A Taverna, l'Istituto Comprensivo Costantino Mustari ha organizzato un incontro contro il bullismo. Protagonista Raffaele Capperi, che ha raccontato la sua battaglia contro la sindrome di Treacher Collins e le discriminazioni subite.
Incontro di sensibilizzazione contro il bullismo
Si è tenuto a Taverna un importante evento di sensibilizzazione. L'iniziativa, promossa dall'Istituto Comprensivo Costantino Mustari, aveva come tema “Il volto del coraggio: storia di una bellezza inaspettata”. L'incontro si è svolto nella sala conferenze della Bcc Calabria Ulteriore.
L'obiettivo era educare contro il bullismo. Si è scelto di raccontare le esperienze negative per imparare a distanziarsene. L'evento ha evitato frasi fatte e retorica. Ha puntato invece sulla forza delle testimonianze dirette.
La testimonianza di Raffaele Capperi
Tra i relatori era presente Raffaele Capperi. La sua partecipazione era molto attesa. Capperi non ha conosciuto il bullismo solo leggendolo. L'ha vissuto in prima persona e ne conosce il profondo dolore. Soffre della sindrome di Treacher Collins.
Questa patologia gli ha causato la necessità di subire ben sette interventi chirurgici al volto. Oltre alle sofferenze fisiche, ha dovuto affrontare l'indifferenza e il cinismo altrui. Questi atteggiamenti hanno aggiunto ferite psicologiche a quelle già presenti.
Partecipazione e sostegno all'iniziativa
L'incontro ha visto la partecipazione degli alunni della quinta elementare. Presenti anche gli studenti di tutte le classi della scuola secondaria di primo grado dell'I.C. di Taverna. L'iniziativa ha ricevuto il supporto dei Lions club Cropani-Botricello-Sellia-Medio Ionio.
La rappresentante dei Lions, l'avvocata Angela Pugliese, ha portato i saluti del club. Sono intervenuti anche il parroco don Vitaliano, la dirigente scolastica Maria Rosaria Sganga e la docente Carla Vero. Numerosi genitori hanno presenziato all'evento, mostrando il loro interesse.
Il libro "Brutto e cattivo" e il significato di diversità
La professoressa Caterina Amelio, referente per il bullismo, ha sottolineato le conseguenze negative di questo fenomeno. Ha spiegato come il bullismo possa spegnere il sorriso dei giovani. Il nome di Raffaele Capperi le era stato suggerito da una collega. La curiosità l'ha spinta a cercare informazioni su di lui.
Ha scoperto che Capperi aveva scritto un libro intitolato “Brutto e cattivo”. La lettura del libro l'ha profondamente colpita. Il titolo è forte e spiazzante. Ma il testo non è una semplice descrizione. È una vera e propria denuncia sociale. Raffaele usa “brutto” non per descrivere il suo volto. Lo usa per indicare lo sguardo degli altri.
Uno sguardo che fin dall'infanzia lo ha fatto sentire osservato, giudicato e rifiutato. Uno sguardo che lo ha fatto sentire diverso per qualcosa che non poteva controllare. Il termine “cattivo” non descrive la sua persona. Descrive un rischio concreto: quello di chiudersi in se stessi. Di provare rabbia e di perdere la fiducia negli altri e persino in se stessi.
Tutto nasce da uno sguardo. Uno sguardo che spesso, senza consapevolezza, definisce chi è “normale” e chi non lo è. È qui che nasce la diversità. La domanda che sorge spontanea è: cosa significa davvero essere “diversi”? La diversità, di per sé, è neutra. A volte la ammiriamo, altre volte la rispettiamo. Talvolta desideriamo persino emulare qualcuno per le sue peculiarità.
Il problema emerge quando questa diversità viene percepita come un difetto. In quel momento, la prospettiva cambia radicalmente. La curiosità lascia il posto alla distanza, alla derisione e al rifiuto. Ci sono stati sguardi, parole e silenzi che hanno ferito profondamente. Domande difficili come “Perché a me?” o “Cosa ho fatto di male?” sono emerse.
Si è giunti al punto più critico: “Ha senso continuare?”. È in questi momenti che nasce il coraggio. Il coraggio non è l'assenza di paura. È la capacità di andare avanti nonostante essa. Questo è il concetto che ha ispirato il titolo dell'incontro: “Il volto del coraggio: storia di una bellezza inaspettata”.
Trasformare il dolore in forza
Raffaele Capperi non era presente per suscitare pietà. La sua intenzione era portare una testimonianza di vita. Ha voluto trasmettere un messaggio potente: il dolore non si cancella, ma può essere trasformato. Esiste sempre una scelta da compiere.
Le storie personali acquisiscono significato quando diventano spunto per affrontare temi importanti. Il bullismo è una problematica che richiede attenzione costante. La comunità di Taverna ha dimostrato di saper fare opera di sensibilizzazione. Ha indicato chiaramente ciò che è sbagliato, prima che possa trasformarsi in un reato.