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La Cassazione ha confermato l'ordine di spegnimento degli altiforni dell'ex Ilva a Taranto. La decisione si basa sul grave rischio per la salute pubblica legato alla presenza di amianto negli impianti.

Pericolo amianto negli altiforni ex Ilva

La Suprema Corte di Cassazione ha emesso una sentenza definitiva riguardante il destino degli altiforni dell'ex stabilimento siderurgico di Taranto. L'organo giudicante ha confermato la decisione della Corte d'appello di Milano, imponendo lo spegnimento immediato degli impianti. Questa misura drastica è stata motivata dalla persistente presenza di circa 2.140 tonnellate di amianto all'interno delle strutture. La relazione della Cassazione sottolinea come questo materiale sia una causa accertata di mesotelioma pleurico. L'incidenza di questa patologia tumorale nella popolazione di Taranto e Statte risulta essere quattro volte superiore alla media nazionale.

Il pericolo per la salute pubblica è stato definito «grave e rilevante». Di conseguenza, la Corte ha ritenuto necessaria la sospensione immediata di ogni attività produttiva a caldo. L'amianto si trova principalmente nei cowpers, componenti essenziali degli altiforni utilizzati per l'isolamento termico. Questi elementi dovevano essere completamente bonificati entro il 23 agosto 2023. Nonostante lo smaltimento di altre 6.780 tonnellate di amianto, l'operazione non è stata completata.

Il problema risiede nel fatto che nei cowpers scorre aria a temperature elevate, fino a 1400 gradi. Questo flusso d'aria calda, necessario per il funzionamento degli altiforni, rischia di disperdere nell'atmosfera le fibre di amianto ancora presenti. La Cassazione ha evidenziato come gli impianti siano ormai obsoleti e in stato di degrado. Questa situazione aggrava ulteriormente il rischio di esposizione per i lavoratori e per la cittadinanza.

Bilanciamento dei diritti fondamentali

La sentenza della Cassazione affronta il delicato equilibrio tra diversi diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione italiana. I giudici hanno posto l'accento sulla necessità di bilanciare il diritto al lavoro con i diritti alla salute e a un ambiente salubre. La Corte ha chiarito che il diritto al lavoro non può essere tutelato a scapito della vita e della salute dei cittadini. Un impiego svolto in condizioni degradanti o pericolose non è meritevole di tutela.

Lo Stato ha il dovere di promuovere un lavoro salubre e sicuro. Le condizioni di lavoro inaccettabili non possono essere giustificate dalla necessità di mantenere l'occupazione. La sentenza riconosce l'importanza di sostenere l'occupazione attraverso appropriate politiche economico-sociali. Tuttavia, queste politiche non devono mai entrare in conflitto con la tutela della salute e dell'ambiente.

L'attività imprenditoriale, secondo la Cassazione, non deve contrastare con l'utilità sociale. Inoltre, non deve arrecare danno ai diritti preminenti alla salute, all'ambiente, alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. Questi principi sono stati riaffermati grazie all'azione legale intrapresa da un gruppo di cittadini tarantini. Dieci residenti e un minorenne, assistiti dagli avvocati Ascanio Amenduni e Maurizio Rizzo Striano, hanno promosso un'azione inibitoria. Questa azione ha portato alla decisione finale di fermare il siderurgico, un tempo il più grande d'Europa.

Il futuro della produzione a caldo a Taranto

La sentenza della Cassazione, depositata in data odierna, pone un punto fermo sulla questione dello spegnimento degli altiforni. Il termine del 15 dicembre 2026, precedentemente indicato dalla legge per la cessazione dell'attività a caldo, era legato all'attesa del pronunciamento della Suprema Corte. Ora che la sentenza è stata depositata, la palla passa ai commissari straordinari. Saranno loro a dover definire i dettagli tecnici e le tempistiche precise per l'effettivo spegnimento degli impianti.

È ampiamente ipotizzabile che, una volta spenti, gli altiforni non possano più essere riutilizzati per la produzione a caldo. Questa considerazione suggerisce che la fine dell'era della produzione a caldo nel siderurgico di Taranto sia ormai una realtà concreta. La decisione della Cassazione rappresenta un momento cruciale per la città di Taranto, segnando una svolta epocale nella sua storia industriale e ambientale. La priorità assoluta diventa ora la tutela della salute dei cittadini e la bonifica completa dell'area.

Il Procuratore Generale aveva inizialmente richiesto il rigetto del ricorso relativo allo stop dell'area a caldo. La sua argomentazione si basava sul principio che la rimozione dell'amianto non sempre costituisce la soluzione ottimale per ridurre l'esposizione. Tuttavia, la Cassazione ha considerato questa interpretazione «riduttiva». La Corte ha sottolineato la natura specifica degli impianti industriali, soggetti a normative particolari. La presenza di amianto in un contesto così critico impone misure drastiche per salvaguardare la salute pubblica.

La chiusura degli altiforni rappresenta una vittoria per i diritti dei cittadini di Taranto. La lotta per un ambiente più sano e per la tutela della salute ha trovato un importante riconoscimento legale. La sfida ora è quella di gestire la transizione industriale in modo equo e sostenibile. Sarà fondamentale garantire nuove opportunità lavorative e un futuro più sicuro per la comunità tarantina.