Stefano Bandecchi, primo cittadino di Terni, esprime forte disappunto verso la magistratura italiana. Secondo il politico, la presunzione di innocenza non viene rispettata in pratica, trasformando gli indagati in colpevoli prima della sentenza definitiva.
Critiche alla magistratura e presunzione di colpevolezza
Stefano Bandecchi, figura di spicco politica e amministrativa a Terni, ha recentemente espresso un'aspra critica nei confronti del sistema giudiziario italiano. Rivolgendosi durante una seduta del Consiglio comunale, ha esortato i pubblici ministeri a «uscire dalla demagogia».
Il sindaco e presidente della Provincia ha evidenziato una presunta contraddizione nel sistema. «Si è innocenti fino al terzo grado di giudizio», ha affermato, ma ha poi aggiunto che, nella pratica italiana, «uno è colpevole fino al terzo grado di giudizio quando mandano in giro 40 finanzieri su vari uffici e a casa mia».
Queste dichiarazioni fanno riferimento all'indagine che lo vede coinvolto per corruzione. L'inchiesta riguarda l'appalto per lavori stradali e la cessione di quote di una società calcistica dilettantistica. Bandecchi ha sottolineato come la politica debba godere della stessa libertà operativa dei magistrati, lontana dalle pressioni mediatiche.
La difesa dell'operato politico e personale
Bandecchi ha chiarito la sua posizione, parlando come politico, segretario di partito e presidente della Provincia. Ha risposto anche alle dichiarazioni dell'Associazione Nazionale Magistrati (ANM).
«Se un cittadino gli fa presente che se lo volessero far essere innocente fino a prova contraria dovrebbero agire in maniera diversa, più prudente, attenta ed equilibrata», ha detto il sindaco. Ha lamentato come i media lo abbiano etichettato come corruttore, dimenticando precedenti assoluzioni in processi fiscali.
«Su tutti i giornali italiani Bandecchi è un corruttore mentre prima ero un evasore fiscale nonostante abbia già vinto sei processi di carattere fiscale», ha dichiarato con amarezza. Ha espresso fastidio per le accuse di corruzione, definite di lieve entità per cifre come «15-20 mila euro».
Timori per il futuro e la legge Severino
Il primo cittadino di Terni ha espresso preoccupazione per le possibili conseguenze legali. Ha notato come le ipotesi di reato rientrino nella legge Severino.
«Non sfuggirà che i capi d'imputazione sono tutti nella legge Severino, stranamente, e possono essere anche reiterati», ha spiegato. Ha manifestato il timore che un ulteriore incontro con le autorità giudiziarie possa portarlo in carcere.
«Date le ipotesi che ho letto e le cose che ho visto, il mio prossimo incontro con questi soggetti potrebbe valermi la galera», ha concluso con un tono di apprensione. La sua critica si concentra sulla percezione di colpevolezza mediatica e giudiziaria che precede la conclusione dei procedimenti legali.