Un sottufficiale della Guardia di Finanza ha testimoniato al processo Cutro, rivelando pressioni per ottenere una relazione su un interrogatorio. La sua deposizione getta nuova luce sulle dinamiche operative durante il naufragio.
Testimonianza chiave al processo Cutro
Il processo relativo al tragico naufragio di Cutro ha visto una testimonianza importante. Un sottufficiale della Guardia di Finanza, Walter Vincenzo Pascalicchio, ha parlato in aula. La sua deposizione si è concentrata sulla notte del disastro, avvenuto il 25 febbraio 2023. Pascalicchio era operativo presso la sala operativa di Frontex a Varsavia. La sua presenza lì era come esperto di Law Enforcement.
Pascalicchio ha descritto le procedure e le comunicazioni intercorse. Ha evidenziato un dubbio personale sulla presenza di persone a bordo del caicco. Questo dubbio lo ha portato a mantenere un certo riserbo. Ha affermato di aver ricevuto richieste dal suo reparto per una relazione dettagliata. Queste richieste riguardavano l'interrogatorio svolto con una persona specifica. Tuttavia, Pascalicchio ha scelto di non produrre tale documento.
«Al reparto volevano una relazione sull'interrogatorio che ho svolto con lei, ma io non l'ho fatta», ha dichiarato Pascalicchio. Ha aggiunto: «Ho mantenuto il riserbo assoluto sui contenuti, non sapevo come comportarmi ma per non rischiare non l'ho fatta». Questa sua scelta è stata motivata dalla volontà di evitare complicazioni o errori procedurali. La sua cautela è emersa chiaramente durante l'esame del pubblico ministero Matteo Staccini.
Dinamiche operative e disaccordi
La testimonianza di Pascalicchio ha ripercorso le concitate ore nella sala operativa di Frontex. Ha espresso il suo forte sospetto: «Il dubbio mio è che ci fossero persone sotto». Questo suo convincimento lo ha posto in disaccordo con un collega della Capitaneria di Porto. Il collega, identificato come Magistri, aveva una visione differente dopo aver esaminato le immagini del caicco.
«La mia valutazione non è stata condivisa da Magistri che dopo aver visto le immagini del caicco mi dice: naviga bene, è tuo», ha raccontato il finanziere. Pascalicchio ha insistito sulla sua interpretazione: «Io gli dico che c'è una risposta termica e che magari la barca era piena di siriani che scappavano dal terremoto». La sua preoccupazione era legata alla possibile presenza di migranti, in particolare siriani in fuga da un terremoto.
Per il teste, era fondamentale costruire la risposta operativa sull'ipotesi della presenza di migranti. Questo avrebbe permesso di attivare le procedure più adeguate. Ha specificato che il messaggio inviato alle autorità italiane conteneva la dicitura «possibile people on board». Questa formulazione era coerente, anche se non vi era un pericolo conclamato o la certezza di un evento di Search and Rescue (SAR).
Classificazione precoce e circolarità informativa
Pascalicchio ha spiegato le implicazioni di una classificazione precoce delle operazioni. «Una classificazione precoce come Law enforcement avrebbe rischiato di compromettere il dispiegamento dei mezzi adatti a quelle condizioni meteo», ha affermato. Ha sottolineato che la decisione finale spettava all'Icc (International Coordination Centre) e all'Imrcc (International Maritime Rescue Coordination Centre).
Per garantire una «circolarità informativa» e sollecitare un intervento condiviso con la Guardia costiera, Pascalicchio ha intrapreso un'azione specifica. Poco dopo le 22:40 del 25 febbraio 2023, ha inviato dei messaggi in chat. Questi messaggi erano indirizzati al suo ex comandante. Quest'ultimo, all'epoca, era a capo della sezione Operativa del Coan (Centro Operativo Aeronavale) della Guardia di Finanza di Pratica di Mare.
«Anche se vedevo la mancanza di distress ho chiesto una verifica in situ, nell'area dove si poteva trovare il caicco», ha spiegato il teste. La sua preoccupazione era palpabile: «Quel target mi preoccupava perché non volevo che scadesse verso costa con quelle condizioni meteo». La sua azione mirava a ottenere un riscontro diretto sul campo, nonostante l'assenza di segnali di soccorso evidenti. La sua testimonianza aggiunge un tassello importante alla ricostruzione degli eventi che hanno portato alla tragedia.
Contesto del naufragio e normativa
Il naufragio di Steccato di Cutro rappresenta uno dei più gravi incidenti marittimi nel Mediterraneo. La nave, un caicco sovraccarico, si è spezzata a pochi metri dalla costa calabrese. Le condizioni meteorologiche avverse hanno contribuito alla tragedia. Le indagini si sono concentrate sui presunti ritardi nei soccorsi e sulle decisioni prese dalle autorità marittime e dalle agenzie internazionali.
Frontex, l'agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, svolge un ruolo cruciale nel monitoraggio delle frontiere marittime. Le sue sale operative, come quella di Varsavia, gestiscono informazioni e coordinano le attività di sorveglianza. La testimonianza di Pascalicchio evidenzia le complessità operative e le possibili divergenze interpretative tra le diverse agenzie e i loro rappresentanti sul campo.
La normativa internazionale in materia di ricerca e soccorso in mare (SAR) impone obblighi precisi agli Stati e agli operatori. La tempestività delle segnalazioni e la corretta valutazione dei rischi sono fondamentali per salvare vite umane. Il processo mira a chiarire se vi siano state omissioni o errori procedurali che abbiano influito sull'esito della tragedia. La deposizione del sottufficiale Pascalicchio fornisce elementi utili per valutare la gestione delle informazioni e delle decisioni in un momento critico.
La Calabria, regione con un lungo litorale, è spesso teatro di sbarchi e incidenti legati ai flussi migratori. La costa ionica, dove è avvenuto il naufragio, è particolarmente esposta. La vicenda di Cutro ha sollevato un ampio dibattito sulla gestione dei flussi migratori e sulla responsabilità degli attori coinvolti. La giustizia è chiamata a fare chiarezza su quanto accaduto, anche attraverso le testimonianze dirette di chi operava nelle sale di controllo.
Il maresciallo Pascalicchio, ora in forza al Gan di Taranto, ha messo a disposizione la sua esperienza e la sua memoria per ricostruire quei momenti drammatici. La sua testimonianza, pur focalizzata su aspetti specifici delle comunicazioni e delle procedure, contribuisce a delineare un quadro più completo delle responsabilità. Il processo prosegue con l'obiettivo di accertare la verità e rendere giustizia alle vittime e ai loro familiari.
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