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Una giovane vita spezzata al Colosseo. I funerali diventano un appello per la sicurezza sul lavoro e la dignità. La comunità si stringe nel dolore e chiede verità.

L'ultimo saluto ad Andrea Moretti

La comunità di Tottea di Crognaleto, in provincia di Teramo, ha partecipato ai funerali di Andrea Moretti. Il giovane operaio di soli 22 anni ha perso la vita tragicamente. La caduta è avvenuta in un cantiere notturno allestito all'interno del Colosseo. Le esequie si sono svolte nella Grotta di Lourdes. L'evento si è trasformato in un momento di profonda riflessione. Si è parlato di spiritualità e di questioni civili.

La cerimonia ha visto la partecipazione di oltre un migliaio di persone. Tra i presenti, in forma privata, il ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Il ministro è apparso visibilmente scosso dalla tragedia. Erano presenti anche familiari e autorità locali. La famiglia ha ricevuto il cordoglio di tutti.

Il messaggio del vescovo emerito

A officiare la messa è stato il vescovo emerito di Termoli-Larino, Gianfranco De Luca. Egli ha agito su delega del vescovo di Teramo-Atri, Lorenzo Leuzzi. Il presule ha sottolineato la gravità dell'evento. «La vita di un ragazzo di 22 anni non può essere dimenticata», ha affermato. Non deve diventare una semplice statistica tra le tante morti sul lavoro. «Deve rimanere scolpita nella roccia della nostra coscienza», ha aggiunto.

Il suo discorso è stato netto e diretto. Non ha evitato di parlare di responsabilità collettive. «Il lavoro deve dare dignità e vita, mai la morte», ha dichiarato con forza. Ha definito un dovere umano e cristiano chiedere sicurezza, giustizia e verità. Questo affinché il sacrificio di Andrea possa scuotere le coscienze. Le coscienze di chi ha il potere di proteggere i lavoratori.

Di fronte al dramma, il vescovo ha evocato il grido di Giobbe. Ha ricordato che «Dio era nel buio di quella notte accanto ad Andrea». Ha invitato i presenti a rifiutare l'individualismo. Questo atteggiamento anestetizza la vita quotidiana. «Fermarsi solo al pianto significherebbe arrendersi alla sconfitta», ha esortato. Ha chiesto a tutti di diventare «operai di giustizia». Ha invitato a stringersi attorno alla famiglia del giovane.

La voce della comunità di Tottea

L'invito alla coesione è stato accolto dalla comunità di Tottea. Questo spirito di unione è una vocazione naturale per il paese. Lo ha ricordato il portavoce della comunità, Angelo Flavio Mucciconi. Ha preso la parola al termine del rito funebre. «Cosa ne sapete voi di cosa significa vivere in un paese e resistere ogni giorno per quella bellezza che si chiama 'radici'?», ha esordito con orgoglio. Ha rivendicato il legame profondo con questi luoghi.

«Andrea era nostro amico, nostro fratello», ha detto Mucciconi. «Da noi a Crognaleto tutto è famiglia». Il lavoro spesso passa attraverso rapporti di amicizia o parentela. «Siamo tutti legati dalla stessa montagna che ci accompagna da quando siamo nati», ha spiegato. Ha ringraziato il sindaco Orlando Persia. Il sindaco ha protetto la comunità durante l'intensa esposizione mediatica.

L'intervento si è concluso con un appello accorato e dignitoso. «Adesso si chiede soprattutto silenzio». Non un silenzio di indifferenza. Ma un silenzio che accompagna dolori troppo grandi per essere spiegati. «Andrea», ha concluso l'amico a nome di tutta Tottea, «resterà dentro i luoghi che amava». Sarà presente nei racconti degli amici. Viverà nelle storie dei cavalli, nelle giornate di lavoro. Rimarrà nelle abitudini di un paese che continuerà a vivere. Porterà con sé la sua assenza. «Perché in montagna le passioni non passano, diventano radici», ha affermato.

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