L'aula magna dell'istituto "Foscolo" di Sparanise è stata intitolata a Padre Angelo Guttoriello, missionario saveriano. La decisione, votata dal Collegio dei Docenti, celebra il suo impegno cinquantennale a favore dei poveri in Burundi.
Intitolazione Aula Magna "Foscolo" a Sparanise
L'istituto scolastico "Foscolo", con sede a Sparanise, ha compiuto un gesto di profonda gratitudine. L'aula magna della sede di Sparanise è stata ufficialmente intitolata a Padre Angelo Guttoriello. Questa importante decisione è stata presa dal Collegio dei Docenti dell'istituto, che comprende anche la sede di Teano.
La votazione ha visto un consenso quasi unanime: 109 voti favorevoli contro un solo voto contrario. Questo risultato testimonia il grande rispetto e l'ammirazione per la figura di Padre Angelo Guttoriello. La cerimonia di intitolazione si è svolta in un momento significativo, coincidente con il quinto anniversario della sua scomparsa.
Padre Angelo Guttoriello è stato un missionario saveriano che ha dedicato la sua intera esistenza al servizio dei più bisognosi. Il suo operato si è concentrato principalmente in Burundi, dove ha lavorato instancabilmente per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni locali. La sua memoria vive ora in modo tangibile all'interno dell'istituto che porta il suo nome.
Padre Angelo Guttoriello: L'Angelo del Burundi
La figura di Padre Angelo Guttoriello è indissolubilmente legata al Burundi, nazione africana dove ha operato per oltre cinquant'anni. Soprannominato "l'angelo del Burundi", ha speso la sua vita per alleviare le sofferenze dei poveri, dei malati e dei bambini. Il suo impegno è iniziato il 29 agosto 1970, quando, all'età di soli 28 anni, lasciò Sparanise per intraprendere la sua missione.
Per 51 anni, Padre Angelo ha lavorato con dedizione, gioia e umiltà. Ha affrontato sfide immense in un contesto caratterizzato da estrema povertà, mancanza di infrastrutture sanitarie e scarsità di risorse. Nonostante le difficoltà, ha mantenuto un entusiasmo contagioso, simile a quello di un bambino, fino alla fine della sua vita.
La sua missione più importante è stata la fondazione della prima comunità a Gasura. Questo luogo, descritto come un angolo sperduto del Burundi, era privo di ospedali, medici e qualsiasi forma di assistenza sanitaria. La popolazione locale soffriva la carestia a causa della mancanza di piogge e i bambini morivano prematuramente.
Le Condizioni di Vita a Gasura
La descrizione delle condizioni di vita a Gasura, fornita da Padre Angelo stesso, dipinge un quadro drammatico. Il 95% della popolazione viveva in capanne di fango, nutrendosi principalmente di fagioli, granoturco e banane. L'igiene era quasi inesistente, così come le opportunità educative.
La malnutrizione e la malaria erano malattie diffuse, spesso mortali. In tutta la regione, che comprendeva la città e i villaggi circostanti, non vi era un ospedale. Per circa 90mila abitanti, c'erano solo due infermiere volontarie che svolgevano il ruolo di medici. L'accesso all'istruzione era estremamente limitato: una sola scuola media accoglieva 40 ragazzi.
L'analfabetismo era dilagante, con l'80% della popolazione incapace di leggere e scrivere. Solo il 20% riusciva a completare le scuole elementari. I più fortunati potevano frequentare le scuole dei Padri Saveriani, ma il percorso formativo era breve e basilare, permettendo solo di acquisire competenze di lettura, scrittura e calcolo nella lingua locale, il Kirundi.
L'Opera di Padre Angelo in Burundi
L'impegno di Padre Angelo Guttoriello in Burundi si è tradotto in azioni concrete per migliorare la salute e il benessere della popolazione. Ha costruito un padiglione dedicato all'assistenza al parto, per ridurre i rischi legati alle nascite difficili, che spesso causavano la morte di madri e bambini.
Ha inoltre realizzato un ambulatorio, fondamentale in un'area priva di strutture mediche. Questi interventi miravano a contrastare le malattie endemiche come la malaria, la malnutrizione e l'AIDS, che decimavano la popolazione. Padre Angelo viveva nella missione di Gasura insieme a Padre Ignazio, un missionario messicano.
La missione serviva una vasta area con circa 90mila abitanti, di cui solo 20mila battezzati. La comunità era sparsa tra la chiesa centrale e nove succursali, alcune delle quali distanti anche 20 chilometri. Questo rendeva gli spostamenti e l'accesso ai servizi estremamente complicati.
Un Percorso Missionario Lungo e Significativo
Il percorso missionario di Padre Angelo è stato lungo e articolato. La sua prima destinazione fu Rutoru, nel sud del Burundi, dove rimase per un anno. Successivamente, si trasferì a Rumeza, dove trascorse quattro anni. La sua permanenza continuò nel nord, a Gisanze, per altri 16 anni.
Infine, giunse il momento di fondare una nuova missione a Gasura, situata ai confini con il Ruanda e la Tanzania. Questa zona era particolarmente arida, con una stagione secca che bruciava il terreno e rendeva difficile la sopravvivenza. La mancanza di piogge portava regolarmente alla carestia.
Padre Angelo descriveva la difficoltà di trasportare i malati verso l'ospedale più vicino, distante 50 chilometri. Spesso erano necessarie dieci persone per trasportare un malato a piedi, affrontando salite e discese. Questa realtà ha spinto i missionari a costruire un piccolo ospedale.
I Servizi Sanitari e Sociali a Gasura
Il dispensario, aperto alle 7:30 del mattino, funzionava come un pronto soccorso per le gestanti. Accoglieva circa 20 persone al giorno, offrendo cure per malattie infettive come la malaria, la tubercolosi e l'AIDS. Padre Angelo ha anche avviato un Centro Nutrizionale per bambini denutriti, una Maternità e un laboratorio per la preparazione dei medicinali.
Non mancavano spazi dedicati allo sport, con campi da calcio, basket e pallavolo, per offrire ai giovani momenti di svago e socializzazione. Le abitazioni locali erano capanne fatte con foglie di banano, che offrivano poca protezione dalle intemperie. I missionari costruivano piccole casette di mattoni di fango, che potevano durare fino a otto anni prima di essere distrutte dalle piogge.
Le chiese, grazie all'opera dei missionari, sono aumentate da una a dieci. La Chiesa Madre, costruita con pietre, mattoni e fango, poteva ospitare 1500 persone. Il 67% della popolazione era battezzata e considerava il battesimo un evento fondamentale nella vita. Padre Angelo ha battezzato oltre 25mila nuovi cristiani.
La Comunità Cristiana e le Chiese
Ogni anno, si celebravano circa 700 battesimi di adulti e mille battesimi di bambini. La devozione mariana era forte, con processioni che percorrevano anche 10 chilometri per portare la Madonna della Pace dal santuario di Bonero alla nuova chiesa di Rugeri.
Sono state costruite cinque chiese sulle colline (a Burarana, Rugheri, Gahe, Butsimba e Mutoyi) e altre cinque sono state aperte nelle succursali di Vumbi, Kabuye, Ngere, Kiziba e Cendayura. L'ultima chiesa, dedicata alla Madonna di Guadalupe, è stata progettata e costruita dai missionari stessi, con un'architettura circolare.
Padre Angelo sottolineava l'importanza di offrire ai poveri strutture dignitose e belle, come dimostra la cura dedicata alla costruzione delle chiese. Questo approccio rifletteva la sua convinzione che i bisognosi meritassero il meglio, senza ricevere scarti.
La Vita Media e le Sfide Quotidiane
La speranza di vita in Burundi era significativamente inferiore rispetto all'Italia, attestandosi intorno ai 39 anni, meno della metà rispetto agli oltre 80 anni in Italia. Le donne, spesso, non superavano i 40 anni di età.
Ogni donna aveva in media 11-12 parti. Quando i bambini sopravvivevano alla nascita, spesso necessitavano del Centro Nutrizionale per essere alimentati. La dieta base consisteva in sorgo, latte in polvere, fagioli, riso e soia, con patate, manioca e banane come alimenti principali.
La preparazione dei cibi era semplice e povera, spesso con un'unica pentola e senza posate o piatti. Il pasto serale era l'unico della giornata. Il sorgo era destinato ai bambini, mentre il sale era l'unico condimento comune. L'olio di palma era un lusso.
Abitazioni e Infrastrutture
Le abitazioni erano capanne di paglia e foglie di banano, che non offrivano riparo dalla pioggia. Padre Angelo raccontava di essere stato invitato ad entrare in una capanna durante un acquazzone, solo per scoprire che pioveva sia fuori che dentro. Per questo motivo, ogni estate, i missionari cercavano di costruire piccole case di mattoni di fango, che potevano resistere per circa otto anni.
L'ospedale, seppur piccolo, era vitale. Poteva ospitare fino a 20 persone, alcune sui letti e altre a terra su stuoie. Le quattro camere disponibili, ciascuna con due letti, erano spesso insufficienti, costringendo a sistemare più pazienti insieme. Il dispensario fungeva da pronto soccorso per le gestanti, gestendo circa 15 persone al giorno.
Venivano effettuati test per malattie come la malaria e l'AIDS, quest'ultima particolarmente diffusa tra i soldati. Il centro nutrizionale accoglieva quotidianamente circa 120 bambini e le loro madri, offrendo cibo e istruzioni sulla preparazione. La maternità registrava circa 200 nascite al mese, con una media di cinque al giorno, oltre a numerosi aborti spontanei.
L'Africa nella Storia e nella Cultura
Padre Angelo rifletteva sulla scarsa rappresentazione della storia africana nei libri occidentali. Sottolineava come l'Africa, la sua storia, la sua arte e la sua cultura fossero spesso trascurate nei programmi scolastici e nella storiografia mondiale. Questo disinteresse da parte dell'Occidente contribuiva a un mancato riconoscimento del valore e della complessità del continente africano.
In Africa stessa, gli studenti studiavano spesso la storia europea, trascurando le proprie radici. L'obiettivo dei missionari, e ora dell'istituto "Foscolo", era anche quello di far conoscere agli studenti l'Africa, il suo popolo straordinario, la sua gioia, l'amore per i colori, la danza, la natura e l'arte. La figura di Padre Angelo Guttoriello rappresenta un ponte ideale per comprendere e valorizzare questa realtà.
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