa con forza la volontà dei farmacisti. Vogliono denunciare condizioni di lavoro ormai insostenibili. La retribuzione media si aggira intorno ai 1.600 euro mensili. Negli ultimi dieci anni, gli aumenti complessivi non hanno superato gli 80 euro. Questo avviene a fronte di un costo della vita in costante aumento.
Nuove responsabilità non compensate economicamente
La professione del farmacista ha subito una profonda trasformazione. Sono state introdotte nuove attività e responsabilità. I farmacisti ora effettuano test diagnostici. Offrono servizi di vaccinazione e telemedicina. Hanno nuove responsabilità legate alla cosiddetta «farmacia dei servizi». Queste evoluzioni hanno reso il farmacista un vero e proprio operatore sanitario. Tuttavia, questa crescita professionale non è stata accompagnata da un adeguato riconoscimento economico. Manca anche una regolamentazione contrattuale che sia coerente con i nuovi compiti. La situazione è ulteriormente aggravata da orari e turni di lavoro sempre più pesanti. L'ingresso di grandi catene di farmacie ha modificato il settore. Molte farmacie operano ora in modo simile alla grande distribuzione. Questo comporta aperture domenicali e festive. Ci sono anche turni prolungati che incidono negativamente sulla qualità della vita lavorativa.
Federfarma accusata di chiusura e proposte irricevibili
Di fronte a questo scenario, le organizzazioni sindacali denunciano la chiusura di Federfarma. Affermano che l'associazione datoriale continua a presentare proposte considerate irricevibili. Dopo lo sciopero nazionale del 6 novembre, che ha visto una partecipazione significativa anche in Umbria, l'offerta economica è peggiorata. Si è passati da un aumento proposto di 180 euro a 130 euro per tutti. Per il personale laureato, sarebbero previsti 70 euro aggiuntivi per i servizi obbligatori della farmacia dei servizi. A questo si aggiunge una clausola di salvataggio di 20 euro per i territori senza contrattazione integrativa. Questo meccanismo esclude di fatto dai benefici i lavoratori che già beneficiano di un accordo integrativo. Tale proposta ignora completamente l'inflazione e le responsabilità professionali della categoria.
Le organizzazioni sindacali contestano la narrazione dei titolari di farmacia. Questi sostengono che le farmacie non potrebbero sostenere aumenti salariali più consistenti. I dati disponibili smentiscono questa tesi. Le informazioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze indicano che i titolari di farmacia dichiarano mediamente 107mila euro all'anno. Si posizionano tra le categorie più abbienti del Paese. Sono secondi solo a notai e sportivi professionisti. Il settore beneficia di monopoli e concessioni pubbliche. Non può continuare a scaricare la propria redditività sui lavoratori.