La Procura Generale della Cassazione suggerisce di accogliere parzialmente i ricorsi di ex Ilva e Acciaierie d'Italia riguardo la gestione dell'amianto e delle polveri sottili. L'udienza cruciale è fissata per il 20 ottobre.
Amianto negli altiforni: la richiesta della Procura
La Procura Generale presso la Cassazione ha espresso un parere favorevole. Si chiede di accettare in parte i ricorsi presentati da Ilva e Acciaierie d'Italia. L'attenzione si concentra sulla questione della rimozione dell'amianto. Questo riguarda in particolare gli altiforni dello stabilimento di Taranto. La Corte d'Appello di Milano aveva precedentemente ordinato lo spegnimento dell'area a caldo. La requisitoria scritta è stata depositata in vista dell'udienza delle Sezioni Unite. L'appuntamento è fissato per il 20 ottobre.
Nel merito del contenzioso sull'amianto, la Procura Generale ha evidenziato un punto chiave. La normativa vigente, secondo il parere, non impone un obbligo automatico. Non c'è un obbligo di rimozione totale e indiscriminata di tutti i materiali contenenti amianto. Questo vale indipendentemente dalle categorie di intervento o dallo stato di conservazione dei materiali. La scadenza del 23 agosto 2023 non sembra applicabile in modo generalizzato.
Il parere sottolinea che i giudici milanesi avrebbero applicato una regola non prevista dalla legge. Di conseguenza, viene meno il presupposto per considerare il decreto ministeriale n. 278 del 2023 e l'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) del 2025 come proroghe di un obbligo già scaduto. La Procura Generale chiede quindi una revisione di questa interpretazione.
Polveri sottili e rischi sanitari: l'analisi della Procura
Per quanto riguarda le polveri sottili, come il PM10 e il PM2,5, e i connessi rischi per la salute, la Procura Generale ha formulato delle osservazioni. Viene rilevato che l'obbligo di sospensione delle attività produttive dovrebbe basarsi su pericoli concreti. Questi pericoli devono essere 'gravi e rilevanti' per l'ambiente e la salute umana. La Corte d'Appello, invece, avrebbe basato la sua decisione su dati epidemiologici datati. Si fa riferimento a periodi ampiamente pregressi. Inoltre, la decisione sembrerebbe derivare dalla mera esistenza di prescrizioni di monitoraggio. Non è stato considerato uno scenario produttivo attuale.
La Procura Generale evidenzia una mancanza di confronto. Non è stato preso in debita considerazione lo studio di Valutazione d'Impatto Sanitario (VIS). Questo studio è stato redatto successivamente a tutti i rapporti di Valutazione del Danno Sanitario (VDS) esaminati dai giudici milanesi. L'analisi del VIS potrebbe fornire un quadro più aggiornato e pertinente della situazione.
Il magistrato ha aggiunto un ulteriore punto. Il richiamo al principio di precauzione non può giustificare la sostituzione di parametri stabiliti dalla legge. Non si possono introdurre valori diversi e indeterminati. La Procura Generale chiede quindi che le Sezioni Unite della Cassazione. Si chiede di dichiarare ammissibili i ricorsi, sia quello principale che quello incidentale. Si chiede inoltre di respingere il primo e il secondo motivo di ciascun ricorso. Infine, si chiede di accogliere le restanti censure sollevate dalle società. Queste critiche riguardano le motivazioni che hanno portato al fermo dell'impianto.
La decisione finale spetta ora alle Sezioni Unite della Cassazione. L'udienza del 20 ottobre sarà determinante per il futuro dello stabilimento di Taranto. Le implicazioni riguardano sia l'ambiente che la salute pubblica. La questione dell'amianto e delle polveri sottili è al centro del dibattito da anni. Le società ricorrenti sperano in un esito favorevole. La Procura Generale ha fornito un'analisi dettagliata. Questa analisi potrebbe influenzare significativamente la decisione della Suprema Corte. L'esito avrà ripercussioni sull'operatività dell'ex Ilva e sulla gestione delle problematiche ambientali. La comunità di Taranto attende con ansia sviluppi su questo fronte cruciale.